Ultime letture #2

Si parla (brevemente) di: “Il castello interiore” di Jean Stafford, “Scritto sul corpo” di Jeanette Winterson, “I sette pazzi” di Roberto Arlt e “L’ultimo degli uomini” di Margaret Atwood.

Il castello interiore – Jean Stafford
Splendida questa raccolta di racconti di Jean Stafford, scrittrice americana del secolo scorso e premio pulitzer proprio grazie alle sue storie brevi. Come per la Munro, protagoniste dei racconti della Stafford sono le donne, in un misto fra biografia e finzione, e a sorreggere le dettagliatissime vicende delle protagoniste troviamo sofferenza, solitudine, malinconia, fino a mondi interiori costruiti per fuggire da una realtà fin troppo dura. La Stafford è una signora scrittrice, difficilmente nei racconti brevi si riesce a raggiungere questi livelli: non abbandonatela quindi agli scaffali polverosi di qualche libreria.

Scritto sul corpo – Jeanette Winterson
Di questo libro ho poco da dire, e non perché non mi sia piaciuto, anzi, ma solo perché certi libri sono delle esperienze tanto personali e tanto intime che non avrebbe senso volerle raccontare a qualcun altro. Dirò solo che della Winterson avevo già apprezzato “Perché essere felice quando puoi essere normale?“, ma in “Scritto sul corpo” la scrittrice si supera, un libro incentrato completamente sull’amore e sulla sofferenza raccontato in maniera tanto profonda e poetica che… Se avete amato, se siete stati amati, se avete sofferto, se avete fatto soffrire, prendete pure in mano questo libro, sia mai che esso non vi sia di aiuto, almeno un po’.

I sette pazzi – Roberto Arlt
Potrei riassumere questo libro dicendovi di diffidare sempre quando, nelle note biografiche dell’autore, trovate scritto “il più grande romanziere” di questa o quell’altra località geografica. Roberto Arlt, argentino, pubblica “I sette pazzi” nel 1929, un romanzo sicuramente avanti nei tempi ma che soddisfazione, ahimé, me ne ha lasciata ben poca. La trama è quanto di più bizzarro ci si potrebbe aspettare, i personaggi fin troppo particolari, costruiti a tavolino e dunque poco credibili, l’ambientazione calata completamente nell’Argentina del periodo e impenetrabile da chi è così distante culturalmente, geograficamente e storicamente come lo siamo noi. Il risultato è un romanzo che alterna parti interessanti ad altre veramente noiose e anche difficili da seguire, tant’è che 300 pagine vi passeranno tutt’altro che velocemente. Come non bastasse, finito “I sette pazzi” la storia semplicemente rimane a metà: per sapere la fine occorre prendere forzatamente in mano il successivo “I lanciafiamme“. Devo aggiungere che non ci penso minimamente?

L’ultimo degli uomini – Margaret Atwood
Noto in tutto il resto del mondo con il nome di “Oryx and Crake” (ma in italiano dobbiamo sempre stravolgere i titoli), il libro è ambientato in un futuro distopico in cui l’umanità è praticamente scomparsa: unico sopravvissuto (o quasi) è Jimmy, il quale racconta a noi lettori come si è arrivati a questa situazione. Oryx e Crake, figure centrali e collegate a quella del protagonista (la prima, che è una lei, amante e sogno erotico/spirituale di Jimmy, il secondo, che è un lui, migliore e unico amico), sono il vero fulcro della storia e, in un certo senso, artefici della situazione apocalittica in cui Jimmy si trova. Il libro è scritto bene, non mi sorprende che sia piaciuto tanto, ma un po’ per il genere che non è propriamente il mio preferito, un po’ per certe situazioni di cui francamente avrei fatto a meno di leggere, il risultato è che un libro che letto una volta sicuramente non riprenderò più in mano. Per patiti del genere.

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