Treni strettamente sorvegliati / Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare – Bohumil Hrabal

Su questi treni strettamente sorvegliati, che in verità sono semplicemente “treni con precedenza assoluta”, Hrabal costruisce una storia, una “favola sulla guerra”, lo stravolgimento della normale vita di una stazioncina di passaggio, dove l’allevare piccioni del rispettato capostazione e lo stampigliare di timbri le natiche della telegrafista sono accenni di una vita che cerca una normalità tutta sua agli orrori dell’invasione nazista della Cecoslovacchia.

E c’è il protagonista, questo eroe-non-eroe, che nello sconsiderato e incredibile gesto di ribellione a quei vagoni stridenti e portatori di terrore assume un significato tutto suo, rappresentato dalla scrittura di Hrabal, questo geniale-folle scrittore che di essa ha fatto un mezzo proprio, di frasi interminabili e ricche di virgole, come se tutto fosse il racconto orale trascritto da qualcuno che non cerca la forma per impressionare, ma gli basta il contenuto.

E di contenuto Hrabal ne mette in ogni pagina di questo libro…

…che è una serie di racconti brevi, tutti rappresentanti quegli aspetti più comuni di un dopo-guerra per niente comune: c’è la professione di una volta ricordata con rimpianto, c’è il giocare silenzioso nei vicoli cechi, ci sono le persone comuni tolte dalla loro vita e inserite in un contesto che ne rimette in luce gli aspetti più terreni, ci sono la fatica e il dolore portati da questi “piccoli kafka umiliati” (grazie Ripellino per la bella post-fazione) che girano in un mondo che non è più quello in cui sono nati.

Un mondo di nuovi eroi, e se di eroi abbiamo bisogno, quelli li troviamo solamente nella gente comune: se in “Treni strettamente sorvegliati” abbiamo questo giovane ferroviere, Milos, ostacolato dai suoi tanti problemi interni e dubbi che vanno a rovinargli la vita, ma capace di trovare il tempo per dare il suo aiuto alla resistenza, in “Inserzione per una casa…” abbiamo il dopo, con i tanti, tantissimi personaggi alla semplice ricerca di costruzione, ed è in questa ricostruzione che si rendono loro stessi eroi di quella nuova società, fra scarichi industriali e le interminabili macerie della distruzione.

Hrabal non è per tutti, ti fa sembrare incompetente e stupido nel non capire quello che vuole dirti, e alla fine ti ritrovi ad averne apprezzato solo un milionesimo di quello che voleva raccontarti, ma anche solo per quel milionesimo…

A presto Hrabal.

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