Lo strano caso del signor D., investigatore

(un giallo, ma sbiadito)

Tempo di lettura: 4 minuti circa

Quando si trovò davanti al corpo del signor investigatore D., il signor investigatore D. capì che era arrivato alla sua ultima indagine.

Il signor investigatore D. era morto, e su questo lo stesso signor investigatore D. aveva pochi dubbi, per un colpo alla testa inferto da un oggetto pesante. Che fosse il modo più ovvio per cui morire in un giallo, il signor investigatore D. un po’ se ne crucciò. Dopo quasi quarant’anni di carriera, farsi ritrovare in quella situazione era una macchia su tutto il suo passato. Non una sparatoria, non un inseguimento per le vie cittadine, non l’agguato di uno dei brillanti criminali che infestavano la città di Londra. Un colpo in testa, forse con quel grosso posacenere a pochi passi dal corpo riverso per terra, e il signor investigatore D. se ne era andato a quell’altro mondo in quattro e quattr’otto.

Il signor investigatore D. ora rimirava il suo corpo, e per la prima volta riusciva a vedersi di spalle, il che era di per sé un piccolo traguardo. E se non fosse stato per il sangue che stonava non poco con il suo impermeabile giallo, il signor investigatore D. si sarebbe complimentato con se stesso per la sua figura autoritaria. Si inginocchiò vicino al suo stesso corpo, diede un’occhiata in mezzo a tutte quelle cianfrusaglie sparse un po’ ovunque, raccolse qualche oggetto di dubbia utilità. Poi arrivò al posacenere che doveva averlo colpito in testa, lo sollevò con la mano guantata, lo osservò attentamente, quindi lo riappoggiò al suo posto. Si spostò all’angusta corsia dell’antiquariato in cui si trovava il corpo: scaffali su scaffali, mobili su mobili, oggetti su oggetti, tonnellate di polvere su tonnellate di polvere. Anche il posto dove lasciarci la pelle l’aveva scelto decisamente male.

Quando vide che il collega che l’aveva accompagnato nelle sue indagini per tutti quegli anni, l’aiuto investigatore C., era impegnato a parlottare con il vecchio proprietario del negozietto, si avvicinò per sentire quello che avevano da dirsi.
«…è arrivato, ha chiesto di poter dare un’occhiata in giro, poi ha iniziato a cercare fra gli scaffali. Il posacenere era sull’ultimo ripiano, deve esserselo fatto cadere in testa inavvertitamente, chissà dove ha messo le mani. Qui se non stai attento rischi di finire sepolto vivo, qualche giorno fa la mia signora era rimasta incastrata dietro uno degli scaffali e a momenti la chiudevo qui in negozio per la notte. Che non sarebbe neanche stato male, visto quello che mi ha cucinato poi la sera.»
«Torniamo a noi, ha sentito qualcosa quando è caduto il posacenere?»
«Certo, ho sentito una gran confusione dietro quello scaffale e sono andato a vedere cos’era successo, ma il signor investigatore D. era lì a terra senza vita.»
«Sicuro fosse senza vita?»
«Il mobile a fianco respirava più rumorosamente.»
«Ha detto che non c’era nessun altro nel negozio quando è successo?»
«Nessuno. Qui entrano sì e no due persone al giorno, compresa la mia signora e io.»
«La ringrazio, signor R.»
«Che dite, il corpo ve lo portate o lo lasciate lì per fare arredamento?»
«A breve saranno qui per portarlo via.»
«Meno male, la mia signora altrimenti chi la sente, sempre dietro a dirmi di tenere tutto in ordine.»

Il signor aiuto investigatore C. si avvicinò al corpo dell’investigatore D., mentre lo stesso investigatore lo seguiva alle spalle. Il signor aiuto investigatore C. si inginocchiò, diede un’occhiata agli stessi oggetti presi in mano dal suo compagno, sollevò e rimise al suo posto il pesante posacenere in marmo, quindi diede un buffetto alla spalla del signor investigatore D.
«Mai una cosa che vada bene nel nostro lavoro, eh? Che fine assurda…»
«Non vorrai arrenderti davanti all’evidenza» sbuffò il signor investigatore D., ancora alle spalle dell’aiuto investigatore.
Ma l’aiuto investigatore C. non fece caso alle parole del suo vecchio compagno e, risollevatosi in piedi, annotò qualcosa sul suo blocchetto.
«Una vera disgrazia. Un posacenere in testa… speriamo non si sappia troppo in giro» concluse l’aiuto investigatore C. avviandosi all’esterno dell’antiquariato.

Il signor investigatore D. lo osservò fare la sua uscita dal negozio, quindi tornò a guardare il vecchio proprietario, impegnato a lustrare le cianfrusaglie esposte nella teca. Quella faccia gli diceva qualcosa. Più la riguardava e più al signor investigatore D. tornava in mente un altro volto, ma di chi? Possibile che quel vecchietto, impegnato a lustrare con un calzino una delle medaglie della sua teca, c’entrasse con la sua morte?

Il signor investigatore D. abbandonò il suo corpo dietro lo scaffale e si avvicinò al proprietario, osservandolo da più vicino. Il proprietario sembrava farfugliare qualcosa, chissà a quali pensieri stava dando voce dentro di sé, e quando il signor investigatore D. capì chi gli ricordava, il vecchietto sollevò proprio verso di lui gli occhietti annacquati.

***

Seduto su una cassapanca, il signor investigatore D. osservava nella luce notturna il negozio di antiquariato. Scaffali su scaffali di robaccia recuperata chissà dove: libri che tutto sembravano tranne che oggetti da collezione, posate ammucchiate in cassetti polverosi di armadietti tarlati, cimeli delle due grandi guerre, scatoloni pieni di fotografie sfocate con ritratte famiglie oramai scomparse da generazioni. Un intero angolo dedicato ai quattro baronetti di Liverpool, qualche disco dalla copertina stinta, qualche locandina di questo o quell’altro concerto, qualche foto con autografi di dubbia provenienza, qualche altra cianfrusaglia, compresa una tazza con il famoso sottomarino giallo e sotto il classico “we all live in a yellow submarine“. Si era a Londra, d’altra parte: cos’altro avrebbe attirato i turisti in quel negozietto destinato alla chiusura da un giorno all’altro?

Il signor investigatore D., ora che il suo corpo era stato portato via, seduto su quella cassapanca continuava a studiare freddamente il suo caso. In tanti anni di investigazioni non aveva mai abbandonato la pista, aveva sempre capito fin dal primo istante dove dirigere le sue indagini. Certo, non che fosse uno degli investigatori più noti della città. A dire il vero, era un investigatore come tanti. Anzi, era piuttosto mediocre come investigatore. Tutta la sua fortuna era dovuta al fatto che le indagini a lui assegnate fossero le più semplici, quelle dove la soluzione era già scritta ancor prima di iniziare. Il signor investigatore D. aveva unicamente il compito di mettere la sua firma e di archiviare tutti i documenti nei sotterranei.

Si era trascinato da un caso all’altro, per tutti i suoi quarant’anni di impiego, senza riuscire a concludere un solo lavoro per cui valesse la pena arrivare a sera e dirsi “meno male che ci sono io a risolvere questi casi”. Non una pacca sulle spalle da parte del capo distrettuale, non un encomio da parte dei familiari di qualche vittima, non un aiuto investigatore a cui insegnare il proprio lavoro, anzi, un aiuto investigatore che sembrava essere stato messo al suo fianco per controllarlo più che per imparare il mestiere. Il signor investigatore D. era uno dei tanti investigatori che non avrebbe mai avuto una sua pagina nei libri della città, né avrebbe ispirato qualche personaggio letterario. E dire che fin dall’infanzia il suo unico riferimento era stato l’inquilino di Baker Street, il suo modo di ragionare, il suo essere deduttivo anche davanti all’incredibile. Gli sarebbe piaciuto cercare indizio dopo indizio la soluzione di un caso, spingersi fino a dar fondo a tutte le sue conoscenze e deduzioni, sorprendere il compagno aiuto investigatore con brillanti scoperte, ma in quarant’anni, in quarant’anni il signor investigatore D. si era semplicemente trascinato da un caso all’altro come se fosse la routine di un impiegatuccio qualunque.

Osservando ora, nella luce dei lampioni esterni, la macchia scura lasciata dal suo sangue, il signor investigatore D. sbuffò sconsolato. Forse, ancora una volta, l’indagine che gli era stata assegnata non era una vera e propria indagine. Il signor investigatore D. era morto per un colpo alla testa: il caso non esisteva, l’indagine non aveva altro scopo che mettere per iscritto “morte accidentale” sul referto. Ancora una volta, al signor investigatore D. era stata affidata un’indagine inutile, un po’ come in tutta la sua carriera. Anche questa volta che da entrambe le parti, quella dell’investigatore e quella della vittima, c’era proprio lui. E del signor investigatore D. non si raccontò più altro negli anni a seguire.

* *** *

Con questo racconto partecipo all’EDS della Donna Camél. Questa volta si voleva un giallo, che contenesse una canzone dei Beatles e una scena notturna. Qui tutte le specifiche, di seguito gli altri investigatori:

– Dario con “Bitols
– Melusina con “Il numero 97
– Hombre con “Ritratto in giallo, ocra e carboncino” (parte IIIIII)
– Angela con “Giallo canarino
– Michelarosa con “Il cane bianco
– Lillina con “Giallo di provincia
– Dario con “Carmelo Sapienza
– Marco con “Assassinio sull’Agreste Express
– Pendolante con “Dolce come la morte” (parte IIIIII)
– La Donna Camèl con “Ah, look at the lonely people” (parte III)
– Calikanto con “I feel fine
– Gordon Comstock con “Il privilegio della memoria
– Marco con “Angelo e Lucifero

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23 pensieri su “Lo strano caso del signor D., investigatore

  1. Melusina

    Ottimo lavoro,, arguto e insolito. Hai creato un personaggio che veramente tiene fede al la sua mediocrità anche dopo morto. Non era fatto per essere un investigatore, e l’antiquario l’ha fatta franca. Mistero irrisolto.

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  2. apierri

    «Sicuro fosse senza vita?»
    «Il mobile a fianco respirava più rumorosamente.»

    I personaggi mediocri mi piacciono un sacco …

    BELLO. Lo sai vero che hai un gran dono: quello di scrivere in un modo accattivante, viene proprio voglia di leggerti nonostante la barra di scorrimento

    Dirò una cosa impopolare, ma qualche volta leggere l’eds altrui è un solo un atto rispettoso, purtroppo anche se molto belli sono rovinati dal fatto di essere a schermo …

    Allora speriamo nel mattonazzo così li leggeremo tutti più volentieri godendone al meglio!!

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    1. Gabriele Autore articolo

      Grazie Angela!
      In effetti la lettura su schermo è veramente difficoltosa, e il mio blog è veramente pessimo per letture lunghe (carattere piccolo, colonna stretta, colori chiari, … io stesso per leggere bene ho ingrandito i caratteri del blog in modo che siano giganti). Quindi ben venga la versione cartacea!

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  3. Hombre

    Un caso per l’aiuto aiuto ispettore B.
    Ma ce lo siamo chiesti perché una caratteristica tipica dei cattivi/misteriosi sono gli occhi acquosi (nel tuo caso annacquati, bravo, bella alternativa)?

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  4. Pingback: Angelo e Lucifero | Il pendolo

  5. Pingback: I feel fine | Tratto d'unione

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