Del fermarsi alle strisce pedonali come forma di indisponenza verso il passante

Leggo che la nuova mania degli automobilisti italiani è ora quella di fermarsi alle strisce pedonali. Anni di scuola guida, e forse complice una generazione sempre meno concentrata su di sé e più orientata al bene comune, lontana da smartphone e network sociali, hanno riportato in auge questa antica abitudine di cedere il passo all’irrequieto pedone. Questi appiedati soggetti, sempre più rari a dire il vero, decimati dallo smog e disincentivati da una politica orientata alle quattro ruote, meglio se motrici, sembrano aver attirato la simpatia della loro controparte motorizzata. Chiunque se ne sarà accorto, dato che ad ogni passaggio pedonale, anche nella più sperduta campagna emiliana o sui gelidi picchi alpini, da un po’ di tempo a questa parte c’è gara a chi si ferma per primo alla vista di un pedone. Che sia a una distanza di pochi metri dalle strisce o a un centinaio, che faccia segno di voler passare o debba ancora attraversare altri cinque incroci, poco importa: il solerte automobilista si ferma, fa segno a tutti gli altri automobilisti di fermarsi, ché “c’è un pedone che vuole attraversare!”, e tutti sorridono con accondiscendenza al titubante passante in arrivo, osservandolo in tutta la sua traversata. Quest’ultimo, poveretto, si trova così a fare i cento metri piani, altro che maratona, per evitare di tenere bloccata tutta la strada, che dico, un intero paese, fermo davanti alle strisce pedonali. Ho visto chilometri di code davanti ad alcuni passaggi, anche apparentemente vuoti – “a breve arriverà qualcuno, bisogna avere pazienza!” -, tutto per alleggerire la vita del pedone.
È di qualche giorno fa la notizia di un vecchietto, in provincia di Saluzzo, obbligato ad attraversare tre volte, avanti e indietro, la stessa strada. Non faceva in tempo ad attraversare da una parte, che una macchina dall’altra gli strombazzava per fargli capire che poteva nuovamente attraversare, ma nel senso inverso. Hanno dovuto trascinarlo via a forza, fra lo scontento degli automobilisti, prima che un infarto lo togliesse del tutto dalle strade. Da parte mia, oramai la mattina ho smesso di andare a correre: mi piazzo davanti alle strisce pedonali sotto casa e faccio un po’ di scatti, avanti e indietro, con gli automobilisti che mi incitano nell’allenamento. Anche al volante non sono da meno: l’imperativo è fermarsi, e oramai i viaggi sono semplicemente una serie di tappe fra una striscia pedonale e l’altra. “Che strada facciamo?”, “Ma prendiamo l’Appia Nuova, sono otto passaggi pedonali di cui tre senza semaforo!”: questo il nuovo sballo dei giovani, altro che discoteche e pub. Mi è stato detto che un noto politico vorrebbe proporre in Parlamento l’introduzione delle strisce pedonali anche in autostrada, ma aspetterei a cantar vittoria: si sa che i politici hanno cose più importanti a cui pensare. Il ponte sullo stretto di Messina, ad esempio, dove ci vedrei bene una serie di strisce pedonali all’avanguardia: intrecciate fra loro, come tanti zig zag. Nel frattempo, attendo con ansia la notizia, sicuramente in apertura di telegiornale, del primo pedone nuovamente investito dopo tutti questi mesi di solerti attenzioni. Sarebbe l’atteso segno della ristabilita sanità mentale di tutto il Paese.

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2 pensieri su “Del fermarsi alle strisce pedonali come forma di indisponenza verso il passante

  1. pernonsprecareunavita

    Questo tuo lato comico mi giunge nuovo. Molto carino però, mi hai fatto ridere di gusto (in senso buono eh).

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