Lettore

Mi avevano poi raccontato di questo signore, avido lettore di ogni libretto da quattro soldi che gli veniva a tiro, che dopo aver letto una pagina di quei suoi libri, lui prendeva quella pagina e la strappava e la buttava via accartocciata, non sapendo più cosa farsene, dopo che l’aveva letta. Risparmiava così in segnalibri, e in zavorra: ogni giorno il libro che si trascinava al bar diminuiva di spessore e di peso, fattori essenziali per un signore dall’età sempre più avanzata.

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Coerenza

In una certa pagina del mio taccuino avevo segnato un’ammonizione a me stesso, “Quante cose inutili che ti stai segnando”, e ogni volta che la rileggevo, dal momento che il mio taccuino era la cosa che rileggevo più spesso e quasi tutti i giorni, annuivo fra me e me e poi continuavo a segnarmi altre cose inutili, forse proprio per coerenza con me stesso.

Buon viaggio

Mentre uscivo avevo incontrato la piccola Rachele, era in giro insieme ai nonni, e vedendomi uscire con la bicicletta mi era corsa incontro e per prima cosa mi aveva detto che anche lei aveva una bicicletta, proprio come la mia, poi, mentre la salutavo e già salivo in sella, mi aveva salutato con un «Buon viaggio!», neanche stessi partendo per chissà dove sulla mia bicicletta, e io mi ero avviato con un sorriso alla volta di quel lungo viaggio che mi avrebbe portato, circa quindici minuti dopo, sotto i portici di Bologna.

Autobus

E una cosa che mi mancava, ora che non prendevo più tutti quegli autobus che prendevo durante gli anni dell’università, una cosa che mi mancava e che ogni volta che la raccontavo mi guardavano tutti come per dire tu non sei proprio a posto, era che sugli autobus di Bologna ci trovavi gente di tutti i tipi e di tutte le etnie, e a me questa cosa piaceva tantissimo, soprattutto quando la sera tornavo verso il paesino e sull’autobus trovavo di tutto, e io, in quei viaggi di circa venticinque minuti, mi sentivo finalmente cittadino del mondo e non più l’abitante di uno sperduto paesino alle porte di Bologna, proprio così.

Domenica

Lista delle persone viste una domenica mattina di aprile a Bologna fra le ore dieci e un quarto e le ore undici e dieci: tre signori e una signora con i vestiti tutti macchiati di vernice impegnati a ridipingere i muri di un portico, una vecchietta a un tavolino del bar intenta con un gran morso a mangiare una brioche, un bambino con relativo genitore impegnato a fissare una puntina su una panchina in legno già piena di puntine colorate, una fiera dei fiori piena di persone contente, un bambino chino sui fiori per annusarli come un vero intenditore, una bancarella di formaggi e prodotti culinari in mezzo alla fiera dei fiori e pertanto con un’evidente crisi d’identità, una bancarella piena di bonsai dove forse c’è anche il mio Carlo Emilio in attesa, un signore sperduto in una stradina che potrebbe proprio essere Sanguineti, una Chiesa Ortodossa Eritrea con davanti tantissime donne velate con bellissimi vestiti lunghi, un’edicola presa d’assalto da un gruppo di vecchietti in cerca del loro giornale domenicale.

Cappotti per ogni occasione

[La mamma] aveva l’aria triste e polverosa, a volte anche macchiata, e benché facesse regolarmente il bucato e portasse in lavanderia i vestiti, nessuno la ricordava se non con la gonna beige e il golf grigio, alcuni però credevano che la borsa fosse nera e le scarpe marroni e il cappotto pesante grigio o marrone, perché si potesse portare per ogni occasione e con qualunque gonna, camicetta o golf. Lo metteva in effetti per ogni occasione ed erano le occasioni in cui andava bene ogni cappotto e soprattutto le occasioni in cui andava bene un cappotto per ogni occasione. Ma ignorava per che cosa fossero occasioni.

[Sylvie Richterová, Topografia, Edizioni E/O, pp.52-53]

Trenitalia

Mi ero poi seduto al mio posto e il treno era subito partito, e dopo poco mi era arrivata una mail: era Trenitalia che mi scriveva, e Trenitalia mi avvertiva che il treno su cui già mi ero comodamente sistemato e che già era partito dalla mia stazione da oramai dieci minuti, esattamente quel treno lì, sarebbe partito in ritardo di alcuni minuti. Mi ero così sorpreso: non solo i treni partivano in ritardo, anche le mail di avviso di ritardo ti arrivavano in ritardo, e se quel servizio di notifiche dei ritardi aveva una sua logica, improvvisamente mi era parsa piuttosto vacillante.

(Poi, mentre oramai il treno si fermava nella stazione di arrivo, una nuova mail: Trenitalia mi avvertiva, casomai non me ne fossi accorto già da solo, che sarei arrivato in ritardo di tredici minuti.)

Distrazioni

Avevo poi scoperto che le ambasciate di due stati dal nome quasi simile, uno era la Slovenia, l’altro la Slovacchia, era stato necessario per queste due ambasciate accordarsi per un incontro mensile appositamente per scambiarsi quelle lettere che erano state, erroneamente, indirizzate all’una anziché all’altra: succedeva infatti che chi avrebbe voluto mandare una lettera all’ambasciata Slovena invece la spediva all’ambasciata Slovacca, e chi la voleva mandare all’ambasciata Slovacca invece la spediva a quella Slovena, per via di quei nomi decisamente troppo simili.

Cigolii

In un punto un po’ più silenzioso del tragitto avevo poi notato che la mia bicicletta aveva iniziato a fare un rumore, un piccolo cigolio ripetitivo a ogni pedalata, ma appena sussurrato, quasi inudibile, ma la cosa mi aveva reso comunque contento: ancora poco e anche la mia bicicletta avrebbe iniziato a cigolare tutta, annunciando il mio arrivo proprio come quelle di certi vecchietti che a volte incrociavo per strada.

Miloš Forman

E c’è una scena, in quel film di Miloš Forman con Jack Nicholson, dove per pochi secondi si vedono due vecchietti, seduti su delle seggiole sistemate sul marciapiede, davanti a una vetrina di un negozio di televisori, lì impegnati a guardare e a discutere fra loro di un qualche programma di varietà in onda su uno di quei televisori, due secondi velocissimi fra un’inquadratura e un’altra di un film che parla di tutt’altro, ma che sono praticamente una storia intera — verrebbe quasi voglia di prendere una terza seggioletta e sistemarsi vicino a quei due vecchietti, a guardare con loro la vetrina con dietro il televisore.