Gabbie dal Norfolk

(un racconto in due parti)
tempo di lettura: 5min

Faccio le feste con poco, ma la gabbia arriva direttamente dal Norfolk. Una serie di casette in legno, racchiuse in questa gabbia di metallo, con dentro decine e decine di pappagallini che schiamazzano per giorni e giorni.

Comunque non è stato sempre così, una volta potevo anche sorprendere i marmocchi con qualche trovata divertente, ma questo prima dell’Incidente, e dopo l’Incidente molte cose sono cambiate e, oh, un tombino, ora la gabbia sobbalzerà e quel mascalzone di Cody inizierà a lanciare grida, e infatti ecco Cody che urla a squarciagola. Hey, Cody, piantala un po’ di gridare, non sei l’unico pappagallo dentro quella gabbia, la vecchiaia ti ha dato alla testa? Prendi qualche pezzo di mela e piantala, mela e piantala, una volta zio York ci fece piantare i semi di mela dietro casa dicendoci che sarebbe nato un meleto nel giro di qualche mese, ma forse già dal terzo giorno ci siamo dimenticati di innaffiarli e allora chissà che fine hanno fatto quei semi di mela. Hey, Cody, che fine hanno fatto quei semi di mela? Cosa ne vuoi sapere tu, chissà dov’eri quando noi già piantavamo quei semi di mela. Forse eri ancora dentro un ovetto, o forse i tuoi genitori erano ancora a loro volta chiusi in un ovetto, un ovetto con dentro un altro ovetto. Cody, ti ricordi ancora quando eri dentro un ovetto?

Ecco, deve essere questa la casa. No, anzi no, questa ha le imposte blu. Sono tutte uguali queste case, come faranno a non scambiare la casa dei vicini per la loro quando rientrano a tarda sera, eh Finn? Meno male che noi non abbiamo di questi problemi, Finn, a noi basta riconoscere il tetto con la trave sporgente. E la seconda finestra da sinistra senza un pannello. È il signor Berth quello sulla porta? Sì, deve essere lui, anche se ce lo ricordavamo più alto, non è vero Samy? Samy, non starai dormendo spero. Qui ci aspettano per la festa, non è mica il tempo di addormentarsi. Forse anche un po’ più magro. E i cappelli un po’ meno biondi. Samy svegliati subito, ci pagano per fare la festa. Esci da quella casetta. Sì è lui, meglio se accorciamo per il prato, tenetevi forte. Samy svegliati.

Salve signor Berth, siamo tutti qui come vede. Freaky, Tony, Samy, che sta dormendo ma poi si sveglia, Finn, Cody, Pipi, che è quello con un biscotto in bocca, Fynn, Rory, che ha una zampa sola ma non cade mai, Patìa e Pàpa che sono gemelle, e poi qualcun altro di cui non ricordo il nome. Perché sta lì a guardarmi con quel sorriso ebete? Non ci avrà ripensato spero, abbiamo fatto un bel po’ di strada per arrivare fin qui e ora di sicuro non torniamo indietro. Ah, ecco, è scivolata questa cassettina. Si muovono in continuazione quando siamo in giro, non stanno mai dove le sistemo, ho provato in tutti i modi. Ma per me, glielo dico sinceramente, sono loro a spostarle di notte. Loro i pappagalli, Fynn e Finn soprattutto. Certo, prendo volentieri qualcosa, sa con tutto questo caldo, dover portare avanti questo carrozzone. Cody, hai il comando della truppa.

Permesso? Splendida casa, splendida casa. Mi chiedevo come fate a riconoscerla la sera, al buio, avete qualche sensore che vi dice che è lei? No? Una chiave speciale che tu premi e si illuminano le frecce ai lati tipo automobile? Oh, salve signora, grazie per avermi invitato. Pappagalli, sono pappagalli. Freaky, Tony, Samy, che ora sarà sveglia, Finn, Cody, Pipi, sempre con il suo biscotto, Fynn, Rory su una zampa, Patìa e Pàpa, le gemelle, e il resto della compagnia. Succo, prendo solo un po’ di succo per me e per loro. Sapete, adorano il succo, gli ricorda le loro avventure nella foresta, quando passavano da un albero di frutta all’altro. Amano il succo. Non farebbero che bere succo dalla mattina alla sera. Abbiamo cartoni di tutti i tipi di succo a casa. Ora, con permesso, gli porto il loro bicchiere, così si riprendono dalla lunga camminata.

Strane persone. Ti guardano e non sanno cosa dire. Meno male che ci siamo qui noi a movimentare la festa. Cody, siete tutti pronti lì dentro? Facciamo che non finisce come quella volta dell’Incidente.

***

Fa le feste con poco, ma la gabbia arriva direttamente dal Norfolk. Una serie di casette in legno, racchiuse in questa gabbia di metallo, con dentro decine e decine di pappagallini che schiamazzano per giorni e giorni.

Quando Berth l’aveva proposto per il compleanno del loro secondo figlio, Jessie aveva un po’ storto il naso. “Cosa ci faranno i bambini con quella gabbia di uccelli?”, gli aveva chiesto. “Vedrai che passeranno tutta la festa attorno a quella voliera”, le aveva risposto sfuggendo al suo sguardo, “i bambini sono curiosi e adorano vedere qualche animale strano”. Lei aveva alzato le spalle e non aveva detto più niente, neanche nei giorni successivi.

Il vecchio era arrivato spingendo il carrozzone lungo la strada asfaltata. Aveva fatto un cenno a Berth che lo aspettava sul patio, quindi abbandonato il marciapiede era passato direttamente sul giardino. Le grida degli uccellini seguivano tutti i movimenti traballanti del carrozzone, ma il vecchietto non sembrava neanche farci caso. Berth si avvicinò lentamente con un vago sorriso di benvenuto, lo sguardo tutto per la gabbia posta sul carrozzone. Era una struttura di fili di ferro, tutta contorta e ammaccata in più punti, con al suo interno, non meno mal messe, le casette degli uccellini. Erano disposte alla rinfusa, le une poggiate sulle altre, con piccole entrate tonde da cui ogni tanto faceva capolino la testa verde di qualche piccolo pappagallo.

“Ben arrivato. I bambini devono ancora tornare da scuola, ma vedrà che a breve saranno qui”, disse Berth fermandosi a pochi passi dal vecchietto, incerto se stringergli la mano o lasciar perdere quel tipo di convenevoli. Il vecchietto annuì silenziosamente, assorto nel sistemare il carrozzone in modo che le due grosse ruote di legno non si muovessero. “I bambini si divertiranno a vedere tutti questi pappagalli”, continuò cercando di strappargli qualche parola e al tempo stesso di convincersi di aver fatto la cosa giusta a chiamare quel personaggio. Il vecchietto infilò un dito nodoso all’interno della gabbia, spingendo una delle cassettine di legno scivolata oltre il bordo. Uno dei pappagallini ne approfittò per avvicinarsi al dito e provare ad afferrarlo.

“È ancora presto, vuole entrare a bere qualcosa?” chiese Berth indicando la casa alle sue spalle, e il vecchietto annuì, grattando per un attimo la testa del pappagallino per poi seguire Berth dentro l’abitazione. “Venga pure, mia moglie sta già sistemando per la festa, come le dicevo i bambini saranno qui a momenti”. Il vecchietto sussurrò permesso mentre entrava nella stanza addobbata con palloncini, togliendosi il cappello in paglia e mantenendolo contro il petto. “Jessie, noi siamo di qua”, urlò Berth verso la cucina. Jessie uscì subito, rivolgendo un sorriso, per quanto freddo, verso il vecchietto.

“Grazie per essere venuto e per aver portato…” Jessie indicò verso il giardino esterno, alla ricerca della parola giusta per descrivere quella gabbia piena di uccelli. “I pappagalli”, disse il vecchietto, parlando per la prima volta da quando era arrivato. “I pappagalli” ripeté Jessie mantenendo il suo sorriso forzato. “Prego, prenda pure qualcosa”, riprese Berth avvicinandosi al tavolo su cui era sistemato da bere e da mangiare per la festa. “Qui abbiamo solo roba per i bambini, ma se preferisce una birra, ne abbiamo in frigo”.

Il vecchietto non parve ascoltarlo, mentre si avvicinava a una bottiglia di succo. “Prendo…”, disse mentre già aveva in mano la bottiglia, scuotendola leggermente. “Faccia pure”, sorrise incerto Berth, mentre lo osservava sistemare davanti a sé due bicchieri di plastica e riempirli di succo d’arancia. “Uno è per me e uno per loro”, farfugliò indicando con un cenno la gabbia all’esterno. Berth annuì dubbioso, non sicuro di aver capito bene.

“Sono ghiotti di succo, ne berrebbero dalla mattina alla sera. Anche io ne berrei dal mattino alla sera, in verità”, continuò il vecchietto, concentratissimo nel riempire i bicchieri. “Non sapevo bevessero il succo”, intervenne Jessie alle spalle del marito. “Sì, gli ricorda quando erano liberi nella foresta. Sa, tutta quella frutta sugli alberi”, rispose prendendo i bicchieri uno per mano. Berth annuì con un sorriso di circostanza, incerto se il vecchietto stesse facendo dello spirito o fosse serio. “Con permesso”, sussurrò avviandosi verso la porta da cui era entrato per raggiungere nuovamente la gabbia.

Jessie e Berth lo guardarono dalla finestra, incerti se dire qualcosa o meno. “Se non altro è qualcosa di diverso dal solito”, sussurrò Berth quasi a giustificarsi davanti alla moglie.

Se non altro, fu qualcosa che tutti ricordarono per un bel po’ di tempo.

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