Tenere il mondo in riga

Era il mondo a essere distratto, e toccava a Pnin tenerlo in riga. La sua vita era una guerra senza quartiere contro oggetti insensati che cadevano in pezzi o gli si rivoltavano contro o si rifiutavano di funzionare, oppure scomparivano per pura malignità nel momento stesso in cui entravano nella sua sfera di esistenza. Ben pochi erano altrettanto inetti a usare le mani; ma poiché era capace di ricavare in un batter d’occhio da un baccello un’armonica a bocca a una sola nota, di far rimbalzare dieci volte un sasso piatto sulla superficie di uno stagno, di proiettare con le nocche l’ombra di un coniglio (con tanto di occhio ammiccante), e di eseguire una quantità di altri trucchetti insulsi che sono l’asso nella manica dei russi, Pnin era convinto di possedere una notevole abilità manuale e meccanica. Verso ogni tipo di congegno provava adorazione e una sorta di voluttà stupefatta e superstiziosa. Le apparecchiature elettriche lo incantavano. La plastica lo entusiasmava. Nutriva una profonda ammirazione per la chiusura lampo.

[Vladimir Nabokov, Pnin, Adelphi]

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