Verso Nord, o anche della prima e unica guerra di Altpinar

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Quando il generale vide per la prima volta i cammelli, decise che con quelli avrebbero sicuramente fatto una splendida figura. Contrattato brevemente il prezzo, cedendo a sua volta i sette cavalli e pareggiando i conti con 33 monete, il generale afferrò le redini dei sette camelidi e le porse alla sua compagnia. “Ora che abbiamo cavalcature adeguate,” si rivolse ai sottoposti fermi sull’attenti, “possiamo affrontare la Guerra del Nord”.

Partiti dal piccolo territorio di Altpinar, il generale e la sua compagnia erano in viaggio da oltre due mesi: avevano perso la strada più e più volte, alcuni sottoposti si erano dati alla fuga, alcuni cavalli erano caduti allo stremo. Ma ora che il generale, un ometto con scure sopracciglia che adombravano i già profondi occhi grigi, aveva trovato quelle che a suo dire erano le giuste cavalcature, niente avrebbe potuto fermare il loro avanzare. Primo e unico plotone di quella minuscola regione compresa nella Cappadocia, cittadina questa Altpinar che non contava più di trecento persone, avevano dichiarato guerra ad una minuscola regione sorta sul Baltico, nell’estremo nord dell’Europa. Avevano deciso di invaderla poiché era la regione più piccola trovata sul grande Atlante che il generale si era fatto inviare mezzo posta da una stamperia italiana. Armati per la guerra, si erano imbarcati in quella assurda campagna di conquista, e ora vagavano per l’Europa, sul dorso di cammelli che non avrebbero retto all’inverno oramai prossimo, con unica mappa quell’Atlante vecchio di decenni.

La compagnia incontrò Petr e la sua Mìlena al termine di una giornata di cammino, lei impegnata a riscaldare una zuppa su un focolare di fortuna, Petr a riparare una ruota del carretto. Il generale e la sua compagnia chiesero il permesso di unirsi per la notte, in cambio avrebbero ceduto un po’ delle loro provviste. Intorno al fuoco, le nove figure mangiarono nel rumoroso silenzio della campagna boema. Il generale raccontò per quale motivo lui e la sua compagnia fossero in giro per l’Europa, e Petr raccontò loro perché si trovavano in viaggio lui e Mìlena. E il generale chiese per quale motivo si trascinassero dietro il pianoforte sul carretto, e Petr raccontò loro della sua condanna. Mìlena non parlava, si teneva discosta dal fuoco che avrebbe potuto far notare i suoi occhi lucidi, e intanto serviva la zuppa ai sette cavalieri. E Petr raccontò di come Mìlena un tempo fosse stata di un altro uomo creduto disperso e poi era divenuta la sua signora, e di come poi l’uomo disperso si era ripresentato e avesse chiesto indietro la sua Mìlena, e di come Petr aveva detto che piuttosto che ridargliela, la sua Mìlena, gli avrebbe spaccato la testa, e di come il pianoforte era finito in mezzo ai due. Poi venne l’ora di dormire, e l’indomani il generale e la sua compagnia si erano diretti a nord, Petr e la sua Mìlena a ovest, dove il loro viaggio li avrebbe condotti alla costa.

Quanto al generale, quando nell’autunno raggiunse infine, unico superstite della compagnia partita da Altpinar, la regione nordica in sella al suo cammello, fece appena in tempo a scendere dalla sua cavalcatura e ad estrarre la sciabola, prima di stramazzare al suolo privo di forze. Lo seppellirono lì dove era caduto e chiamarono quel posto “il posto dove cadde il generale venuto su un cavallo con due gobbe”, anche se nessuno mai seppe chi fosse quel generale arrivato fin lì. Nel frattempo Altpinar, sguarnita della sua compagnia guerriera per tutti quei mesi, era stata prima conquistata, poi rasa al suolo dall’esercito di una minuscola regione dell’ovest.

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Petr e Mìlena li trovate anche qui: Petr e la sua Mìlena

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