Gita al faro – Virginia Woolf

Spero che la signora Woolf non mi tolga il saluto, però questo libro è davvero stancante. E anche un po’ noioso. Vanno bene i momenti di introspezione, ma se ambientazione e vicende esterne non sono di alcun peso nella trama ma solo un pretesto, allora forse c’è qualcosina che non torna.

Signora Woolf, perché non mi si è data alla poesia? Per me avrebbe potuto darci qualcosa di meglio che queste 300 pagine. Si immagini che belle parole avrebbe potuto usare per parlarci dei pensieri della signora Ramsay. E il giovane James poi? Tanto fragile da piccolo, alla semplice ricerca di un elogio da parte del padre? E le storie d’amore fra Paul e Doyle e quella improbabile fra Lily e Charles? Lily con il suo quadro sempre incompleto, che immagini grandiose poteva trarne fuori! Ecco, signora Woolf, poteva farci sopra una serie di splendide poesie, o di elegie se preferisce. Meno parole, uguale sostanza, un risultato splendido e meno fatica per lei a dover trovare tutte quelle introspezioni per dare un senso al romanzo. Davvero, signora Woolf, io ci riproverei a metterlo giù in forma di poesia, o almeno una prosa poetica più snella. Ci conto.

(Che poi, secondo me, anche la Woolf si è annoiata mentre scriveva questo libro. Non mi spiegherei una prima parte lunga due terzi del libro e le rimanenti due così striminzite. Però non diteglielo, che poi mi toglie davvero il saluto.)

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