2058

E mi era poi arrivata una lettera, era l’INPS che mi scriveva, e l’INPS voleva avvertirmi che la mia pensione avrà inizio l’1 novembre del 2058, e ho ragionato su cosa vorrei fare l’1 novembre del 2058, nel mio primo giorno di pensione, anche per non arrivare impreparato, e ho pensato che la cosa che più vorrei fare è andare alla stazione del mio paesino, sedermi su una panchina e stare qualche ora a guardare i treni che passano — mi son sempre piaciuti i treni che passano, sarà che mio padre e prima ancora mio nonno eran tutti ferrovieri, e che io i treni purtroppo non li prendo quasi mai, ma quelle poche volte che li prendo è sempre una grande avventura, come quando sono andato fino a Vienna e poi fino a Praga solo per fare un giro in treno — e ho pensato che nel 2058, in quel primo giorno di pensione, avrò settant’anni già compiuti, e sarò uno di quei settantenni con giacca, cappello e bastone, tutti eleganti anche solo per andare alla Coop, e che passano le loro giornate seduti a guardare i treni, o con le mani dietro la schiena a guardare i lavori in corso, o che vanno dal medico un’ora prima dell’appuntamento solo per poter stare un po’ in attesa, o che salgono sull’autobus e girano per tutta Bologna finché non sono tornati alla fermata di partenza — e quasi non vedo l’ora, che arrivi questo 2058, non tanto per la pensione, ma proprio per fare le cose che si fanno in pensione.

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