Cuori ricondizionati

Un reportage sulla clinica che promette di rivoluzionare il futuro dell’uomo

BALTIMORA, aprile 1964 – Troviamo la clinica del dottor Friedrich sulle colline a nord-ovest di Baltimora: una costruzione moderna, ma dalla struttura classica, contornata da un ampio giardino in cui faggi e cedri seguono i vialetti in pietra che circondano l’intera costruzione. E’ lo stesso dottor Friedrich ad accoglierci all’ingresso, un sorriso cordiale che completa la sua figura alta e allampanata, capelli biondi, due baffoni biondo cenere, occhi verdi e profondi capaci di catturare l’attenzione del suo interlocutore. E’ indubbio che il dottor Friedrich riesca fin dal primo incontro a instillare un senso di completa fiducia nel prossimo, indispensabile per avvicinarsi come pazienti ad un intervento delicato come quello messo a punto dal dottor Friedrich stesso: il ricondizionamento dei cuori.

«Quello del ricondizionamento dei cuori è un intervento che va al di là della scienza così come la conoscevamo fino ad oggi,» ci racconta mentre raggiungiamo, nell’irreale silenzio della clinica, il suo studio privato. Un’ampia stanza dalla mobilia in legno scuro, così come si usava nel decennio precedente, resa meno cupa da due enormi finestroni affacciati sul retro della clinica, lì dove la collina digrada verso la zona abitata. Alle pareti, cosa particolare per uno studio tanto professionale, troviamo appesa una serie di poster pubblicitari della sua clinica, nonché delle foto che lo ritraggono amichevolmente con alcuni pazienti. «Quella del ricondizionamento è una scienza che va oltre la mera cura di un organo importante come il cuore, così come ci si potrebbe attendere da una clinica che si propone come la più innovativa nella sua cura. La mia clinica non punta infatti a rendere i nostri pazienti sani, cosa che già sono nel momento in cui vengono accolti, ma a rendergli qualcosa che la scienza fino ad oggi aveva solamente immaginato: la felicità».

Un’occhiata ai poster in giro per lo studio non lasciano dubbi sugli slogan a cui il dottor Friedrich sta puntando, lo incalziamo quindi a spiegarci meglio in cosa consista questa novità del “ricondizionamento dei cuori”.

«Tutti, nella nostra vita, per un motivo o per l’altro, abbiamo subito un trauma di tipo emotivo: pensiamo solo a quante delusioni amorose siamo costretti a subire nella nostra vita, delusioni che con grande fatica, spesso misurabile in mesi se non in anni, ci troviamo a dover affrontare. Il ricondizionamento dei cuori si inserisce proprio in questo contesto: regaliamo ai nostri pazienti la possibilità di guarire in un attimo da tutti questi dolori. Con una semplice operazione effettuiamo, passatemi il termine, la “messa a nuovo” del cuore. Il risultato è che il paziente, al suo risveglio, si troverà esattamente nella situazione precedente al trauma: in un attimo si sarà lasciato completamente alle spalle amori sbagliati, delusioni professionali, relazioni fallimentari e crisi di qualsiasi genere. Un cuore ricondizionato è un cuore rimesso completamente a nuovo, garantito».

Il dottor Friedrich, prodigo di sorrisi, ci invita per meglio comprendere la questione a raggiungere il piano riservato ai pazienti. Il primo ad esserci presentato è un signore sui 40-45 anni, bianco, ben istruito, sicuramente facoltoso. Quando raggiungiamo la sua stanza privata al piano superiore lo troviamo impegnato a scherzare con l’infermiera. Presentatoci amichevolmente dallo stesso dottor Friedrich, ci racconta brevemente la sua storia, riassumibile in un matrimonio della durata di sette anni finito per l’abbandono, senza alcuna motivazione, della moglie. Il paziente non nasconde che a seguito del trauma, e dopo alcuni giorni di completa depressione, l’unica soluzione possibile gli era parsa quella estrema, ovvero il suicidio. Questo accadeva solamente cinque giorni prima: dopo essersi affidato alla clinica del dottor Friedrich, il paziente risulta completamente guarito. Parlare della ex moglie non fa su di lui più alcun effetto e, pur avendo conservato memoria di tutti e sette gli anni trascorsi, la considera un qualcosa di già passato e definitivamente concluso, qualcosa che non ha senso continuare a portarsi dietro. Quello che ora si aspetta è unicamente di uscire dalla clinica e tornare alle sue attività, dal lavoro fino agli amici e, perché no, anche alla ricerca di una nuova compagna, scherza con noi e con il dottor Friedrich. Continuiamo il giro all’interno del piano: i pazienti non sono tantissimi, ne contiamo non più di sette, prevalentemente signori di mezza età, molto probabilmente con un lavoro più che remunerativo alle spalle, tutti affetti, a quanto il nostro accompagnatore ci racconta brevemente, da “delusioni affettive”.

Il giro si conclude nuovamente all’interno dell’ufficio del dottor Friedrich, dove abbiamo finalmente occasione di potergli porre alcune domande. Iniziamo chiedendo informazioni generali sulla struttura, sui costi di un intervento di ricondizionamento, e soprattutto come mai qualcosa del genere, pur sperimentato con successo da anni, sia ancora limitato ad una sola clinica su tutto il nostro territorio. Il dottor Friedrich non ha timore nel risponderci che i costi per un intervento non sono certo bassi, così come i rischi che, pur quasi completamente azzerati nell’ultimo anno, vedono sempre al centro un organo delicato come il cuore. La clinica è al momento unica nel suo genere, ma il suo fondatore non esclude in un futuro prossimo la possibilità di rendere più accessibile l’intervento di ricondizionamento, e dunque l’apertura di nuovi centri. Il suo obiettivo, ripetendo quanto già ci ha detto all’inizio della visita, è rendere ai suoi pazienti la completa felicità. Continuiamo con le nostre domande, e il dottor Friedrich non si scompone davanti a nulla, pur riservandosi su quelle più specifiche riguardo l’intervento stesso, protetto a suo dire da un segreto di cui solo lui è a conoscenza e che non può certo rivelarci. Quando il tempo a nostra disposizione è oramai prossimo alla conclusione, ci sembra opportuno porre alcune domande di carattere etico, ed è a questo punto che il sorriso del dottor Friedrich inizia a rivelarsi un po’ meno sicuro.

«Oggi stiamo parlando di persone con il cuore spezzato dall’abbandono o dal tradimento del partner, ma se un domani,» chiediamo al dottor Friedrich, «si presentasse qui una donna che, ipotizziamo, ha appena perso la figlia di pochi anni e le chiedesse di sottoporsi al ricondizionamento per superare completamente il dolore, la sua clinica come si comporterebbe?»

Il dottor Friedrich, in evidente imbarazzo, sposta lo sguardo sulla verde collina oltre la finestra dello studio. «Queste domande non hanno senso di esistere,» risponde infine tornando con lo sguardo verso di noi e iniziando a rimettere a posto le carte sulla sua scrivania, tradendo un certo nervosismo a noi completamente nuovo. «E’ come chiedersi, dopo che è venuto a mancare un nostro famigliare, se sia giusto passata una settimana, un mese o un anno, uscire per andare al cinematografo o con amici per divertirsi. Il ricondizionamento accelera unicamente i tempi di recupero: il dolore che potrebbe guastarci settimane, mesi, finanche anni, della nostra vita, viene riassorbito in pochi giorni, permettendoci di ricominciare da subito con una nuova vita. Cosa può esserci di male in tutto ciò?»

Mentre lasciamo la clinica del dottor Friedrich questa domanda continua a risuonarci nelle orecchie, e mentre abbandoniamo il vialetto, sgombro da pazienti e famigliari, ci chiediamo quale impatto potrebbe avere il diffondersi di cliniche dedite al ricondizionamento dei cuori. Una società completamente felice e senza alcun dolore da superare, oppure sempre più simile a delle macchine prive di un passato su cui fare affidamento?

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Pubblicato anche su H | S

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