Mio fratello Franz

(un racconto su più livelli)

Tempo di lettura: 4 minuti e un po’

I primi arrivarono che non si era ancora a mezzodì. Erano i coniugi Popovski, tremolanti, piegati su se stessi, lei appoggiata al braccio di lui, lui con il bastone a sorreggere entrambi. Si scusarono per essere passati a così breve distanza dall’accaduto, ma il signor Popovski non aveva voluto sentir ragioni, e stringendo nel suo manone di carta vetrata la destra di Josef gli fece le sue condoglianze. “Per vostro fratello,” aveva detto il signor Popovski, “che è appena venuto a mancare”. Il signor Josef lo ringraziò, ringraziò anche la signora Popovski dagli occhietti lucidi, e rimase a guardarli mentre lentamente si ritiravano lungo il vialetto. E dire che lui, un fratello, neanche l’aveva mai avuto. “La vecchiaia,” si disse Josef, e rientrò in casa.

Ma non ebbe il tempo di raggiungere la cucina che alla porta si sentì nuovamente bussare. Josef tornò sui suoi passi e si trovò davanti la signora Roth. “Oh, signor Josef,” riuscì solo a dire prima di stringerlo in un abbraccio, e Josef non poté far altro che ricambiare a sua volta, un paio di leggere pacche sulle spalle della donna. Il marito doveva averle combinato un’altra delle sue, e il signor Josef era lì apposta per consolarla. “Come farete adesso, signor Josef?” si sentì chiedere da dietro la sua spalla. “Come farò cosa, esattamente?” avrebbe voluto chiedere alla signora Roth, ma la sentì nuovamente scoppiare in lacrime e rimase in silenzio ad abbracciarla. Il signor Josef alzò lo sguardo sul vialetto di casa: i signori Palamède erano appena scesi dal loro carretto e si incamminavano verso di lui, uno dietro l’altro in perfetta fila indiana. “Giornata di visite,” si disse Josef, e cercò di liberarsi gentilmente dall’abbraccio della signora Roth.

“Condoglianze, condoglianze,” farfugliò il signor Palamède levandosi il cappello e chinando appena la testa verso Josef e la signora Roth. “Condoglianze per chi, esattamente?”, si chiese Josef, ma la signora Palamède aveva già preso il posto del marito, e dopo di lei toccò al piccolo Palamède, stretto stretto in una camicia a quadratoni di seconda mano. Josef non ebbe il tempo di intervenire, che i quattro si erano riuniti a parlottare, come se Josef, a mezzo metro da loro, non fosse più presente. Il signor Josef allungò l’orecchio. “L’anno scorso è successo al mio, di fratello, un dolore che…”, sentì dire dalla signora Palamède, e tutto il gruppetto si volse a guardarlo pieno di compassione. “Come farete ora, signor Josef?” chiese nuovamente la signora Roth, “eravate tanto inseparabili, voi e Franz”. Josef ripassò mentalmente i nomi di tutti gli amici e conoscenti, ma un certo Franz, nei suoi trent’anni di vita, lui era sicuro di non averlo mai conosciuto. “Me li ricordo ancora quando giocavano insieme, erano sempre nel mio giardino”. Josef si girò: il vecchio signor Glok li aveva raggiunti, silenzioso come suo solito. Strinse la spalla di Josef quasi a sottolineare le sue parole, “certo che me lo ricordo vostro fratello Franz”.

“Mio fratello Franz,” si disse Josef. Avrebbe voluto spiegare al signor Glok che lui, un fratello, non l’aveva mai avuto. Che per sua madre era già stato tanto aver cresciuto lui, figuriamoci un fratello. Ma il signor Glok si era già unito al gruppetto dei Palamède e della signora Roth, tutti in circolo e a testa china a parlottare in toni tristi di questo Franz. “Mio fratello Franz,” si ripeté Josef. Infilò le mani nei pantaloni sformati, lasciato lì per conto suo, indeciso su cosa fare. Aneliya. Mancava solo lei. Arrivò con i suoi zoccoli, facendo voltare la testa a tutto il gruppo, la guardarono come se fosse una sfilata improvvisata sul vialetto di casa. Si lanciò addosso al signor Josef, lo abbracciò stretto biascicando qualcosa come un “mi dispiace”, il resto si perse nella sua massa di capelli. Josef la abbracciò di riflesso, magari dopo ci sarebbe stato modo di spiegarle che non era successo niente, che lui, questo Franz, non sapeva neanche chi fosse. Ma nel frattempo ai Palamède, alla signora Roth e al signor Glok si era aggiunta la vecchia Babuska, la vicina che in tanti anni aveva salutato Josef sì e no una volta, ed era già lì, impegnata a informarsi su ciò che era accaduto e a dire la sua su Franz come se lo avesse conosciuto meglio di Josef, ed effettivamente poteva essere così, visto che, questo Franz, Josef non sapeva neanche chi fosse. E poi i giovani Bloch, il signor Pszarit, lo straccivendolo che era solito passare sempre il mercoledì e che era passato anche se mercoledì era stato due giorni prima, due muratori dal casolare in fondo alla strada, qualche sconosciuto di passaggio.

In breve davanti alla porta di casa si era formato un piccolo assembramento che non sembrava volersi arrestare: il piccolo giardino era oramai pieno e continuava ad arrivare gente da tutte le parti, oramai gli ultimi non riuscivano neanche a farsi largo per arrivare a fare le condoglianze a Josef. Gruppetti di persone facevano a gara su chi ricordava meglio questo Franz, e Josef, preso da un gruppo all’altro, tirato per la sua giacchetta, veniva compatito e abbracciato e consolato e gli veniva stretta la mano, ma non aveva neanche il tempo di aprir bocca per dire che era tutto un fraintendimento, che veniva strattonato da un altro gruppetto e qui di nuovo compatito e abbracciato e consolato e gli veniva stretta la mano e non aveva neanche il tempo di aprir bocca che… Oramai Josef non riusciva neanche più a vedere la strada al di là del giardino, poi si accorse che la gente aveva occupato anche tutta la strada oltre il giardino, e già nelle due direzioni si erano formate file di calessini e carrozze di passaggio. Ma nessuno si lamentava, tutti scendevano dai calessini e dalle carrozze e si univano ai gruppetti per parlare di Franz e fare le condoglianze al fratello, e oltre la strada si vedevano arrivare persone da tutti i quartieri vicini, e Josef si disse che erano lì tutti per suo fratello Franz, “per mio fratello Franz,” si disse proprio il signor Josef.

Quando riuscì a congedare l’ultimo e a rientrare in casa erano oramai le due di notte, e il signor Josef era quasi convinto di sentire anche lui la mancanza di Franz. Ma non ebbe tempo per pensarci troppo, la stanchezza della giornata si faceva sentire e si addormentò in un sonno agitato. Sognò che cercava di fermare un Franz in continua fuga, ma intorno a lui gruppetti di persone lo afferravano per la giacchetta e lo trattenevano lì a parlare con loro, e questi gruppetti diventavano sempre di più, fino a soffocarlo. Poi arrivava Aneliya ad abbracciarlo e da dietro la sua spalla vedeva nuovamente Franz a portata di mano, e il sogno ricominciava da capo, sempre più angosciante.

Era in piedi dalle sei, al freddo del cimitero, sotto nuvoloni tanto grigi da sembrare nuvoloni tanto grigi. Seppellirono Franz nel duro terreno della collina sotto una lapide con sopra inciso il suo nome: Franz K. “Almeno l’iniziale del cognome coincide con la mia, “si disse Josef. Alla fine della funzione gli si avvicinò il curato, gli strinse la mano e diede una piccola pacca sulla spalla del signor Josef. Gli disse che, al suo posto, anche Franz avrebbe fatto lo stesso. Il signor Josef rispose sicuro che sarebbe stato così, che era stato fortunato ad aver avuto un fratello come lui. E dire che lui, un fratello, neanche l’aveva mai avuto.

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6 pensieri su “Mio fratello Franz

  1. apierri

    ma proprio bello bello bello
    con una atmosfera russa e surreale
    ti copio la parte che mi è piaciuta di più

    ” … tutti scendevano dai calessini e dalle carrozze e si univano ai gruppetti per parlare di Franz e fare le condoglianze al fratello, e oltre la strada si vedevano arrivare persone da tutti i quartieri vicini, e Josef si disse che erano lì tutti per suo fratello Franz, “per mio fratello Franz,” si disse proprio il signor Josef.”

    poteva anche finire lì

    ripeto bello, ciao

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    1. Gabriele Autore articolo

      Ti ringrazio Angela! Sai che quel paragrafo è anche la mia parte preferita, che poi dovrebbe piacermi tutto il racconto visto che l’ho scritto io, però quella parte lì la preferisco proprio a tutto il resto.

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  2. Pendolante

    Kafkiano me l’ha rubato Melusina, che arriva sempre prima, ma che il racconto è davvero bello te lo dico lo stesso. Scirrevole, piacevole, ben costruito, e … insomma: bello.

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