André Lebran

André Lebran è ricordato, modestamente ricordato, anzi non è ricordato per nulla, come inventore della pentacicletta o pentaciclo, ossia la bicicletta a cinque ruote. Partendo dal triciclo da trasporto a tutti noto, è facile immaginare un congegno simile provvisto di quattro ruote, invece di due, sotto il carrello di dietro, il che fa cinque in tutto; e forse un veicolo del genere in qualche luogo esiste. Nulla di più lontano però dalle intenzioni di Lebran, il quale era studioso autodidatta di mineralogia, aveva un’anima pitagorica e si dilettava particolarmente di poligoni e poliedri perfetti, detti anche aristotelici, puri oggetti mentali che hanno la proprietà di possedere infinite proprietà. Il suo pentaciclo era quindi una bicicletta pentagonale, col sedile nel centro del poligono e una ruota ad ogni vertice.

[…] Il primo premio, medaglia d’argento, gli era stato conferito in occasione della grande Esposizione Universale parigina del 1889; in uno dei cui padiglioni, di fronte al Palais des Machines, il penta-ciclo venne esposto per la prima volta all’ammirazione scettica dei francesi, con l’inventore in sella, munito di robusti occhiali antipolvere.

A Lebran era stato assegnato uno stand ridotto, di quattro metri per quattro, ma quando non pioveva poteva anche uscire e fare qualche evoluzione in un cortile interno della Mostra; quando pioveva, si limitava a pedalare nell’ambito circoscritto del suo stand, sopra una stuoia rossa. Là dentro poteva compiere un percorso di un metro e mezzo soltanto; giunto allo steccato, scendeva e risospingeva indietro di un metro e mezzo l’apparecchio; poi risaliva e ricominciava. A un certo punto, per rimediare al disinteresse dei visitatori, Lebran comparve in pubblico travestito da indiano americano seminoia.

Da un prospetto o dépliant fatto stampare dall’inventore in quell’occasione, riportiamo i seguenti chiarimenti: «Ruote portanti tre, con trazione antero-posteriore; le altre due ruote laterali contribuiscono all’equilibrio dell’insieme. Assi pieghevoli regolabili provvisti di molle, in modo da assorbire i dislivelli del terreno. Scarsa frizione in salita, velocità in discesa pari a quella di una bicicletta volgare moltiplicata per il fattore K (K dipende dal fango e varia da 2 a 2 1/2). Notevoli vantaggi bellici come surrogato del cavallo: niente foraggio, tenuta irribaltabile sopra terreni crivellati, scarsa superficie offerta alla mitraglia, pianta a quinconce in modo che lo stesso obice non possa colpire più di una ruota alla volta. Un solo reggimento in pentaciclo potrebbe devastare pacificamente in un solo giorno l’intera valle della Marna. Ragionato sfruttamento delle proprietà magiche, esotiche e geometriche del pentagono, del pentacolo e del Pentateuco; triplice freno a sughero; sedile allargabile o contrattile secondo lo scartamento del conducente. Ganci previsti per eventuale aggiunta di 2 (due) ceste per trasporto di bambini o lattanti. Rollio regolabile in aperta campagna. Parafanghi parabolici. Lanterne a volontà fino al numero di 5 (cinque) per gite notturne. Barella posteriore trasversale inseribile sotto il sedile per trasporto di malati gravi o cadaveri. Prossimamente l’impiego del pentaciclo verrà esteso al corpo di pompieri della città di Digione (modello incombustibile di alluminio). Trasformabile in pentapattino per laghetti, inondazioni e alluvioni (pattini di baobab). Elimina rapidamente ogni forma di obesità mammellare, ventrale o posteriore. Veicolo sportivo particolarmente dignitoso per signorine, signore, vedove e infermiere. Il pentaciclo Lebran è veloce ma sicuro».

Altre invenzioni di André Lebran rimasero a quanto pare sulla carta. Tre brevetti francesi del primo Novecento portano il suo nome: il più notevole è un ventilatore consistente di un grosso triangolo verticale di cartone leggero che si appende al soffitto e viene azionato dal letto con uno spago.

[J. Rodolfo Wilcock, La sinagoga degli iconoclasti, Adelphi]

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