La scena perduta – Abraham Yehoshua

Io sono di questa idea qui: se vuoi fare lo scrittore, devi avere anche un po’ di umiltà, scrivendo libri lunghi proporzionalmente a quanto pensi di poter impiegare il lettore. Se pensi di essere un grande scrittore, allora va bene, puoi provare a rifilarmi un libro di 500 pagine. Sei un immenso scrittore? Ne accetto anche mille. Ma se sei “solamente” un buon scrittore, allora forse è meglio se ti concentri su un numero ridotto di pagine, facciamo 2-300, ma fermati lì. Perché? Perché, caro scrittore, devi pensare che il tempo che tu mi rubi per leggere le tue 100-200-500 pagine in più lo rubi a me come lettore e lo rubi a un altro scrittore, magari più importante di te, e che io, tapino, ancora non ho preso in mano. Brutto, nevvero?

Detto questo, passiamo a “La scena perduta”.

Yehoshua. Questo scrittore israeliano non è proprio un novellino, ha oramai quasi ottanta anni e ha scritto una decina di libri, più saggi e opere teatrali varie. Chiaramente non lo conoscevo e questo libro, in wishlist un po’ per caso da un anno, riesco a recuperarlo solo adesso. Così lo metto in lettura per provare qualcosa di nuovo, ché di gran libri scritti da israeliani e con tema la cinematografia e l’arte non me ne capitano spesso in mano, non so a voi. Bene, il libro non è brutto. È abbastanza scorrevole, leggibile, la trama interessante e originale (parliamo di vecchi rancori fra un regista e il suo sceneggiatore, riaccesa da una retrospettiva in terra spagnola che porta i due a riprendere i contatti), e tutto il resto.

Ma la lunghezza, Yehoshua? Scherziamo? Oltre 350 pagine per sviluppare un tema che potevi condensarmi in 200? Non è che il nostro si dilunghi nelle varie situazioni (anzi, a volte sembra quasi aver tagliato di netto certe scene giusto per accorciare il romanzo), ma c’è un sovrabbondare di informazioni inutili e vagamente ripetitive che da uno scrittore navigato non mi sarei aspettato. Arrivato a metà libro, dopo due intense giornate di letture, sono rimasto a bocca aperta: che cosa dovevi ancora raccontarmi per altre 200 pagine che oramai non mi avessi già ampiamente descritto o fatto presagire? Niente.

Non voglio essere duro con questo libro, anzi, se la trama vi sembra interessante vi consiglio comunque di prenderlo in mano. Ma per me sono 3 stelline e mezzo, che declasso a 3 perché davvero, mi ha lasciato un senso di sconforto. Quanto a te, Yehoshua, rimandato a settembre, ché la nostra conoscenza non si ferma qui, ma è meglio pensarci sopra un altro po’.

(E potevo congedarti con un “siamo troppo diversi” però, davvero, queste parole mi sembra un po’ troppo dure ultimamente)

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