26.

[…] e pensavo che io, magari poi mi sbagliavo, ma io, mi era venuto in mente lì a Roma, a ripensare al Maestro e Margherita di Bulgakov, che nelle prime pagine c’era una signora che aveva un chiosco di bevande nel centro di Mosca e apriva due succhi di albicocca e intorno si spandeva odore di parrucchiera, e io, da quando avevo letto quella cosa li, tutte le volte che sentivo odore di parrucchiera pensavo al Maestro e Margherita, e se non avessi letto Il maestro e Margherita probabilmente non avrei mai riconosciuto, nella mia vita, l’odore di parrucchiera, o a ripensare a Pascal «Vuoi che la gente dica bene di te? Non dirne», o a Voltaire, «Se un delinquente sapesse come ci si sente bene a comportarsi bene, si comporterebbe bene per delinquentaggine» o al narratore del Grande Gatsby, e a suo babbo che gli insegna, una cosa sola, Non giudicare, o a Camilla Cederna, e cosa fa un poliziotto quando va al gabinetto? «Si porta nel locale adibito a toilette», o alle opere di Learco Pignagnoli, filosofo emiliano, e a tutte le volte che mi è tornato in mente che «Tranne me e te, il mondo è pieno di gente strana, e poi anche te sei un po’ strano» o a Iosif Brodskij «I rintocchi del campanile / che ha messo radici nel cielo veneziano: / frutti che cadono senza toccare / il suolo. Se esiste un’altra vita, / lì qualcuno si occupa della raccolta / di queste cose» ecco, li a Roma, dentro al palazzo dell’Eur, mi era venuto da pensare che io, invece che dai vari governi pentapartito o monocolore che si dice si siano alternati alla guida del paese negli anni della mia adolescenza e della mia giovinezza, io, piuttosto che da loro, ero stato governato da Bulgakov, da Fitzgerald, da Brodskij, da Pascal, da Voltaire, da Balzac, da Erofeev, da Vonnegut, da Camus, da Anna Achmatova, da Lev Tolstoj, da Gogol’, da Dostoevskij, da Learco Pignagnoli, da Gianni Rodari, per non parlare degli scrittori della Guyana belga, e ero stato, a volte, per degli attimi, per dei giorni, per dei mesi, un suddito felice e riconoscente.

[Paolo Nori, La banda del formaggio, Marcos y Marcos, pp. 155-157]

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