Residenza

Che poi, ero lì che prendevo la residenza, proprio con i documenti tutti rigorosamente compilati, che alla fine la dipendente del Comune mi ha detto che eravamo apposto, che le ho chiesto se passava qualcuno a controllare se ero in casa, e lei ha detto che sì, e io che non ci sarei mai stato visto che lavoro tutto il giorno, che lei dice che l’importante è che ci sia il mio nome sul campanello, che quello non è un problema, ho pensato – e ho pensato che la sera prima, alle 11, ero lì a smontare il citofono della palazzina per mettere il mio nome, che di colpo è scesa una bambina che avrà avuto sette anni e mi ha guardato un po’ strano, che in effetti uno che alle 11 di sera smonta i campanelli della gente perbene non può essere benvoluto in un palazzo normale -, e poi, la segretaria del Comune, mi ha detto anche di farmi conoscere dai vicini, che così quello che sarebbe passato avrebbe chiesto a loro se effettivamente c’era un nuovo inquilino.

Che poi, ma questo dopo, ho pensato che effettivamente non ho conosciuto ancora nessuno del palazzo, che l’unico incontro è stato con quell’anziano che mi ha guardato male quando l’ho salutato, che lui era lì intento ad aspettare l’ascensore e forse non voleva essere disturbato, nessuno vuole essere disturbato mentre attende un ascensore, penso, è una cosa molto intima aspettare l’ascensore.

Che poi, mi son detto, magari attacco all’ingresso un cartello per dire che sono arrivato, che chi vuole può venire a conoscermi, così almeno mi evito che nessuno mi conosca, ma poi ho pensato a quel signore anziano dell’ascensore, che sicuramente avrebbe sbuffato tutto il tempo, o al mio silenzioso vicino, l’Ufficiale dei Conti, o alla coppia del primo piano, quella che sta litigando ininterrottamente da venerdì, da quando sono arrivato cioè, che ho pensato che sicuramente questa gente non so se la vedrei bene in casa mia.

Che poi, mi sa proprio che la residenza non me la daranno mica, di questo passo, che mi esilieranno, mi diranno che nel palazzo lì non posso stare, che non esiste proprio, “torni da dove è venuto”, mi direbbero proprio, e dovrei ricaricarmi tutti gli scatoloni sulla schiena e tornare infine, passo passo, alla vecchia casa.

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