Le palline magiche

Le palline magiche non sono palline convenzionali ma sono invece dotate di una particolare feature vale a dire la magia. La magia di cui sono capaci consiste che benché non lo diresti, esse sono in grado dei rimbalzi in gran copia. Hanno un nucleo duro roccioso e ferroso tipo Nettuno e una scorza, una crosta gommosa (lucida, nei casi più frequenti e felici) che consente la magia. Le inoltre palline magiche devono la di loro magia anche al fatto che in qualche modo compendiano l’intero universo. Infatti talune nell’apparenza possono essere accomunate a pianeti composti di nuove miscele vulcanizzate, satelliti, corpi opachi, oppure luminosi, stelle, o a intere galassie dove la curva dello spazio tempo realizza una sfera che racchiude formazioni celesti in numero di miriadi, ennesime ancora addirittura implementano più texture (opaca, lucida, trasparente, trasparente con l’innesto in profondità di filamenti inclini alla luce e moltissimi) e sono tutte queste cose allo stesso tempo. Beh che dire congratulazioni. Questo è ineludibile.

[Manuel Micaletto, Non esco granché, in Nazione Indiana, www.nazioneindiana.com/2017/10/15/prove-dascolto-15-manuel-micaletto]

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Libri

E avevo poi scoperto che alla piccola Rachele avevano iniziato a dare i libri di quando ero piccolo io, e uno di questi libri l’avevo ritrovato a casa dei miei, su uno scaffale, e nonostante non lo leggessi da almeno vent’anni, me lo ricordavo tutto a memoria, disegno dopo disegno, quasi l’avessi finito di sfogliare il giorno prima. In effetti, me lo ricordavo meglio di quanto mi ricordassi il Balzac appena letto, e chissà, forse se da piccolo avessi letto Balzac anziché quel libro che avevo ritrovato e che ora apparteneva anche un po’ alla piccola Rachele, se solo fossi partito con Balzac, allora ora saprei a memoria Balzac e non quel libro che la piccola Rachele ora si trovava a sfogliare a casa dei miei, pensavo fra me e me.

Scene

E mi capitava poi di assistere a delle scene che non avrei mai pensato, come quando passando avevo visto sei o sette persone, intorno al tavolino di un bar, e passando avevo notato che parlavano tutte fra loro con i segni dei muti, sei o sette persone e a coppie, o a tre a tre, o a quattro a quattro, parlavano fra loro con i segni dei muti, e mi ero così ricordato di un’altra scena, l’avevo vista almeno sei o sette o otto anni prima, ero su un autobus, e questa coppia di vecchietti parlava fra sé con i segni dei muti, e mi ero chiesto, mentre li guardavo, chi dei due fosse davvero muto e chi invece dei due muto non lo era, ma non per il fatto in sé di essere muto o di non essere muto, ma perché voleva dire che quello che non era muto aveva imparato i segni dei muti solo per poter parlare con la persona che amava, e mi era sembrata una cosa nuova, questa del dover imparare qualcosa solo per poter parlare con la persona amata.

La lingua più evoluta

E i linguisti comparavano le lingue e si chiedevano qual è la lingua più evoluta e chi è più avanti nel processo di civilizzazione. In generale si stimava che fossero i francesi perché si servivano del congiuntivo imperfetto e del condizionale passato e sorridevano soavemente alle donne e le donne danzavano il can-can e i pittori inventavano impressioni e in Francia accadevano cose raffinate e moderne.

[Patrick Ourednik, Europeana. Breve storia del XX secolo, Duepunti Edizioni, p.11]

La mia altezza, la lunghezza delle mie braccia, il mio spessore in un ruscello

E c’era quest’opera moderna, in mezzo ad altre opere moderne di questo museo d’arte moderna, che si intitolava “La mia altezza, la lunghezza delle mie braccia, il mio spessore in un ruscello”, e c’erano cinque foto dove l’autore di quest’opera moderna si sistemava in una vasca di legno, poi questa vasca veniva messa dentro un ruscello e si riempiva d’acqua. Ho guardato per un po’ le cinque foto, poi mi son girato e ho detto “Ma pensa un po’”, anche se in verità ero un po’ invidioso, di quel tipo la cui altezza e larghezza e spessore erano ora in un ruscello.

Modesto

E avevo poi iniziato a diffidare di chi, in un discorso, iniziava con “a mio modesto parere”, che già il partire con una frase del genere, dando per scontato che il loro parere fosse più che modesto, era di quanto meno modesto ci fosse, pensavo io.

Numero d’inventario

come si tengono bene per mano, dicevi, quell’uomo e quella donna
che passeggiano insieme:
si tratta di Tenti e di sua moglie, ti ho spiegato,
numero d’inventario 12547: (e lui è un sacerdote di basso rango):
e ti avverto: sono di pietra colorata, e camminano dentro una tomba:

[Edoardo Sanguineti, Reisebilder. 12, in Segnalibro. Poesie 1951-1981, Feltrinelli, p.116]

Impegni

Mi ero poi segnato tutti gli impegni sul calendario e, visti così, uno dopo l’altro, sembravo una persona davvero impegnata, una di quelle che, quando gli chiedevi “tu quand’è che sei libero?”, doveva consultare il proprio calendario per sapere quando era libero, anche se le cose poi non stavano proprio così: ero la persona più libera fra quelle libere che conoscevo, tant’è che nessuno in verità mi chiedeva mai “quand’è che sei libero?”.

Lavatrice

E mentre caricavo la lavatrice mi sono ritrovato a controllare le etichette, così mi sono fermato e mi sono detto «Ma cosa fai, controlli anche le etichette adesso?». Eh, sì, controllo anche le etichette, adesso.

Gli ubriachi volano

Gli ubriachi volano. Sono i sobri a credere che non facciano altro che barcollare qua e là, essi in realtà si sollevano su ali invisibili ed arrivano in ogni luogo, ancor prima di quanto sperino. Non importa che intanto il tempo continui a scorrere, perché per loro non esiste, e sono evidentemente gli altri, quelli che si preoccupano di simili cose, ad ingannarsi.

[Dezső Kosztolányi, Allodola, Sellerio, p.160]