Un nuovo filosofo

Un attore di teatro, da decenni acclamato da pubblico e critica per le sue interpretazioni, aveva iniziato a mostrare impensabili cedimenti da un giorno all’altro, quando ancora si sperava in una vecchiaia all’altezza del suo presente. I segni del tracollo si erano esplicitamente manifestati durante la preparazione di una nuova commedia scritta appositamente per lui da un rancoroso e bisbetico, ma anche grandissimo, autore austriaco, il quale aveva designato l’attore a un ruolo di primo piano in cui avrebbe avuto le sembianze, pur senza portarne il nome, del noto filosofo Wittgenstein. L’attore di teatro aveva studiato così a fondo la parte che pian piano il personaggio aveva preso il sopravvento sulla sua persona: da un giorno all’altro l’attore si era tramutato, per conoscenze e per comportamento, nell’autore del Tractatus. Non era stato quindi sorprendente quando l’Università di Cambridge aveva fatto esplicita richiesta di lui per un ciclo di lezioni sul lavoro del filosofo austriaco: l’attore si era trasferito nel campus e non aveva più fatto ritorno in teatro. A lungo si parlò del caso accostandolo a quello del bancario che si era rifatto una vita nel mondo del circo, e i più sottolineavano proprio quanto fra circo e filosofia non ci fosse poi molta differenza.

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