Pesci bianchi, pesci rossi

(…e niente, ci ho preso gusto.
Secondo racconto “peccaminoso” per l’EDS della Donna Camèl.)

Tempo di lettura: meno di 4 minuti

Se potessi tornare indietro, sì, se potessi tornare indietro, rifarei esattamente la stessa cosa. E no, non lo dico perché tornare indietro nel tempo sia impossibile. È la cosa più facile del mondo, ma i grandi non lo capiranno mai. Basta solo stringere forte gli occhi per qualche secondo e poi rifare esattamente le stesse cose, come se non fosse successo nulla. Ma io non voglio tornare indietro a ieri sera, quello che ho fatto era la cosa giusta. Certo, mi dispiace un po’, ma pensate che non lo rifarei? Certo che lo rifarei.

Ieri sera ero qui in camera mia che giocavo alla Nintendo, c’era da battere il record del nuovo livello, ma ero veramente stufo del boss finale, a lui basta colpirti una volta e tu sei morto, mentre per far morire lui devi attaccarlo almeno un migliaio di volte. Ho buttato il joystick e ho cercato di recuperare qualche fumetto sotto il letto, di solito è lì che finiscono quelli che non trovo più sullo scaffale. Forse è stato a quel punto che ho sentito che dalla camera di sotto arrivavano una serie di colpi. Uno dietro l’altro, neanche avessero messo i tamburi in camera di mamma e papà.

Ho lasciato perdere i giornaletti e sono uscito dalla mia stanza per capire cos’era tutto quel rumore. Quando mi metto a giocare io a pallone in camera non posso fare due palleggi che subito arriva qualcuno a dirmi di smetterla. Allora sono sceso al piano di sotto e ho bussato alla camera di mamma e papà. Per un attimo il rumore si è fermato, c’era quasi un gran silenzio. Ho chiamato “mamma”, sapevo che solo lei era in casa, papà è via per tutto il fine settimana, ma non mi ha neanche risposto. Ho urlato di nuovo “mamma”, e questa volta, dalla stanza, deve avermi finalmente sentito.

«Aspetta, non entrare, arrivo subito.»

Sono rimasto lì ad aspettare, per un tempo direi lunghissimo, poi ho bussato di nuovo alla porta.

«Io entro, mamma!»

Ho abbassato la maniglia e stavo già per spingere la porta, quando dall’altra parte il signor Carl, quello che abita due case più in là, mi ha aperto lui stesso.

«Hey, non dovresti essere a fare i compiti?» mi ha detto con un sorriso untuoso e cercando di occupare tutto il vano della porta. Se non fosse che per quanto è magro, occupava sì e no un decimo dello spazio. Aveva su una camicia mezza sbottonata, e forse ho anche storto un po’ la faccia vedendo quel suo petto bianco da pesce lesso, tanto che non gli ho neanche risposto.

«Mamma, cos’erano quei rumori?»

«Niente, tesoro. Torna pure a giocare» mi ha risposto dalla penombra della camera con una vocetta dolce delle sue, ma un po’ strana a dire il vero.

Ho cercato di passare sotto il braccio del signor Carl, ma lui prontamente mi ha fermato. Io comunque ho visto, ma non so neanche spiegarmi il perché, che per terra c’era quel vestito lungo da sera, quello tutto rosso con le cose luccicanti, quello che mamma mette solo quando papà la porta a qualche serata elegante dove io e Alice di solito non siamo invitati. Eppure papà era via tutto il fine settimana, non sapevo dovesse venire a prenderla per uscire.

Ho cercato comunque di passare di nuovo oltre il signor Carl, lanciandogli un’occhiata che sicuramente lo ha fatto intimorire, ma non c’è stato niente da fare, continuava a bloccarmi sull’ingresso. Alla fine non ce l’ho fatta più.

«Fammi passare, voglio vedere la mamma.»

«Siamo piuttosto occupati qui. Perché non vai a giocare ai videogiochi, fra poco la mamma sale da te» mi ha risposto, ancora più untuoso. Mi sembrava sempre più una sogliola, con quel petto bianco e quei suoi due piccoli occhietti neri e indagatori.

«Fammi passare.»

«Tesoro, ascolta quello che ti dice il signor Carl. Siamo impegnati a montare un quadro, fra poco vengo su da te.»

A quel punto non ce l’ho fatta più e, al signor Carl che mi teneva lì bloccato, ho pestato il piede con tutta la mia forza. Ha lanciato un urlo, ma non si è spostato di un millimetro. In compenso stava per tirarmi uno schiaffo, o forse un pugno, ma io ho indietreggiato di qualche passo e l’ho evitato. Mi ha lanciato dietro qualche parolaccia, che sicuramente riutilizzerò alla prima occasione utile, poi mi ha richiuso la porta in faccia e, dal rumore, penso abbia girato anche la chiave.

Ho rinunciato a provare di aprirla, ho tirato solo un pugno alla porta e poi sono corso giù al piano di sotto, sperando che non mi rincorresse nessuno. Ero arrabbiato con la mamma, a quel pesce lesso del signor Carl non pensavo neanche, allora ho iniziato a girare per casa cercando qualcosa da fare.

Quando in sala ho visto la boccia del pesce rosso, mi è venuta un’idea. Ho preso tutta la boccia e l’ho portata al bagno di sopra. Prima o poi la mamma, o magari il signor Carl, sarebbero dovuti andare in bagno. Ho versato quindi tutto nel gabinetto: si sarebbero ritrovati il pesce a mollo lì dentro, volevo proprio vedere come l’avrebbero tirato fuori.

Solo che mentre finivo di versare il pesce nel gabinetto ho sentito la porta della camera di mamma e papà riaprirsi. Non volevo farmi ritrovare lì nel bagno con il pesce, altrimenti avrebbero pensato che ero stato io. Certo, ero stato io in ogni caso, visto che in casa eravamo solo noi tre, ma non volevo farmi scoprire mentre lo facevo, non avrei potuto dire che non ne sapevo nulla. Ho lanciato un’occhiata al corridoio oltre la porta, poi di nuovo al gabinetto dove il pesce, nella poca acqua disponibile, nuotava in tondo. Al sentire i primi passi nella mia direzione ho preso la decisione: ho tirato l’acqua del gabinetto e addio pesce rosso. Ho nascosto la boccia nel cesto dei panni sporchi e sono corso al piano di sopra, senza neanche vedere se dalla stanza era uscita mamma o il signor Carl. Una volta in camera mi sono messo al sicuro sotto il letto, e per il resto della serata non si è fatto vedere più nessuno.

Spero solo che domani, quando Alice rientrerà dai boy scout, non faccia storie per il pesce rosso scomparso. E, soprattutto, non mi guardi male con quei suoi piccoli occhietti neri e indagatori da vero pesce lesso.

***

EDS, ovvero esercizi dscrittura: questa volta si voleva un peccato, un po’ di rosso e qualche discorso diretto. Trovate qui le regole complete, mentre questi sono gli altri prodi partecipanti:
– Melusina con “Gloria Mundi” e “Red Velvet” e anche “L’amore ai tempi dei nonni” e pure “Mille papaveri rossi” e finanche “I salami della Beppina
– Dario con “Lisa Borletti” e “Turi Pappalardo” e ancora “Lucevan li occhi suoi più che la stella
– Gordon Comstock con “Il peccato più grande
– Fulvia con “Biancaneve
– Hombre con “Present continuous” e perfino “I primi nove venerdì del mese
– Angela con “Pensiero stupendo” e “Rosso Jungla” e infine “Come i Simpson
Pendolante con “La confessione” e per di più “Generazioni
– Michela con “Apple
Lillina con “Iago
Cielo con “Il pantone. Altro che rosso.
– Calikanto con “Tabarin
La Donna Camèl con “La casa rossa
Leuconoe con “Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno
Il Pendolo con “Il treno rivelatore
Kermit il Rospo con “Aspettando Geova
Singlemama con “La messa della domenica
– …e sempre io con l’altro racconto “Cave Cave Deus Videt
– …e per ora basta, ma se si aggiunge qualcuno ve lo linko

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15 pensieri su “Pesci bianchi, pesci rossi

    1. Gabriele Autore articolo

      Ci può stare, volevo essere più leggero. Però se manca mordente, forse sono stato troppo leggero. Prossima volta ci aggiungo il mordente (bella parola mordente, sembra tipo “ammorbidente”, ma con qualcosa in meno).
      Grazie di essere passata, Melusina.

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  1. ladonnacamel

    Magari questo è più mainstream, però l’altro non è per tutti, dunque hai fatto bene a metterti in gioco ancora, Sam

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  2. Pingback: Cave Cave Deus Videt | L'inverno del nostro scontento.

  3. Pingback: Generazioni | Pendolante

  4. Pingback: La confessione | Pendolante

  5. Calikanto

    Uno spaccato molto preciso, un’immagine vivida di come un bambino vede le cose, il suo punto di vista dal basso e la sua rabbia impotente. Fuori dal coro io ho preferito questo all’altro :-) Bravo!

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  6. Pingback: Il treno rivelatore | Il pendolo

  7. Pingback: Tabarin | Tratto d'unione

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