Sulla televisione

Non ho televisione. Non so esattamente perché non l’abbia: non è una scelta eroica e non ubbidisco ad un imperativo morale. Posso sospettare taluni motivi: ma dopo tutto non vivo da abbastanza tempo con me stesso per conoscermi a fondo. Ho l’impressione che l’apparecchio televisivo sia una persona che, argutamente travestita da macchina con pulsanti, da ordigno con valvole ed antenne, tenti di entrare in casa mia. Di questa persona diffido: la sospetto garrula, emotivamente instabile, moralmente dubbia, non immune da una punta di isterismo, alternativamente lacrimosa e ridanciana; soprattutto l’apparecchio televisivo mi pare vittima di un complesso, che definirei coazione a sedurre.

Non ho detto che sia seducente, ma che non può fare a meno di provarsi in insistenti, artati, lusinghieri e insieme distratti tentativi di seduzione. Avere in una «persona» meccanica che tenta ininterrottamente di adescarmi può essere inquietante; ma è addirittura insultante quando si tratta di un adescamento universale, globale, indifferenziato, che include tutti, nello stesso momento, e grazie agli stessi ammicchi. Posso anche acconsentire ad una ben lavorata seduzione, ma essere incluso in una fascinazione nazionale è deprimente.

[Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, Adelphi, p.99]

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