Lettere

Ma a quel tempo le lettere venivano lette da estranei. […] Per primo le leggeva il postino, quindi tutti quei suoi conoscenti che mostravano interesse per la lettura: il maestro, il diacono, la vedova del bottegaio, il figlio del sacrestano e altri ancora. Le biblioteche allora non funzionavano, i libri non si vendevano, la gente era infelice e chiedeva un conforto morale. Perciò, l’abitazione del postino era diventata una biblioteca. Le lettere particolarmente interessanti non raggiungevano il destinatario, ma si fermavano lì, per essere lette e rilette e procurare un piacere duraturo.
I plichi statali venivano subito messi da parte dal postino: tutti ne conoscevano in anticipo il significato. Per i lettori erano d’insegnamento soprattutto le lettere che passavano in transito da Petropavlovka: le persone sconosciute scrivevano cose tristi e interessanti.
Dopo averle lette il postino le incollava con la melassa e poi le inoltrava per la loro strada.

[Andrej Platonov, Čevengur, Einaudi, pp.116-117]

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