Allunaggio

Che poi, ieri leggevo di quando Armstrong, Aldrin e Collins dovettero firmare il foglio di immigrazione di ritorno dall’allunaggio, e nel frattempo avevo il Nori che mi raccontava di quell’altro astronauta, quello sovietico, il Gagarin, e della sua casa natale:

“Che dice, Denìs, che all’inizio degli anni sessanta, quando Gagarin stava per tornare alla base che oramai era certo che la missione era stata una missione riuscita, da Mosca era partita una squadra di operai stacanovisti diretti a Gzatsk, villaggio natale di Gagarin nei dintorni di Smolensk che adesso non si chiama più Gzatsk si chiama Gagarin, era partita questa squadra di stacanovisti [che] nel giro di tre giorni avevan tirato su la casa natale di Juij Gagarin.

Che dopo poi Gzatsk, dice Denìs, era questo villaggio di case tutte piccole in legno tranne una casa enorme in mattoni con interno un giardino bellissimo di betulle in fiore[,] la casa natale di Jurij Gagarin […]”

[Paolo Nori, Pancetta, Feltrinelli, p. 162]

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