D’ora in poi e per sempre – John Barth

«Ha qualcosa nell’occhio?», le chiede adesso il marito, prendendole di mano l’inutile binocolo: spesso si rivolgono scherzosamente l’uno all’altra usando pronomi di terza persona.
«Già». Joan si schiarisce la voce e si strofina l’occhio con le nocche. «Il tempo, quel gran bastardo».
Frank mette a fuoco, con più successo di lei. «La signora ha il tempo nell’occhio?»
«Sì, e ce l’ha anche sotto al naso e dritto in faccia, solo che non ne ha più per le mani. Dove è andato a finire tutto quanto, amore?»
Evitando la domanda Frank afferma: «Il fatto è che a Goethe piacevano i microscopi e i telescopi. La sua battuta non va vista come una rimostranza ma come un monito».

«Be’, la mia è una rimostranza», dice Joan. «E visto che ci sono: T.S. Eliot non ci aveva capito niente: è fantastico misurare la propria vita a cucchiaini di caffè. Quello che fa schifo è finire il caffè».
In tono fermo ma comprensivo, il marito osserva: «Lei è stressata. Ah, ecco», dice poi rivolto a Vega: «sei , vecchia mia!»
«E’ vero», riconosce la moglie. Versa a se stessa e a lui un altro goccio di champagne. «Cerchiamo di vedere una stella cadente e leviamo le tende. No: restiamo qui fuori per sempre».
«Calma con quell’occhio, ok?» Perché se lo sta strofinando ancora. «Pensa a tutte quelle famigliole felici di acari che colonizzano i follicoli delle ciglia umane. Stai facendo Apocalypse Now lì dentro. La fine del mondo».
«Vadano all’inferno», ribatte Joan. «Cos’hanno mai fatto di buono per me?» Reso evanescente dalle lacrime, il bicchiere di plastica con lo champagne catalano rifrange la luce della candela in un modo che cattura il suo occhio (quello destro) di pittrice. «Comunque, Goethe aveva ragione. E poi è davvero la fine del mondo».
«Joanie?»
«Scusami scusami scusami». Avambracci nudi appoggiati alle cosce nude, si mette a sedere ingobbita sul bordo del lettino, e muove il calice del vino controluce. «Non sarò brava in questo, Frank. Non sarò all’altezza».
«Allora non esserlo». Le dà delle pacchette sul ginocchio. «Dopo tutti questi anni, ne hai il diritto».
Lei distoglie lo sguardo, verso il cielo. «Era una meteora?»
Frank ci pensa. «Una lucciola».

[John Barth, La vita è un’altra storia (racconti scelti), Minimum Fax, pp.157-158]

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