L’esistenza sulle spalle

Accavallai le gambe e mi guardai intorno con aria indifferente. O forse me lo immaginavo. Forse il mio viso aveva solo un’espressione confusa. Avete capito anche voi che sono uno di quei disperati che si portano l’esistenza sulle spalle.

[Ahmet Hamdi Tanpınar, L’istituto per la regolazione degli orologi, Einaudi]

Una sottile rivincita

Un pittore di Bolzano era rimasto sorpreso, durante la sua prima visita al Louvre, di quanto la più nota opera di Da Vinci fosse dal vivo un quadro piuttosto mediocre, e aveva affermato, davanti a tutti i visitatori, che avrebbe fatto di meglio lui nei pochi anni di vita che gli stavano davanti. E il pittore di Bolzano aveva avuto ragione: nei sette mesi prima del provvidenziale incidente in mongolfiera che gli avrebbe regalato la fama, riuscì a dipingere una serie di quadri che molti critici osannarono unanimemente, facendo della sua una delle retrospettive più importanti del secolo. Nonostante questo, il Louvre non accettò mai di esporli nelle sue gallerie, e ancora oggi, ogni qual volta viene avvistato nelle spaziose sale del museo parigino, Da Vinci pare sorridere sottilmente di quel pittore di Bolzano.

Raffaello Baldini

E ripensavo poi alla poesia di Raffaello Baldini, che se c’è una cosa, nella poesia di Raffaello Baldini, che mi piace particolarmente, è quando inserisce nelle sue poesie quelle immagini piccole, di tutti i giorni, in mezzo a scene molto più grandi — come in questa poesia qui, in cui nevica in maniera sconsiderata, una scena bellissima col vento di grecale e questi fiocchi grandi che si attaccano, e c’è poi la comparsa del signor Nello, solo per un istante, ma è una comparsata bellissima, quella del signor Nello:

Poi ha girato grecale, ed è stata neve, / dapprincipio dei fiocchi grandi, / come stracci, molli radici, dinoccolati, / arrivavano a terra e cambiavano colore, erano tutt’acqua. / Ma dopo un po’ le pozzanghere erano ferme, / smerigliate, / le panchine della piazza, / le lettere blu della Cassa di Risparmio, / i cavalletti della Bigia, / agli orli cominciavano a diventare bianchi, / Nello per andare al forno è scivolato. / Attaccava, ma come non volesse, / la gente usciva senza ombrello. Poi verso le quattro l’aria s’è mossa, / ai vetri si sentiva un formicolio, / non erano fiocchi, ormai erano chicchi. / Veniva giù, ma fitta, da chiudere gli occhi, / era asciutta, secca, raspava, / si ficcava nelle scarpe, nel collo, / s’infilava nei posti dietro la gente. […] 1

Ecco, l’immagine del signor Nello, che per andare al forno è scivolato, è un’immagine splendida se ti stai immaginando questa tormenta di neve: lo vedi scivolare mentre sta andando al forno, il signor Nello, poi torna tutto a nevicare come se niente fosse.

1 [Raffaello Baldini, La nàiva, in La nàiva. Furistìr. Ciacri, Einaudi, p.127]

Una tragedia di successo

Due tronfi tragediografi tedeschi, ugualmente acclamati nella scena berlinese e anzi considerati parimenti fra i più innovatori della scena del primo ventennio, avevano deciso di realizzare una tragedia in due atti dove il primo tragediografo avrebbe scritto il primo tempo, mentre il secondo tragediografo si sarebbe occupato del secondo. Alla prima dello spettacolo, mentre già la sala era assiepata in ogni suo posto visto il richiamo che la tragedia, unica nel suo genere, aveva avuto in tutta Berlino, il primo tragediografo si era ricordato di non aver neppure letto il lavoro del suo collega, né il secondo tragediografo aveva ricevuto il lavoro del primo. Ne era uscita fuori una tragedia che, fra primo e secondo atto, vedeva personaggi, scene e trama completamente stravolte. Nonostante questo, mai come quella sera il Volksbühne risuonò di applausi: la tragedia venne acclamata come un pieno successo e indicata come il nuovo modo di fare teatro per i decenni a seguire.

Biografie di illustri sconosciuti

Biografie di illustri sconosciuti

Una introduzione

Quelle che seguono sono tutte storie vere. Sono state raccolte perché non si perdessero per sempre, nonostante alcune risultino già incomplete, o prive di nomi, o prive di luoghi, o prive di tutto. Sono le storie di alcuni illustri sconosciuti, gente che non è diventata famosa ma di cui ci piace ricordare quello che hanno fatto. Sono brevi, perché non occorre dire molto attorno a certe figure che, fin dalle prime battute, riconosciamo come geniali. Se le avete conosciute di persona, se vi riconoscete in questi personaggi, se li avete visti passare per strada e non avete avuto il tempo di fermarli per sentire la loro storia, potete adesso rimediare: una biografia ogni martedì, per un anno di fila, per un totale di 52 minuscoli racconti.

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Ritagliati da carta velina gialla

“[…] Che ne direbbe se ora per gratitudine le confidassi che un giorno tutti gli uomini che vogliono vivere avranno l’aspetto che ho io: ritagliati da carta velina gialla, lungo i contorni, come lei diceva, e che camminando manderanno un fruscio!”

[Franz Kafka, Tutti i racconti. Volume primo, Oscar Mondadori, p.56]

Un signore vuole rimanere solo

Un signore vuole rimanere solo. (Del resto, non c’è nessun altro nella stanza.) Allora chiama il suo maggiordomo e, non appena questi varca la soglia, gli intima: «Fuori!» Ora è finalmente solo.

[Peter Handke, Il peso del mondo, Guanda]

Aspettare

E dal momento che in questi giorni sto scrivendo — era un anno e qualche mese che non scrivevo racconti, e ora ho scritto in una settimana qualcosa come 18 pezzi brevi, ed è stata come una liberazione, che non so bene neanche io a cosa mi sarà servito scrivere 18 pezzi brevi, forse andranno a far parte di un progetto più grande, o forse no, comunque per ora stanno lì ad aspettare —, e mi è sembrato, per qualche attimo, che sono anni che sono in attesa, e non so più neanche di cosa, esattamente: un’attesa neanche beckettiana, un’attesa proprio ingiustificata.

Un aneddoto

E il Sociologo raccontò l’aneddoto dell’uomo che gridava: “Vanitoso imbecille!” e venne arrestato per offesa al Direttore Capo, sebbene egli sostenesse di avere in mente un collega. Gli fu detto di piantarla di prendere in giro con la storia del suo collega, giacché tutti sapevano chi era il vanitoso imbecille.

[Aleksandr Zinov’ev, Cime abissali, Adelphi, p.67]