Questa piccola frase è un poemetto

Il 12 giugno 2011, verso le sette e mezzo del pomeriggio, un poeta entra nel gabinetto di un bar di via Antonio Allegri a Reggio Emilia e mentre è in piedi davanti alla tazza e, come si suol dire, piscia, legge nello stesso tempo questo avviso: Si prega di lasciare i servizi consoni al riutilizzo; legge e ne è deliziato. Questa non è una frase semplice come sarebbe Lasciare pulito il gabinetto, che sarebbe una specie di endecasillabo abortito di poco pensiero e non problematico, o tutt’al più un endecasillabo non canonico (come si trova nella Amorosa visione «e s’io pur conforto l’anima trista»); per cui il poeta leggendo si arresta li in piedi e riflette. Questa piccola frase è un poemetto.

[Ermanno Cavazzoni, Poesia del gabinetto, in Il pensatore solitario, Guanda, p.61]

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