Ultime letture #3

Si parla (brevemente) di: “Cold Spring Harbor” di Yates, “Questa è l’acqua” di David Foster Wallace, “Vergogna” di J.M. Coetzee, “Il nipote di Wittgenstein” di Thomas Bernhard e “Tolleranza zero” di Irvine Welsh.

Cold Spring Harbor – Richard Yates
Ultimo libro scritto in vita da Yates, potremmo vedere “Cold Spring Harbor” come la summa dell’opera dello scrittore americano, se non altro dal punto di vista dei temi trattati. Sebbene lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti con “Revolutionary Road” o “Easter Parade“, tanto più con i racconti brevi di cui è stato maestro, con “Cold Spring Harbor” Yates mette come sempre al centro i singoli personaggi e la loro eterna ricerca di una vita migliore, ricerca che si risolve inevitabilmente in una serie di continui fallimenti. Nel suo stile classico e senza tanti giri di parole, Yates dipinge così la vita comune di personaggi comuni, predestinati a non diventare nulla e a perdersi inesorabilmente nel passato polveroso di una cittadina qualsiasi: ed è in piena contrapposizione a quel Sogno Americano a cui Yates ha sempre guardato ironicamente che li ritroviamo nel finale, tutti assieme ma immersi nella loro triste, inspiegabile solitudine.

Questa è l’acqua – David Foster Wallace
Andando forse in controtendenza, di David Foster Wallace ho sempre preferito i libri lunghi (datemi un “Infinite Jest” o “La scopa del sistema” da rileggere e divento l’uomo più felice di questa Terra) rispetto ai racconti brevi, dove vedo il genio di DFW limitato, quasi costretto a mantenersi dentro certi limiti, vuoi per la pubblicazione su riviste, vuoi per il formato in sé. Eppure questa raccolta, tutta italiana e che include testi fra i più disparati dell’opera wallaciana, mi ha lasciato un senso di soddisfazione come pochi, a partire dal commencement speech che dà titolo all’opera fino a splendidi racconti come “Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta” o “Solomon Silverfish“, sguardi allucinati e più postmoderni che tanta roba postmoderna in cui la ricerca di DFW, una ricerca su come rompere certi schemi narrativi e linguistici, raggiunge livelli impensabili. Non aggiungerò altro, visto che cerco sempre di non farmi vedere troppo esaltato dal genio di DFW (non ho neanche scritto due righe a “Infinite Jest” a suo tempo, avete notato?), ma ogni cosa che leggo di suo mi lascia sempre soddisfatto come pochi: consigliato a scatola chiusa.

Vergogna – J.M. Coetzee
Quando penso che è stato dato il nobel a uno scrittore capace di pubblicare un libro del genere provo un senso di scontento non da poco. Trama piatta e banale, ricca di cliché, un modo di narrare senza passione, con tanti salti temporali inconcepibili quasi lo scrittore stesso fosse annoiato dal suo raccontare, personaggi fra i più antipatici e sconsiderati (insulsi? insulsi.) mai trovati in un libro, fino a discorsi diretti che sembrano tratti dalla peggiore telenovela sudamericana. Non so se ho scelto male io il libro, ma francamente una delusione del genere non me l’aspettavo proprio: rimandato al prossimo libro, sperando davvero che sia qualcosa di meglio.

Il nipote di Wittgenstein – Thomas Bernhard
Sto iniziando a provare per Thomas Bernhard, questo scrittore austriaco, una vera e propria devozione. Soprattutto perché il nostro riesce sempre a rendere protagonisti (anche indiretti, come in questo caso) dei suoi libri personaggi che da sempre mi hanno affascinato: se ne “Il soccombente” trovavamo Glenn Gould fra i protagonisti (e si sa il mio smodato interesse verso questo pianista), ne “Il nipote di Wittgenstein” è il noto filosofo del Tractatus* ad essere richiamato all’interno del libro. Nel classico stile ridondante e infinito di quelle sue frasi ricche di virgole, Bernhard racconta in una sorta di biografia, certamente romanzata per non dire inventata di sana pianta, del suo rapporto con questo “nipote di Wittgenstein”. Un rapporto di amicizia particolare che inizia e si conclude con la morte dell’amico stesso, raccontato pezzo per pezzo da Bernhard fra continui salti temporali, avvenimenti comuni che mostrano tutta la genialità – e al contempo la pazzia – di questo Paul Wittgenstein. Bernhard non è per tutti, potreste trovare il suo modo di narrare antipatico e ridondante, ma per me rimane una delle scoperte più interessanti degli ultimi tempi: avvicinatevi con cautela ai suoi libri.
* fra l’altro Wittgenstein è protagonista anche di “Goethe muore“, di cui avevo già parlato qui: link.

Tolleranza zero – Irvine Welsh
Crudo, diretto, quanto di più raccapricciante Irvine Welsh potesse tirare fuori dalla sua penna. Violenza, ultras, droghe, stupri: c’è di tutto in questo libro, raccontato nel classico stile dell’autore di “Trainspotting” a ricalcare il gergo di questi ragazzacci di strada che non si fermano davanti a niente. Con un finale che ricorda l’ossessione repulsiva di quell’Alex protagonista di “Arancia meccanica“, “Tolleranza zero” è un piccolo mattone che scorre veloce tanto è intrigante, forse un po’ dispersivo nella prima parte, ma comunque godibile nel suo insieme. Certo, godibile se siete di stomaco forte.
(Che poi quando mi dicono che Palahniuk è un grande scrittore, io penso a Irvine Welsh e me la rido).

Annunci

Un pensiero su “Ultime letture #3

  1. Pingback: Qualcosa che dovreste assolutamente vedere #3 | L'inverno del nostro scontento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...