Ultime letture #7

Si parla (meta-brevemente) di: “Il re della pioggia” di Saul Bellow, “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline, “Il filo dell’orizzonte” di Antonio Tabucchi, “Io sono leggenda” di Richard Matheson e “Si sente?” di Paolo Nori.

Il re della pioggia – Saul Bellow Da dove partire? Ah, sì, partiamo con il dire che Saul Bellow è uno di quegli autori che piacciono a me, uno di quegli americani che hanno aperto, spesso inconsapevolmente, le porte al postmodernismo, un po’ come John Barth o Philip Roth o DeLillo, gente che un giorno, subito dopo la seconda guerra mondiale, si è messa alla propria scrivania e ha iniziato a buttar giù storie che ritraessero i propri contemporanei, spesso da un punto di vista imparziale, a tratti volutamente cinico e/o umoristico, riconducendosi idealmente alla cultura dei decenni precedenti ma rivisitandola (e in alcuni casi stravolgendola) in chiave moderna. Saul Bellow, canadese naturalizzato statunitense, pubblica “Il re della pioggia” (quinto di una bibliografia che conta quasi una ventina di libri) nel 1959, un libro di poco meno 400 pagine in cui ci racconta l’esperienza del signor Henderson, miliardario che si comporta “come un barbone” e che, ad un certo punto della sua travagliata vita, costituita da due matrimoni e un imprecisato numero di figli, decide di partire per l’Africa. Qui si immerge in un continente a lui del tutto nuovo, dove a contatto con popolazioni primitive si trova a dover far fronte ad inaspettate avventure, avventure che hanno lo scopo di smuovere l’animo di questo rozzo miliardario un po’ trasandato, esempio dell’uomo moderno alla perenne ricerca del vero significato della vita. Divertente nella prima parte, in cui potremmo associare lo stile di Bellow a quello dei primi lavori di John Barth, più lento e “meditativo” nella seconda, “Il re della pioggia” è un libro sicuramente consigliato, forse non il capolavoro di Bellow (ma parlo io che ho letto solo questo – è che spero di essere smentito da altri libri ancor più riusciti), ma sicuramente consigliato, questo sì. E poi, visto che vi voglio bene, a fine di questo post trovate l’incipit del libro, così vi convincete a prenderlo.

Il filo dell’orizzonte – Antonio Tabucchi Il mio commento, appena terminato questo libricino, è stato: “ma che strano”. Tabucchi mette in piedi un racconto che parte come un giallo e termina… ecco, è qui il problema: a metà storia il libro prende una piega quasi surreale, con il protagonista che di capitolo in capitolo passa da una scena all’altra senza continuità, c’è un susseguirsi di avvenimenti e personaggi incomprensibile. Il senso c’è, e Tabucchi ce lo mostrerà, almeno in parte, nel finale. Non un giallo dunque, ma un libro che in piena tradizione tabucchiana cerca di esplorare gli aspetti e i comportamenti più profondi dell’animo umano. Consigliato solo per appassionati dell’autore, tutti gli altri ripassino con i suoi veri capolavori.

Io sono leggenda – Richard Matheson Finalmente un libro all’altezza del film che ha ispirato. Infatti mi hanno fatto schifo deluso entrambi nello stesso identico modo. Avanti un altro.

Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Céline Parto con il dire che mi aspettavo tutt’altro libro, anche perché un titolo del genere lo avrei accostato ad un resoconto più intimista e dallo stile nettamente differente. Questo non vuol dire che “Viaggio al termine della notte” non mi abbia soddisfatto, è anzi un gran bel libro, un flusso continuo di pensieri e avvenimenti fitti fitti in un librone di quasi 600 pagine. Protagonista è Ferdinand Bardamu, personaggio fittizio in cui si riflette parzialmente lo stesso Céline, con le sue avventure nella società, sempre più mutevole, di inizio ‘900. Al Bardamu impegnato nella Prima Guerra Mondiale nel suo Paese si contrappone così quello impegnato nelle fabbriche della Ford d’oltreoceano, a quello immerso nell’Africa coloniale l’ora diventato medico Bardamu alle prese con i quartieri più poveri di una Francia degradata. Céline, che esordì con questo romanzo, si caratterizza anche per uno stile tutto suo che trova ispirazione dal parlato, con tutta la sua crudezza sottolineata da modi gergali e strutture grammaticali tutte sue. Lettura che almeno una volta nella vita occorre fare.

Si sente? – Paolo Nori Non volevo parlarvi di questo librettino, poi però mi son detto perché non ne vuoi parlare?, allora mi son risposto allora parliamone, non vedo perché non dovrei parlarne. Librettino che si legge in un’ora, l’ultimo di Nori racchiude tre discorsi pronunciati in occasione di altrettanti viaggi ad Auschwitz con un’associazione italiana, discorsi che dovrebbero parlare dell’olocausto, ma che in piena tradizione dello scrittore emiliano divagano e divagano ad ogni occasione, per poi spiazzarti quando al termine si ricongiungono esattamente al discorso iniziale. Un librettino da leggere dunque, lontano dai soliti sull’argomento: fate  pure un salto in biblioteca e procuratevelo.

Nelle precedenti puntate si è parlato, fra gli altri, di: Gabriel Garcìa Màrquez, Haruki Murakami, Oliver Saks, Richard Yates, Jeanette Winterson e Jonathan Franzen. Ma anche di altri, sia ben chiaro.


Il re della pioggia (incipit)

Perché ho fatto questo viaggio in Africa? La spiegazione non è semplice. Le mie cose andavano sempre peggio, sempre peggio, e a un certo punto erano diventate un viluppo inestricabile.

Se ripenso alla mia situazione all’età di cinquantacinque anni, quando comprai il biglietto, vedo solo dolore. I fatti mi si affollano addosso, sì che ne avverto l’oppressione sul petto. Irrompono in frotta disordinata: i miei genitori, le mie mogli, le mie ragazze, la mia fattoria, i miei animali, le mie abitudini, i miei soldi, le mie lezioni di musica, le mie sbornie, i miei pregiudizi, la mia violenza, i miei denti, la mia faccia, l’anima mia! Ed io urlo: «No, no, via, maledetti, lasciatemi stare!» Ma non possono lasciarmi stare.

Fanno parte di me. Son cose mie. E mi si ammucchiano addosso da ogni parte. E ne viene il caos.

Eppure, il mondo, che mi appariva tremendo, oppressivo, ha distolto da me la sua ira. Ma se voglio darne conto a voi, e spiegare perché andai in Africa, devo guardare in viso i fatti. Magari cominciando dal danaro. Io sono ricco. Dal vecchio ereditai tre milioni di dollari, detratte le tasse, ma mi son sempre considerato un barbone, e con motivo. Soprattutto questo: mi comportavo come un barbone. Ma quando le cose si mettevano molto male, in segreto andavo a cercare nei libri, sperando di trovarvi una parola utile, e un giorno lessi: “C’è sempre remissione per i peccati, e non occorre la virtù prima.” Mi fecero un’impressione così profonda, quelle parole, che le andavo ripetendo a me stesso. Ma poi ho dimenticato in che libro fossero.

[Il re della pioggia, Saul Bellow, Euroclub, pp. 9-10]

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6 pensieri su “Ultime letture #7

  1. martisorrentino

    Letture interessanti! Bellow non lo conoscevo ma da come ne parli sembra proprio che potrebbe piacermi. “Viaggio al termine della notte” ce l’ho in wishlist da una vita ma non è arrivato ancora il momento di leggerlo, appena avrò il coraggio di prenderlo in mano ti farò sapere. Tabucchi devo leggerlo assolutamente invece “Io sono leggenda” non mi attrae particolarmente ma concordo assolutamente con te per quanto riguarda il film. Buona serata :)

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    1. Gabriele Autore articolo

      Bellow ti serve sicuramente, splendido scrittore, quanto a “Viaggio al termine…” ci vuole assolutamente il periodo giusto, anche perché è uno di quei libri da leggere tutto d’un fiato (e da cui difficilmente riesci a staccarti una volta iniziato). Ciao Martina :)

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  2. deborahdonato

    Amo Viaggio al termine della notte, lo amo perché concentra tutto ciò che nella letteratura io credevo di odiare e invece è meraviglioso, unico, uno dei miei libri preferiti. Anche Morte a credito è un ottimo libro, uno di quelli in cui ho riso di più leggendolo. Quell’uomo era un geio, forse un genio del male, per dirla con banalità, ma non amo che la morale si intrecci con il gusto estetico. Grande Céline!

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  3. LeDueNellie

    Viaggio al termine della notte è la mia prossima lettura! Ne ho sentito parlare così tanto che in realtà non so cosa aspettarmi, non vorrei essere delusa da tutto questo parlarne bene anche perché è un bel mattone da portare a casa! Il Re della Pioggia non lo conoscevo, lo metterò in wish list! :)

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    1. Gabriele Autore articolo

      Brava Nellie, Bellow ti serve sicuramente. Quanto a “Viaggio al termine…” ne avevo sentito parlare tanto anche io, infatti da lì quel “Parto con il dire che mi aspettavo tutt’altro libro”, però alla fine mi ha soddisfatto. Aspetterò di leggere la tua recensione :)

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