Giornate

E dal momento che ha iniziato a nevicare, mi son detto “ecco, finalmente una giornata non sprecata!”, e ho sistemato la mia seggioletta vicino alla finestra, e c’era la Cvetaeva che mi raccontava di Puškin, di quando hanno ucciso Puškin – il poeta! – sopra le neve, e di come gli hanno sparato, e di come la Cvetaeva, da quel momento, a tre anni, ha saputo che anche i poeti hanno un ventre, proprio come noi, e quel ventre – quella pancia! – per la Cvetaeva è diventato un po’ il simbolo dell’anima, come se nella semplice parola pancia ci fosse qualcosa di sacro. “Povero Puškin!”, mi son poi detto.

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