Due distinti signori in completo elegante

(un racconto per poeti maledetti)

Tempo di lettura: 5 minuti e 29 secondi

Absolus par l’imagination, absolus dans l’expression,
absolus comme les Reys-Netos des meilleurs siècles.
Mais maudit!
Jugez-en. ¹

«Vi dico di lasciare stare, tutto quello che è uscito nel periodo successivo è solo uno spreco di tempo.»
«Spreco di tempo? Sarà forse uno spreco di tempo per voi, io trovo che certuni, per quanto non possano competere con la scena sviluppatasi…»
«Vi ripeto, lasciate perdere tutta la scena iberica e questa cosiddetta Generazione del ’27. Sarà meglio concentrarsi sulla nostra scena nazionale, è qui che nello scorso secolo si è sviluppata…»
«Con voi non si può parlare di niente ad eccezione che del nostro Paese. Baudelaire, Baudelaire, più andiamo avanti più tendete a tornare sempre e solo a Baudelaire.»
«Non toccatemi Baudelaire,» profferì secco Signore in Completo Verde Uno inghiottendo rumorosamente la colazione «o vi faccio vedere io cosa scriveva il vostro Lorca.»
«Riconoscerete almeno la sua importanza nella poetica…»
«Cosa può interessarmi della poesia spagnola quando abbiamo gente come Baudelaire? Anche i nostri cugini d’oltremanica sono stati capaci di regalarci gente come Blake o Eliot o Yeats o… passatemi il pane, non finitevelo tutto.»
«Tenete, tenete, ingozzatevi voi e il vostro Baudelaire.»
«Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, … Cosa altro ci serve, tanto più dalla poesia iberica, quando qui da noi, qui intorno a noi, abbiamo avuto gente di questo livello? I poeti maledetti, mai sentiti nominare?»
Signore in Completo Verde Due scosse annoiato la testa, il capo chino sul piatto davanti a sé.
«E non state lì a mugugnare, se avete qualcosa da dire, ditela.»
«Questa dei poeti maledetti me l’avete già raccontata un’infinità di volte.»
«Il problema è che non ve la fate entrare in testa, quindi ogni volta ve la devo raccontare da capo.»
«Va bene, raccontamela, poi basta discutere di poesia, sempre e solo di poesia, ho da lavorare anche io.»
«Allora: vi sono Rimbaud, Corbière, Mallarmé e Verlaine, quest’ultimo però sotto falso nome, si fa chiamare Lelian. Ci siete fin qui?»
«Vi sto seguendo.»
«Sarà meglio. Vi sono questi quattro, sono riuniti nella stanza di Verlaine, li ha invitati a raggiungerlo per prendere il tè. Non si conoscono fra di loro, e nessuno dei tre poeti conosce a sua volta Verlaine, che come abbiamo già detto si è presentato come Lelian.»
«Si, questo l’ho capito, andiamo avanti.»
«Allora Lelian li accoglie nella stanza, li fa mettere a proprio agio, esordisce dicendo che conosce bene le opere di tutti e tre, ma non è ancora sicuro su chi di loro quattro rappresenti al meglio la poetica di quel preciso periodo storico. Allora li ha riuniti lì, gli spiega Lelian, per decidere una volta per tutte chi di loro è il più degno di poter scrivere della poesia francese dell’ottocento. Il giovane Rimbaud sbuffa all’idea, e anche gli altri due sembrano poco interessati alla proposta di Lelian, ma più incuriositi a sapere come si potrebbe mai decidere una cosa del genere, e soprattutto cosa potrebbe mai venirne fuori da un libro sui poeti del periodo. E’ Mallarmé a prendere la parola e a chiedere al Verlaine sotto mentite spoglie per quale motivo dovrebbero essere interessati a una cosa del genere.
“E’ molto semplice, miei illustri colleghi” – sebbene nessuno degli altri tre sappia chi sia Lelian, ognuno ha convenuto fra sé che si tratti di qualche poetuncolo con manie di grandezza – “è molto semplice: vi è bisogno di lasciare traccia di questo periodo, è un’epoca storica per la nostra arte e per la nostra Nazione, e un libro che sappia descriverne le sfaccettature, dal punto di vista di chi ne ha fatto parte, potrebbe essere l’unico documento veritiero del periodo. C’è inoltre bisogno che qualcuno si prenda il compito di spiegare del come siamo arrivati a definire la nostra strada e i nostri intenti, un’opera che indichi la strada a chi verrà dopo di noi.”
Nonostante la spiegazione di un Verlaine oltremodo entusiasta ma dai cauti toni di presentazione, i tre non sembrano più interessati che prima. E’ di nuovo Mallarmé a prendere la parola e a chiedere a Verlaine come si potrebbe, allora, dimostrare chi di loro quattro è il più adatto per un lavoro del genere. Verlaine sospira, si alza dal divano su cui ha recitato la sua parte da Lelian e, avvicinandosi al caminetto che illumina e riscalda la stanza in cui sono riuniti, espone finalmente l’intera storia.
“Ho incontrato alcune settimane fa questo signore, un ometto innocuo come tanti se ne vedono girare al Bois de Boulogne. Non ricordo se sono stato io a notarlo per primo o lui ad avvicinarsi verso di me, sicuro come se ci fossimo messi d’accordo per incontrarci proprio a quell’ora e proprio in quel posto. Questo ometto in giacca gialla, di cui non ho avuto il piacere di conoscere il nome, mi ha raccontato quanto vi ho riferito fino ad ora, dichiarandosi disposto a fornirci tutto il suo sostentamento, economico quanto culturale. E alla mia domanda su come avremmo potuto capire chi di noi quattro fosse il più indicato per scrivere questo libro, mi ha risposto di non preoccuparmi, perché al momento opportuno sarebbe intervenuto lui a chiarirci tutti i dubbi”.
Verlaine non ha il tempo di lasciare cadere il piccolo ceppo che ha in mano all’interno del camino, che la porta della stanzetta si apre, alimentando una fiammata che avvolge il ceppo stesso, senza fortunatamente dar fuoco al braccio del povero Verlaine. L’ometto in giacca gialla, rosso in viso come se fosse appena uscito da una caldaia piuttosto che arrivato dalle piovose strade parigine, si accomoda sul divano lasciato libero da Lelian sotto gli sguardi un po’ stupiti dei tre sconosciuti e di un Verlaine che, come ha appena riferito, conosce poco più degli altri di quella situazione. L’ometto, che da seduto tocca terra con solo la punta dei suoi stivaletti, sorride verso i quattro poeti, un sorriso sornione che più che mettere allegria non fa che acuire il senso di disagio dei quattro.
“Signori, grazie per avermi invitato” esordisce con un marcato accento che pare la via di mezzo di almeno tre differenti lingue, tutto tranne che francese. “Non amo i preamboli, e penso che il mio amico Lelian vi abbia già spiegato a meraviglia che cosa mi aspetto oggi da voi. Direi quindi di passare direttamente alla prova. Signor Rimbaud, potreste farmi il favore di portarmi quell’attizzatoio?”
Il giovane poeta, ancora appoggiato alla colonna di marmo poco distante dal camino, luogo da cui non si è spostato per tutta la serata, guarda per un attimo l’ometto, quindi Verlaine, e infine l’attizzatoio vicino al caminetto. Si decide quindi e recupera lo strumento, portandolo all’ometto in giacca gialla e porgendoglielo dubbioso.
“Non male per uno pronto ad una stagione all’inferno” proferisce lo sconosciuto, ma con un tono tanto basso e colloquiale che per un attimo tutti e quattro i poeti pensano di aver sentito male. “Signori, siete pronti per un piccolo viaggio di, diciamo, un paio di mesi?” si rivolge dunque ai poeti, mentre scivola dal divanetto e si rimette in piedi, l’attizzatoio nella destra come se fosse il più prezioso degli scettri regali.
Al che Corbière, che è stato silenzioso tutta la serata, prende finalmente la parola…»
«Aspettate, è lui?»
Signore in Completo Verde Uno si guardò un attimo alle spalle per adocchiare le due persone appena entrate nella tavola calda.
«Sì, è lui. Andiamo.»
Signore in Completo Verde Uno e Signore in Completo Verde Due si alzarono in contemporanea dalle sedie, lasciando sul tavolino i rimasugli della loro colazione, tazze semivuote di tè e piatti con pezzi di pane imburrato.
«Il signor Ambush?» chiese Signore in Completo Verde Uno avvicinandosi a Uomo in Giacca Gialla scortato da Armadio a Due Ante.
«Non ho tempo per incontri in questo momento, chiamatemi in ufficio» rispose sgarbatamente Uomo in Giacca Gialla, degnandoli appena di uno sguardo e già rivolgendosi alla cameriera dietro al bancone.
«A quanto pare avrà tempo adesso» gli rispose Signore in Completo Verde Uno prendendolo per un braccio e obbligandolo a girarsi nella direzione da cui era appena arrivato.
Armadio a Due Ante fece per intervenire, ma a Signore in Completo Verde Due bastò scostare la giacca del completo e fargli notare la pistola al suo fianco. Armadio a Due Ante fece un passo indietro, quasi inciampando su se stesso, mentre i due signori in completo elegante scortarono all’esterno Uomo in Giacca Gialla, strattonandolo ciascuno per un braccio.
«Ora andiamo a farci una bella chiacchierata,» sentì dire da Signore in Completo Verde Uno mentre uscivano dalla tavola calda, «lei se la ricorda quella storia dei poeti maledetti?»

¹ Assoluti per l’immaginazione, assoluti nell’espressione, assoluti come i Rey-Netos dei secoli migliori. Ma maledetti! Giudicate.

***

Tre (distinte) note finali (in completo elegante)

Una prima nota sul perché di questo racconto: “Due distinti signori in completo elegante” nasce per l’eds della Donna Camél, di cui trovate qui tutte le specifiche. In breve si voleva un racconto che tralasciasse di spiegare qualcosa nel dettaglio e che contenesse qualcosa di verde. Alla fine di queste note trovate l’elenco degli altri partecipanti. Le altre due note che seguono sono invece per chi ne volesse sapere di più, anche a costo di farsi spiegare tutto il racconto.

…una nota per il contesto: la ricostruzione dei quattro poeti maledetti è chiaramente e volutamente falsa, a partire dal fatto che i quattro non si conoscessero fra loro. Verlaine e Rimbaud si conobbero quando quest’ultimo aveva appena 17 anni e intrattennero una relazione intima che portò Verlaine a lasciare moglie e figlio per vivere con lui in Inghilterra, salvo poi tornare sui suoi passi e, in un attimo di ubriachezza, sparare due colpi di pistola ad un Rimbaud oramai distrutto (ne nascerà però qualcosa di buono, ad esempio “Una stagione all’inferno”, che nulla ha a che fare con la presunta discesa negli inferi di cui si fa cenno nel racconto). Anche con gli altri due, Mallarmé e Corbière, Verlaine intrattenne una relazione, in questo caso di semplice amicizia, tanto che tutti e tre furono inclusi nella prima edizione dei suoi “Poeti maledetti”, opera dedicata ai più grandi poeti incompresi del suo tempo (Verlaine si auto-includerà nell’edizione successiva con lo pseudonimo di Pauvre Lelian). E’ proprio a questa opera cui si allude nel racconto del distinto signore in completo verde: seppur senza fine, possiamo immaginarci chi dei quattro la spunterà nella sua scrittura, così come chi descriverà il presunto “viaggio dantesco”…

…e una terza nota per chi vorrebbe capirci qualcosina in più: partiamo dall’epigrafe del racconto che è epigrafe anche dei “Poeti maledetti”: “Assoluti per l’immaginazione, assoluti nell’espressione, assoluti come i Rey-Netos dei secoli migliori. Ma maledetti! Giudicate”. Il cognome di Uomo in Giacca Gialla, Ambush, è un chiaro termine inglese, “imboscata” (o “agguato”), che vorrebbe rimandare all’azione dei due signori in completo verde. Il fatto che abbia anche lui la giacca gialla come l’ometto del Bois de Boulogne, che i signori in completo siano due appassionati di poesia, che i poeti maledetti fossero quattro e solamente due siano riusciti a scrivere le relative opere mentre gli altri siano rimasti a bocca asciutta dopo un viaggio negli inferi, e, infine, che si occupino di sistemare un discorso rimasto in sospeso da chissà quanto tempo, … ecco, tutto questo penso sia compito del lettore inquadrarlo al meglio nella situazione che si è venuta a creare.

***

Partecipano a questo eds:
– Angela con “Opera numero 1
– Michele con “La sciarpa
– Melusina con “Un mare d’erba
– Hombre con “O’ nipote mascalzone
– La Donna Camèl con “A proposito della Prinz verde
– Lillina con “Fili spezzati
– Dario con “Consigli
– Calikanto con “Onda verde
– Pendolante con “Cambiamenti cromatici
– Il Pendolo con “L’ego di Dio
– Gordon Comstock con “Il primo viaggio insieme
– Melusina con “Telefono casa
– Melusina con “Kate G.
– Singlemama con “La scatola verde

Annunci

17 pensieri su “Due distinti signori in completo elegante

  1. Pendolante

    Ho iniziato questo racconto senza sapere che partecipasse allEDS e, ti dirò, non particolarmente attratta dal titolo, prota ad abbamdonarlo, nel caso. Invece mi ha catturata fino alla fine che è arrivata troppo presto, ma mi ha lasciata la sete dell poi.

    Mi piace

    Rispondi
    1. Gabriele Autore articolo

      Grazie Pendolante, riuscire a tenere lì incollato il lettore è una delle cose migliori che possa capitare ad uno scrittore. Quanto al lasciare il lettore incerto sul finale, è una cosa che adoro, tanto come scrittore (oddio, scrittore, scribacchino via) quanto come lettore.

      Mi piace

      Rispondi
  2. Melusina

    Beh, direi che ci siamo in pieno: criptico, ritorto, surreale e grottesco. Non sono il tipo di lettrice che cerca a tutti i costi una spiegazione, anzi spesso non seguo neppure la trama di ciò che leggo: il mio piacere è quello di naufragare dolcemente (direi voluttuosamente) nell’affabulazione delle parole, nel mare dell’in-definizione. E tu questo piacere me lo hai dato anche qui.

    Mi piace

    Rispondi
  3. Pingback: EDS #01 – La sciarpa | L'AzzeccaGarbugli

  4. Pingback: Brigitte | pernonsprecareunavita

  5. Pingback: Onda verde | Tratto d'unione

  6. Pingback: EDS #01 - La sciarpa | Meltin' Blog

  7. Pingback: EDS #01 - La sciarpa | Homo Pendolare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...