Tutto ciò che accadde sulla riva del Folsom Lake

(un racconto inedito)

«…allora le ho detto che no, non avrebbe potuto averlo senza darmi in cambio qualcosa.»

L’uomo barbuto rimase in silenzio, tutta la sua attenzione su quell’esca che, caparbia, non ne voleva sapere di rimanere uncinata all’amo. Il ragazzino si chinò su di lui, guardando da sopra la spalla amo ed esca. Storse il naso all’odore dell’uomo barbuto, quindi si raddrizzò:

«Forse dovresti prendere i vermi morti, sarebbero più facili da infilzare.» Pausa. «I pesci mica lo sanno che il verme è morto.»

L’uomo rispose con un basso grugnito d’assenso, forse prendendo in considerazione il suggerimento del ragazzino e accantonandolo in un angolo della sua memoria. L’avrebbe recuperato chissà quando, sicuramente nel momento meno opportuno, uscendosene con una di quelle che i tizi della bettola su da Riley chiamavano “le idee strampalate di Mr. Stramp”. E Mr. Stramp ne era anche un po’ orgoglioso, se non altro per quel Mr. a precedere il suo cognome. Quanto a strampalate, non sapeva neanche cosa volesse dire.

Il ragazzo calciò uno dei sassi, facendolo volare nell’acqua del lago a un paio di metri da dove i due si erano appostati. Dal canneto poco distante si levò uno starnazzare, forse qualche papera c’era ancora da quelle parti, magari dimenticata dalle compagne ora che la migrazione aveva già preso inizio da qualche settimana.

«Dovremmo inventare una canna da pesca per le papere. Dici che riusciremmo a catturarne qualcuna?»

L’uomo barbuto si sollevò da terra, finalmente con l’esca pronta per essere lanciata nel lago. Si avvicinò pesantemente al bordo dell’acqua, dove si sedette senza tante cerimonie sul suolo fangoso, e lanciò disordinatamente l’amo a mezzo metro di distanza. Il ragazzino gli andò dietro.

«Certo, ci vorrebbe un filo bello resistente. Pensa se una volta catturata decide di mettersi a volare e noi dobbiamo stare qui a tirarla per farla tornare a terra.»

Lentamente l’esca scese nel lago, mentre l’uomo barbuto manteneva salda la canna da pesca, già pronto a ritirarla al primo segno di pesci. Che poi, di pesci, Mr. Stramp non ne aveva mai catturato neanche uno.

Il ragazzino si avvicinò al bordo, chinandosi leggermente per guardare nell’acqua scura lì dove finiva la lenza, la bocca leggermente aperta di chi è completamente assorto. Si tirò su, rivolgendosi nuovamente al compagno.

«Dici che abboccheranno? Per me ci vuole qualcosa di più che un semplice verme.»

L’uomo barbuto indicò maldestramente un grosso pesce che, poco sotto il livello dell’acqua, si stava avvicinando all’amo, non mostrando comunque alcun interesse per quel piccolo verme galleggiante.

«Un retino. Ci serve un retino.»

Il ragazzino si guardò attorno, forse sperando nella misteriosa scomparsa di un retino che facesse al caso loro. L’attenzione tornò al canneto lì di fianco e alla papera che, da qualche parte, doveva essere nascosta.

«Ci serve una papera. Leghiamo un guinzaglio al collo della papera, poi la liberiamo in acqua e lei ci cattura i pesci.»

Si mosse verso il canneto di qualche passo, chissà con quali intenzioni nella testa, ma non fece in tempo neanche ad aprir nuovamente bocca che la papera nascosta si alzò in volo starnazzando. L’uomo barbuto non sembrò neppure accorgersene. L’uomo barbuto, in verità, sembrava completamente in un altro mondo: la canna da pesca pendeva dalle grosse mani, in perenne movimento, facendo spaventare anche quei pochi pesci che sembravano mostrare un minimo interesse verso l’esca. Era perso nei suoi pensieri, un disordine dove nessun filo logico sembrava accomunare le brevi scene che gli comparivano davanti agli occhi, stralci di avvenimenti che aveva vissuto chissà quando e idee incomprensibili – e incomunicabili da chi, come l’uomo barbuto, non riusciva a organizzare una frase composta da più di cinque parole – che avrebbero solo fatto ridere ancor di più i tipi del Riley.

Il ragazzo lasciò perdere il canneto e si girò di nuovo verso l’uomo, con la speranza che qualcosa si fosse deciso ad abboccare. Scrutò l’amo, poi riaprì bocca: sarebbe stato impossibile per lui rimanere più di qualche secondo in silenzio.

«Hai mai guardato in un cannocchiale alla rovescia?»

L’uomo guardò intensamente lì dove la lenza scompariva nell’acqua, poi lentamente girò lo sguardo verso il bambino, scrutandolo con la stessa intensità. Sembrava non aver capito neanche quello che gli era stato chiesto. Forse non sapeva neppure cos’era un cannocchiale.

«Un cannocchiale. Nath ha detto che per il suo compleanno se ne farà regalare uno e allora qualche volta mi ci farà pure guardare dentro, anche al contrario, così si vedono le persone rimpicciolite.»

L’uomo in ogni caso tornò con tutta la sua attenzione alla canna da pesca, lasciando cadere il discorso del ragazzo nel vuoto. Il ragazzo chiuse le mani a formare un cannocchiale davanti al suo occhio sinistro e scrutò il lago: forse così avrebbe visto qualcosa che fino ad ora era sfuggito ai due.

No, c’era soltanto una gran distesa d’acqua, scura ora che la giornata andava lentamente a concludersi. Il ragazzo abbassò le mani e dondolò avanti e indietro sul posto un paio di volte, le mani affondate nelle tasche dei pantaloni.

«Mamma mi ha detto di non fare tardi, devo tornare a casa. Se prendi qualcosa poi me lo fai vedere?»

L’uomo con la barba annuì brevemente senza neanche girarsi e il ragazzo, recuperato il bastone con cui era arrivato, si mise a correre lungo il lago per raggiungere il sentiero che da lì, superata la vecchia carcassa dell’automobile dei Sanders e poi i fitti arbusti che ogni volta gli lasciavano qualche graffio sulle braccia, l’avrebbe riportato fino al ponte.

Se mise volutamente il piede lungo il bordo scivoloso, magari per scalzare dal fango qualche sasso interessante, oppure fu tutta una casualità dovuta alla fretta, in ogni caso scivolò direttamente nell’acqua senza neanche capire cosa stava succedendo sotto i suoi piedi. Cercò anche di afferrare d’istinto qualche stelo d’erba, con l’unico risultato di portarli con sé, ben stretti nella mano destra, sul fondo del lago.

Questo è tutto ciò che accadde sulla riva del Folsom Lake e di come Mr. Stramp venne accusato dell’annegamento del giovane Devin.

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