Ultime letture #5

Si parla (…brevemente) di: “Cattedrale” di Carver, “L’ultimo inverno” di Paul Harding, “L’uccello che girava le viti del mondo” di Murakami, “Notturno indiano” di Tabucchi e “Come diventare il mio iceberg” di Mauro Zucconi.

Cattedrale – Raymond Carver
Parlare di Carver mi è sempre un po’ difficile, visto che è un autore che, diciamolo chiaramente, non cerca di colpirti né con il suo stile né con le sue trame. C’è una semplicità nella scrittura di Carver, così come nelle storie raccontate, che sembra sempre di essere lì, seduto in poltrona con un vecchio amico che ti racconta di questa o quell’altra vicenda. “Cattedrale“, che è chiaramente una raccolta di racconti (solo racconti per Carver, quando non sono poesie), è una splendida raccolta in cui spiccano certe storie imperdibili nel loro essere tanto normali, a partire proprio da quella “Cattedrale” che dà titolo all’opera intera. Aggiungetelo pure in wishlist se avete già letto altro di Carver, ma anche se non avete niente di suo (e qui mi interrogo sulle vostre letture se non mi conoscete Carver).

L’ultimo inverno – Paul Harding
Diffidate dalla scritta “vincitore del Pulitzer” sulle copertine dei libri. Questo di Paul Harding è uno di quei libri che è meglio non ritrovarsi in mano, ed è un peccato perché la quarta di copertina faceva sperare in una splendida immersione nella vita di un anziano oramai prossimo alla morte. La verità è che Paul Harding, ecco, non sa neanche lui cosa raccontarvi, quindi si mette a infiorettare ogni frase di questo racconto con il solo scopo di allungare il suo brodo. Risultato: metafore campate in aria, frasi “poetiche” da quattro soldi e una storia poco interessante. E neanche la copertina con un quadro di Hopper serve a risollevare le sorti di questo libretto. Bocciato. Si ripresenti quando ha qualcosa di interessante da raccontarci, Mr. Harding.

L’uccello che girava le viti del mondo – Haruki Murakami
Ok, ok: è il classico Murakami. E per classico intendo che segue gli schemi già collaudati in trent’anni di libri: dal protagonista appassionato di musica e tutto particolare, alle ragazze che gli girano intorno una più misteriosa dell’altra, ai gatti che scompaiono, fino ai sogni che fungono da realtà alternativa ma che poi si riflettono su quella reale, eccetera, eccetera. Però ne “L’uccello che girava le viti del mondo” troviamo il Murakami di quando era ancora Murakami, e non la copia sbiadita degli ultimi lavori (“1Q84” su tutti). Se quindi oggi dovessi consigliare un libro, e dico un solo libro, da cui partire per conoscere Murakami, direi che questo rappresenta bene l’intero mondo murakamiano. Certo, dovete avere la pazienza di leggere un libro di oltre 800 pagine, ma ogni tanto ne vale la pena.

Notturno indiano – Antonio Tabucchi
Tabucchi ci mostra la sua India in un racconto in cui la trama è solo un pretesto e il filo, neanche tanto conduttore, serve per raccontarci il lato meno visibile, quello “notturno” appunto, di un Paese tanto diverso dal nostro. Fra incontri con personaggi caratteristici, stanze d’albergo e ospedali, il protagonista ci svela infatti solamente il giusto, lasciando al lettore il compito di ricostruire tutto ciò che non è raccontato e spaziare fra i tanti scenari mostrati. Non lasciatevi quindi ingannare dalle poche pagine che lo compongono, questo libro vi prenderà più tempo per pensare che per leggerlo.

Come diventare il mio iceberg – Mauro Zucconi
Oramai sembra che sia diventato un esperto di Zucconi, ma la verità è che continuano a passarmeli e allora, ecco, io mica riesco a trattenermi e a non leggere Mr. Zucconi. Dopo “Ristorantopoli” e “In caso di spontaneità“, ora è il turno di “Come diventare il mio iceberg“, che non è altro che una raccolta in occasione del decimo anniversario del blog del sopraccitato. Zucconi è uno che ti fa morire dalle risate, ma è anche un tipo geniale, cose che non sempre vanno di pari passo: la raccolta si legge in un’oretta o poco più, tutti racconti brevi o brevissimi, ed è soprattutto in questi ultimi che Zucconi dà il suo massimo. Delude, purtroppo, solo il racconto inedito che, vuoi per l’estrema lunghezza, vuoi per il fatto che si discosta molto dalle classiche atmosfere, ti fa rimanere con un “è tutto qui?”. È tutto qui, Zucconi?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...