Dieci dicembre – George Saunders

Trascrizione del discorso tenuto da me medesimo il giorno 29 maggio 2053 in occasione del ciclo di seminari “Dall’era del post-post-modernismo, uno sguardo al passato: da Thomas Pynchon a David Foster Wallace, l’America (meta-letteraria) dell’assurdo” indetto dalla Boston University e promosso dalla Barnes Literature Association.

“Grazie per avermi invitato. Quando il signor preside J. McLuhill mi ha contattato per questo ciclo di conferenze, non ho avuto dubbi verso chi rivolgere l’attenzione per il mio incontro di quest’oggi.

Fu il 2013 l’anno in cui mi presentai davanti ai miei genitori per annunciargli la grande notizia. Avevo dovuto pensarci per diversi giorni, anche se era praticamente indubbio che le cose sarebbero finite così. D’altra parte, sulle questioni più importanti vi è poco da riflettere, sentiamo fin da subito che sono quelle giuste, perché allora rimuginarvi sopra? Quel giorno lasciai dunque da parte il quinto volume di Proust che mi faceva oramai compagnia notte e giorno, tipo spada di Damocle, e mi presentai davanti ai miei genitori, che sicuramente capirono subito che qualcosa era nell’aria.

‘Mamma, papà. Dobbiamo parlare.’ esordii per distendere da subito l’atmosfera. ‘Ho un nuovo scrittore preferito’. Silenzio assoluto. ‘È uno scrittore di racconti’. Mio padre chiuse la sua copia consunta di Infinite Jest e mi guardò sconvolto.

Fu in quel momento, mentre mi riparavo dall’Infinite Jest volante, che Saunders entrò nella mia vita, scalzando in un colpo solo una marea di scrittori, sia di testi lunghi che di racconti brevi.

Nel momento in cui il post-modernismo sembrava oramai averci indicato tramite una serie di figure immortali tutta la sua massima espressione, ecco che nella scena irrompeva questo scrittore – per carità: non un novellino, vista l’età e gli anni di esperienza – che ne ampliava gli orizzonti, sia in termini di stile di scrittura, sia nei personaggi protagonisti dei suoi racconti. Era tutta lì la grandezza di Saunders, questo autore capace di stupirti ad ogni singola frase: da un avvenimento incredibile ne nasceva uno ancor più incredibile, e arrivavi dunque al termine dei suoi racconti non meno spiazzato che all’inizio. Saunders non spiegava, non aveva il tempo di spiegare: presentava al lettore i fatti come stavano, tutto ciò che vi era di incredibile era giustificato dall’essere un racconto di Sauders stesso. Iniezioni di Depreflux o altre strane sostanze dai nomi accattivanti, orologi per segnare la presenza in casa dei componenti della famiglia, castelli da set cinematografico immersi nella realtà, carcerati obbligati a imprese ai limiti dell’umano, persone costrette ad arredare con la propria presenza i giardini degli arricchiti, bambini intenti a costruirsi una realtà sopra la realtà… Nell’universo saundersiano vi era spazio per tutto e ancora di più, era un universo che andava al di là del post-modernismo ma che non si arrendeva al fantascientifico, rimanendo sempre ancorato a una sorta di realtà alternativa: i personaggi di Dieci dicembre, la raccolta con cui nel 2013 mi folgorò, sono i nostri vicini di casa. Magari sotto l’effetto di qualche stupefacente.

[…] Anni fa, discutendone con un amico, arrivai a definire i racconti di Saunders un deciso passo avanti rispetto a quanto fatto – si noti, solo nei racconti brevi – da David Foster Wallace. [forte brusio di dissenso in sala. Non accenna a placarsi per diversi secondi.] Naturalmente venimmo quasi alle mani. [risate distensive] Ma questo non è importante. È importante vedere invece come uno scrittore può, a mio parere, raggiungere vette ancor più alte dell’autore de La scopa del sistema. Se nell’opera di Foster Wallace troviamo quella maniacale ricerca del “racconto perfetto”, riscontrabile tanto più in una ricerca wittgensteiniana della frase corretta o finanche della singola parola giusta, fino al crogiolarsi dell’autore nella sua stessa bravura – e, sia detto per inciso, che ciò possiamo concederlo a uno scrittore del suo calibro -, per Saunders tutto ciò non sembra esserci, perché per Saunders tutto appare naturale. Saunders non deve dimostrare niente, Saunders è un narratore così come un narratore dovrebbe essere: una persona capace di raccontarti in maniera semplice quello che ha visto, che sia la cosa più banale del mondo, come la moglie che cuoce un uovo al tegamino, come la più assurda che gli possa venire in mente, la fuga di un carcerato sotto farmaci di incredibile concezione da una prigione a forma di ragno. Eppure, questa facilità di esposizione non è un freno alla sua fantasia: quanti riuscirebbero a inventare tali trame e a esporle in così breve spazio con gli stessi risultati?

[…] È per questo che vi invito alla lettura di George Saunders, un autore che nel post-modernismo – ma che al post-modernismo non è legato a doppio filo – è riuscito a ritagliarsi un posto tutto suo. Ricordo ancora, in quel 2013 famoso, di come la sua raccolta Dieci dicembre venne tanto acclamata dal pubblico e dalla critica. Un risveglio tardivo dopo i tragici fatti del 2008? Una presa di coscienza nell’anno in cui il maestro Pynchon tornava con il suo Bleeding Edge? Un rinnovato interesse verso la forma breve nel momento in cui il nobel veniva assegnato a una scrittrice di racconti? O forse solo il ridestarsi di un’America che, al di là delle tante trovate commerciali di infima categoria sguinzagliate anche dal formato elettronico al tempo noto come eBook, riusciva finalmente a trovare un nuovo, reale caso letterario? [Secondi di silenzio completo in sala…] Grazie.”

La trascrizione completa del discorso può essere letta in appendice al volume “An Infinite Floating Rainbow: un’eterna ricerca all’insegna del post-modernismo post-moderno”, AA.VV., Mc Grill Publishing, 2063, pp. 479-491

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