Pesca alla trota in America – Richard Brautigan

Lo so, lo so cosa state pensando. Che alla fine mi sono dato alla pesca. Della trota, magari.

Mh, no, non è proprio così. Diciamo che il signor Richard Brautigan poteva metterci un po’ più di impegno nello scegliere il titolo di questa suo “romanzo postmoderno”, perché, francamente, non è che invogli molto a leggere un libro se lo intitoli “Pesca alla trota in America“. Sembra il titolo di un manuale di, boh, direi pesca.

(Concisione, Gabriele, concisione o qui viene fuori un romanzo)

Dicevo, lasciamo perdere per il momento il titolo e concentriamoci sul contenuto. Anzi no, chi diavolo è Brautigan, mi direte voi, e perché cavolo tiri fuori ‘sti autori sconosciuti, Gabriele? Ecco, Brautigan non è esattamente l’ultimo arrivato: pur distante dagli altisonanti nomi della letteratura americana, ha lasciato il suo segno oltre-oceano, che ci crediate o meno. Poi, se non vi basta, provate a cercare le sue foto sull’internèt e ditemi se uno così non lo vorreste come zio. Come uno zio stravagante, certo. Un po’ hippy. Ma di classe, no? Guarda là, occhialetti, un cappello a metà fra cilindro-bombetta-selvaggio west, baffetti, giacca e immancabile panciotto. Io a Brautigan gli voglio bene già solo per questo.

Dicevo, zio Brautigan nella sua casa d’oltre-oceano è diventato un po’ il simbolo della contro-cultura degli anni sessanta, a partire proprio da questo libretto a nome “Pesca alla trota in America” che gli diede una fama inaspettata (e deleteria: lo zio si sparerà un colpo, oramai piegato dalla critica e dal successo, 17 anni dopo). Dire di cosa parla il libro è difficile, così come consigliarne la lettura: non c’è una trama, non ci sono protagonisti e non ci sono vicende, non c’è neppure un senso in quello che è raccontato. Sembra una moleskine scritta da un ubriaco, capace però di scrivere bene e senza tralasciare qualche frase che vi lascerà soddisfatti (zio Brautigan si dilettava anche con la poesia, quindi fate i vostri conti).

Devono piacervi le cose strane, deve piacervi la scrittura fuori dagli schemi, deve piacervi non avere nessun punto di appoggio, e deve anche piacervi un po’ la prosa poetica, quel capire/non capire cosa sta succedendo, un continuo inframezzarsi di situazioni e personaggi, un rimandare alle vicende americane del periodo (l’atomica vi dice niente? Il Vietnam forse? Le rivolte nei campus? Il sogno americano?) che Brautigan tratteggia a tinte vaghe ma su cui basa tutti i suoi pensieri. E no, non devono piacervi per forza la pesca e neppure le trote, c’entrano pochino nonostante siano spesso citate nel libro.

Non so se vi ho invogliato a leggere questo libro, quasi spero di avervi dissuaso in verità, perché non è proprio un libro da tutti. Magari lo prenderete in mano e lo butterete via schifati, magari lo accoglierete con un senso di indifferenza, magari verrà confinato allo scaffale più alto della vostra libreria. Non posso farci niente in tal caso, lo sapete che il mio gusto è quello che è, e che questo libro a me è piaciuto. Ora scusatemi, ma devo andare a comprarmi un torrente per trote. Li vendono al metro, ma se non mi affretto poi finiscono le cascate. Quelle sono a parte, e non sono neppure tanto economiche. Se vedete lo zio, mandatemelo che ho bisogno di chiedergli un paio di cose.

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3 pensieri su “Pesca alla trota in America – Richard Brautigan

  1. Pingback: American Dust – Richard Brautigan | Non so che titolo metterci.

    1. Gabriele Autore articolo

      Lei e Brautigan fareste una gran scena insieme, ne sono sicuro. Lui è il tipico ometto rintracciabile nei mercatini dell’usato, intento a rovistare fra i libri spiegazzati alla ricerca di quello più strano di tutti.

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