Trilogia di New York – Paul Auster

Manuale d’uso:
1. Procuratevi una copia di “Trilogia di New York” di Paul Auster.
2. Staccate attentamente copertina e retro-copertina e riponetele da parte, vi serviranno successivamente.
3. Rompete la rilegatura, prendete il primo racconto lungo dal titolo “Città di vetro” e buttatelo direttamente nel camino. Non ne sentirete la mancanza. 
4. Prendete ora il secondo racconto, “Fantasmi“, e utilizzatelo per pareggiare le gambe della vostra scrivania. Se un giorno proprio non avrete altro da leggere, dovreste riuscire a recuperarlo in qualche modo. Ma fatelo solo se siete veramente disperati.
5. Prendete infine l’ultimo racconto, “La stanza chiusa“, rimetteteci la copertina sopra e leggetevelo tutto d’un fiato.
6. Ringraziate Paul Auster per questa trilogia, composta da un solo racconto molto valido, e chiedetevi come mai degli altri due di cui si parla nel risvolto non vi sia traccia. Che Auster abbia deciso di non vendere fumo ai suoi lettori? Che abbia incluso solo quello che di valido ha da raccontare? Che abbia lasciato perdere non riusciti metaromanzi e correnti postmoderne*? Forse sì, forse sì.

*(Calvino, mio Calvino, spiegaglielo tu come si fa, che qui tutto va a scatafàscio)

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3 pensieri su “Trilogia di New York – Paul Auster

  1. Alessandra

    A beh, devo ammettere che sei un tipo interessante. A me sono strapiaciuti questi racconti, però mi incuriosisce la tua reazione così drastica sui primi due… Già con questo tuo commento, il primo che leggo, sei riuscito ad adescarmi, penso che ti seguirò… ;-)

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    1. Gabriele Autore articolo

      Grazie Alessandra :)
      Questa mini-raccolta di Auster in effetti mi ha abbastanza deluso, e dire che adoro il postmoderno, ma quei due primi racconti proprio non mi sono andati giù. Storia completamente diversa dal terzo, veramente ben fatto. Di Auster poi ho letto “Follie di Brooklyn”, ed ecco che con quello ci siamo.

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  2. Alessandra

    A me sono invece piaciuti per quel gioco di coincidenze che danno luogo a situazioni strane e disperate, per quell’ossessiva ricerca dell’altro che in realtà cela il bisogno di ritrovare se stessi… Follie devo ancora leggerlo, è in lista di attesa ;-)

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