Il Dottor Fëdor Nikolaevič

Aprendo la porta Grigorij V. trovò il vecchio Dottor Fëdor Nikolaevič chino sul letto, intento ad auscultare il cuore del moribondo genitore. Grigorij V. sostò sull’ingresso, sicuro che il dottore non l’avesse sentito a causa della sua oramai secolare sordità. Per quanto avesse da anni cercato di convincere il padre a procurarsi un nuovo dottore, cosa che alla fine gli aveva docilmente imposto, Vladimir A. si ostinava a consultare ancora quel residuo più vecchio di lui, un dottore caduto oramai in disgrazia che pareva, ed era effettivamente così, aver attraversato nella sua vita tutte le malattie che ora cercava di curare nei suoi pazienti. E queste malattie, che ancora ogni tanto riemergevano e lo facevano scomparire per settimane o mesi passati ad autocurarsi con risultati peraltro dubbi, avevano lasciato nel suo vecchio corpo talmente tanti di quei segni che della distinta persona che era stata in gioventù rimaneva ora solamente una vecchia giacca sdrucita, giacca dalle cui tasche fuoriuscivano catarrosi fazzoletti e sbiaditi bugiardini appartenuti ad un’altra epoca. Quel moribondo dottore, che faceva finta di auscultare con lo stetoscopio il debole rumorio interno del padre, strizzando al contempo nella penombra gli occhietti resi insufficienti da una recidiva cataratta, pareva ora essersi finalmente accorto dell’arrivo di Grigorij V.

[Da Quelle oscure e sbilenche profondità, un inedito racconto lungo di prossima pubblicazione]

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