Distrazione

E mentre finivo di mettere lo zucchero sulla carne, al posto del sale capite, mi son detto ma vorrai ben stare attento una volta, Gabriele, e pensavo a quante cose mi sono sfuggite in questi ultimi tempi, son ventisette anni che mi sfuggono cose e persone, soprattutto persone, mi dicevo, chissà come faccio a non accorgermene poi per niente, di questo perdersi o del non riconoscere le persone. Che mi passano a fianco, e io neanche le vedo, o se le vedo, non le riconosco, e mi offrono una madeleine, e non mi accorgo che è Proust, mi imbatto in un nano, e non mi accorgo che è Fischerle, parto su una baleniera, e non mi accorgo che a guidarla è il capitano Achab, mi siedo al ristorante, e non riconosco il cameriere che ha servito il re d’Inghilterra, scendo nelle fogne parigine, e quasi mi scontro con Jean Valjean, capito nell’istituto Benjamenta, e non vedo che il mio compagno è Jakob von Gunten, vado a pescare dei pesci gatto, e non scorgo Suttree sulla sua barcaccia, mi spediscono in un sanatorio sulle Alpi svizzere, e non incrocio Hans Castorp, mi fermo a parlare con un povero poeta senza un soldo, e non riconosco Humboldt, inizio un film a dir poco sconvolgente, e non mi accorgo che è della Poor Yorick Entertainment, finisco in tribunale, e vengo fermato da Josef K., mi sorride uno spazzolino, e non mi ricordo di Adam Krug, e chissà quante altre persone, pensavo, mi son perso in tutti questi ventisette anni di distrazioni.

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