Goethe muore – Thomas Bernhard

Riflettevo quest’oggi sulla caducità della vita e dell’importanza, non mi si obbietterà, della parola e del linguaggio, un po’ come il vecchio Ludovico Wittgenstein aveva a porre in quel suo trattato, oggi tanto importante, in cui Bertrand Russell vide…

No, dicevo, ho letto questo libro una qualche settimana fa, relegandolo in breve a un episodio a sé nella Bernhard-bibliografia, una serie di quattro racconti di cui il primo, quello che dà titolo all’opera, sicuramente il più riuscito e gli altri un po’ così-così. Però, sapete, la grandezza di un libro la si riconosce solamente a posteriori, quando magari l’hai già dato per chiuso e invece poi ti si ripresenta davanti alle due di notte mentre cerchi di dormire, e oggi infatti – sia mai che perda tempo a pensare a cose più utili nell’immediato – ripensavo a quella cosa lì, quella dell’improbabile incontro fra i due filosofi.

Dico, pensate che grandiosità sarebbe stato se fosse avvenuto quello che Bernhard ci racconta in questa cinquantina di pagine, e se non sapete cosa intendo, intendo l’incontro tanto voluto da Goethe (quello del “Faust“, 1749-1832), oramai in punto di morte, con Wittgenstein (quello del “Trattato Logico-Filosofico“, 1889-1951). Che incontro? Dico, guardate le date di nascita e di morte, mica le ho messe fra parentesi per bellezza. Goethe muore nel 1832, Wittgenstein non nasce che nel 1889 e il suo Trattato è del 1921, eppure il nostro (sicuramente mio, spero un po’ anche vostro, se non è vostro potreste iniziare a leggere qualcosa tipo “Il soccombente“) dicevo, il nostro Thomas Bernhard imbastisce un racconto dei suoi, tanto credibile quanto impossibile, un racconto magistrale, con quella prosa tutta virgole e frasi contorte con i protagonisti che parlano di se stessi in prima persona auto-citandosi e auto-nominandosi, con il risultato che il nostro rende tanto complicata la vita al lettore che, ecco, in un primo momento non è che ci si capisca molto di quello che ci vuol raccontare. Ma per ora possiamo fermarci a questo, al riflettere insieme sull’impossibilità dei due filosofi di incontrarsi, di poter discutere dell’immensa opera del secondo, con il primo che pare cadere nel baratro non solo della morte, ma nell’impotenza di creare qualcosa che possa sovrastare il secondo, una febbre che lo scuote in visione, una visione che è lo stesso Wittgenstein che è morto ma che in verità non è neppure ancora nato e che dunque risulta più morto che morto, una incongruenza tanto enorme da risultare nulla nel lucido racconto di Bernhard e per questo così credibile da lasciare tanto soddisfatti noi amanti delle storie contorte.

Riflettevo dunque oggi sull’importanza della parola e del linguaggio ma, non mi si obbietterà, di quanto la caducità della vita sia in fondo l’estremo momento del proprio giudicarsi, un po’ come il vecchio Goethe in quella mattina del 22 marzo 1832…

Annunci

Un pensiero su “Goethe muore – Thomas Bernhard

  1. Pingback: Ultime letture #3 | L'inverno del nostro scontento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...