La Grande Biblioteca di Taràpiras

e ciò che Fëdor vi trovò

«Avete poi terminato di scrivere quel libro, signor Fëdor?» mi ha chiesto il bibliotecario. Ero fermo al grande tavolo d’ingresso per l’ultima consegna del giorno, il mio quaderno sottobraccio e nella sinistra il materiale per scrivere. «Come potete vedere, signor bibliotecario, sono piuttosto impegnato con questo,» ho indicato il quaderno con me, «per quel libro troverò il tempo appena possibile.» Il bibliotecario ha annuito e preso in consegna il mio quaderno, pronto a riporlo sullo scaffale degli incompleti. Intanto ho lanciato un’occhiata per vedere se qualche nuovo libro fosse stato destinato a quello dei terminati. «Nessun nuovo libro per oggi, nessun nuovo libro» mi ha risposto, senza neanche che ne facessi domanda, il bibliotecario. L’ho quindi salutato con una scappellata e mi sono apprestato ad uscire dalla Grande Biblioteca di Taràpiras.

Dalla Grande Biblioteca di Taràpiras non ho mai preso in prestito un libro. In compenso per la Grande Biblioteca di Taràpiras ho scritto diversi libri. La Grande Biblioteca di Taràpiras, la prima volta che ci metti piede, è qualcosa di sorprendente. Sicuramente avrete visitato anche voi le magnificenti biblioteche di questo mondo, vi torneranno dunque in mente i lussuosi spazi della Trinity College Library di Dublino, o la Melk Monastery Library in Austria, la gigantesca Rijksmuseum di Amsterdam?, forse la libreria Sansovino a Roma, o magari la Biblioteca Geral di Coimbra. Ma in confronto la Grande Biblioteca di Taràpiras vi lascerà senza parole.

La prima volta che vi ho messo piede, la Grande Biblioteca di Taràpiras mi ha accolto avvolgendomi in un manto di silenzio e di calore. L’enorme salone di ingresso, con lunghi tavoli contornati di sedie, e sulle sedie persone chine sui tavoli, e sui tavoli quaderni, e sui quaderni scritte fitte fitte, questo enorme salone fluttuava negli odori di carta ingiallita e di inchiostro fresco. Ho tratto un profondo respiro per inebriarmi di quell’odore tanto comune, ne ho riassaporato dopo tanto tempo la consistenza, ho riempito i miei polmoni tanto quanto i miei occhi delle immagini di quella sala, e avanzando cautamente, sulle punte dei piedi per non distrarre i certosini lavoratori chini sui libri, mi sono avvicinato al grande tavolo del bibliotecario.

Il bibliotecario della Grande Biblioteca di Taràpiras è leggermente curvo sotto il peso dell’intera biblioteca. E’ anche un po’ ingobbito, a dire il vero, ha una pendenza sulla sinistra che ti fa tendere, quando stai parlando con lui per più di qualche minuto, a pendere alla tua destra, in modo da riuscire a guardarlo per il dritto. Il bibliotecario è un uomo vecchio, avrà due o trecento anni ad occhio e croce, ma si veste in maniera abbastanza moderna, ovverosia con giacche eleganti su camicie tenui dentro pantaloni bene in piega su scarpe sempre lucide. Non l’ho mai visto con una cravatta, ma penso che sotto quella lunga barba nera e ricciuta abbia nascosto un papillon, di colore sempre differente, di cui si intravede di tanto in tanto qualche particolare.

La prima volta che vi ho messo piede non conoscevo ancora la Grande Biblioteca di Taràpiras, quindi mi sono dovuto presentare a lui, che è un’autorità in questa biblioteca ed è, penso, un’autorità in tutta Taràpiras, un gradino sopra il sindaco e un gradino sotto l’Onnipotente. «Sono Fëdor,» ho teso la mano al bibliotecario, «e sono nuovo della biblioteca,» e ho ritirato la mano perché avevo notato che gli mancava la destra. Ho sollevato il mio cappello in segno di saluto e il bibliotecario mi ha risposto con un cenno rispettoso del capo. «Benvenuto, benvenuto,» mi ha risposto, ripetendo le parole come solito, per farsi capire meglio, vedete, perché la madre gli ha dato una voce che è poco più di un sussurro. «Venite, venite,» mi ha detto il bibliotecario, «vi farò vedere dove trovare i nostri libri, i nostri libri.» Mi ha preso sottobraccio e ci siamo trascinati insieme al primo piano della Grande Biblioteca di Taràpiras.

Difficile per me raccontarvi lo stupore che mi colse quando raggiunsi per la prima volta il piano superiore. Oh, Grande Biblioteca di Taràpiras, quali splendori custoditi nei tuoi infiniti spazi! Quale gioia essere racchiuso fra le tue solide mura, sotto i tuoi archi dipinti, fra i tuoi alti colonnati! Oh, immensità delle immensità, Grande Biblioteca che più grande non fu mai costruita! Quanti hanno da te preso ispirazione per i loro scritti! Finanche Borges vi ci ambientò un suo racconto, quando Eco ne fece sfondo per le sue investigazioni, Leopardi ne riprodusse la struttura nei suoi studi privati, la mitologica Ebla ne copiò l’idea all’inizio dei tempi!

La Grande Biblioteca di Taràpiras si presentò completamente vuota. Decine e decine, centinaia e centina di scaffali pronti per accogliere i libri, ma al momento completamente vuoti. «Ecco la Grande Biblioteca di Taràpiras,» mi ha detto il bibliotecario, visibilmente soddisfatto, mentre rimanevamo fermi davanti a quella splendida desolazione. «E i libri, signor bibliotecario?» ho sussurrato nella mia imperdonabile ignoranza. «I libri, signor Fëdor, i libri dovete scriverli voi» mi ha risposto lui, riprendendo a trascinarsi e trascinandomi con sé.

Oh, Grande Biblioteca di Taràpiras, unica biblioteca senza neanche un libro, quale magnificenza vi concepì per noi lettori! Chini sui tavoli, impegnati a scrivere, creavamo di giorno in giorno i libri che noi tutti avremmo voluto leggere, così come nessun altro avrebbe saputo scriverli! Grande Biblioteca di Taràpiras, gigantesco raccoglitore di storie mai narrate, scritte da gente che non ha mai scritto, per lettori che non sono mai esistiti! Grande Biblioteca di Taràpiras, quale invenzione di quel saggio bibliotecario!

«Vedete, questa sezione accoglierà tutti i romanzi storici, storici, quest’altra la narrativa contemporanea, contemporanea. E lì, in quel cantuccio, finiranno tutti i libri di poesia, di poesia. Venite, venite, devo mostrarvi tutte le sezioni.» Mi trascinai per immensi spazi con il bibliotecario, osservando scaffali vuoti che attendevano solo di essere riempiti dalle mie storie e da quelle degli altri. E man mano che avanzavamo il bibliotecario mi illustrava la magnificenza che un giorno la Grande Biblioteca di Taràpiras avrebbe raggiunto, quali storie avrebbe conservato, quali libri rari vi sarebbero stati custoditi. Mi indicò un vecchio signore solitario, in ammirazione di uno scaffale vuoto, e mi disse che quello sarebbe stato il settore più difficile della biblioteca, avrebbe accolto i libri sulla filosofia che quel signore stava scrivendo, e mi trascinò ancora con sé, illustrandomi i suoi piani per rendere la Grande Biblioteca di Taràpiras la più importante biblioteca del mondo. E non finivamo più di girare per quegli scaffali, ci saremmo infine perduti per sempre, avremmo girato notte e giorno immaginandoci una biblioteca che ancora non esisteva, e costruivamo nelle nostre fantasie scaffali di libri tutti differenti, ci pareva quasi di poterli già prendere in mano e sfogliarli, quei libri, ne eravamo già estasiati solo al pensiero, e continuavamo così a trascinarci per la Grande Biblioteca di Taràpiras, come ubriachi di letteratura al cospetto della biblioteca più grande del mondo, io e il bibliotecario soli.

«Questo è il vostro quaderno, questa è la vostra penna, questo è il vostro calamaio. Disponetevi su uno dei tavoli, signor Fëdor, e iniziate il vostro primo libro.» Ho lasciato il bibliotecario al suo tavolo e ho preso posto al fianco di un altro scrittore nel salone principale. Ho disposto il mio materiale, intinto nell’inchiostro la mia penna, e così ho iniziato a lavorare per la Grande Biblioteca di Taràpiras.

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