Solo per iscritto

Nascosto dai suoi occhialoni d’osso, l’ingobbito correttore tornò sui suoi fogli, tracciando grossi cerchi in matita rossa attorno ad una serie di parole evidentemente sbagliate. Sulla scrivania campeggiavano ordinati mucchi disordinati composti da articoli di tutte le specie e di tutti gli argomenti, ognuno in più copie, numerati con ghirigori (pallini, lineette, crocette dritte e al rovescio, il tutto in ognuna delle permutazioni possibili) a cui solo la segretaria pareva saper dare un senso. In quella confusione ordinata l’ometto pescava con gran decisione e senza mai sbagliare l’articolo giusto al momento giusto, ne sistemava qualche frase sbilenca, lo numerava con un ghirigoro, quindi lo abbandonava ad un altro mucchio, in attesa che arrivasse nuovamente il suo momento. Veniva infatti il turno di un altro articolo, e la giornata di Peresvet V. continuava così, un continuo rimescolio di frasi che avrebbe dato il mal di mare anche al letterato più ferrato. Ma Peresvet V. non vi faceva più caso, viveva immerso nelle frasi, pensava solo per iscritto e mangiava parole anche a colazione, correggeva ogni cosa fosse composta da caratteri e, se si imbatteva in un testo in lingua straniera, anche senza capirne il contenuto prendeva a correggerlo così come lo avrebbe scritto lui.

[Da Quelle oscure e sbilenche profondità, un inedito racconto lungo di prossima pubblicazione]

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