Pastorale americana – Philip Roth

Il mio commento tecnico su “Pastorale americana” suonerebbe circa come un “Dio mio, Philip Roth!” e potremmo chiuderla qui, però forse è meglio dire qualcosa in più.

Questo è il tipo di libro di 400 e passa pagine che quando lo chiudi ne senti già la mancanza, nonostante l’averci passato già tante ore (notturne, magari) sopra. Roth sa scrivere, Roth scrive bene, Roth dipinge con le parole, Roth sorprende, Roth fa un uso del flashback e del flashforward da rabbrividire, Roth ti sciorina una storia tanto complessa che senti il dolore dei protagonisti sulla tua pelle, Roth ti intreccia le loro vite e poi te le rimescola fino alle ultime pagine, Roth ti dipinge l’America nella sua crudezza che non presta fede allo sbandierato sogno americano, Roth ti rappresenta l’essere umano in tutte le sue debolezze, solitudini, spietatezze, delusioni, fragilità, credenze, passioni sfumate e sogni infranti, e ci riesce in maniera credibile. Dio mio, Roth.

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