Alla maniera di un grosso cilindro

Non era questa la prima volta che Macmann si rotolava per terra, ma l’aveva sempre fatto senza secondi fini locomotori. Mentre adesso, come s’allontanava dal punto in cui la pioggia lo aveva sorpreso, […] comprese che stava avanzando con regolarità e anche con una certa rapidità, probabilmente secondo l’arco di un cerchio gigantesco, perché era convinto di avere un’estremità più pesante dell’altra, senza sapere quale, ma di poco. E, sempre continuando a rotolarsi, concepì e perfezionò il progetto di continuare a rotolarsi, se necessario, tutta la notte, o quanto meno finché le forze non lo avessero abbandonato, e di avvicinarsi così ai confini di quella pianura che, per esser sinceri, non aveva alcuna urgenza di abbandonare, ma che nondimeno stava abbandonando, lo sapeva bene. E senza rallentare l’andatura si mise a fantasticare di un paese piatto dove non avrebbe mai più dovuto alzarsi né tenersi in piedi in equilibrio, prima sul piede destro, per esempio, poi sul piede sinistro, e dove avrebbe potuto andare e venire e sopravvivere in quel modo, alla maniera di un grosso cilindro dotato di intelligenza e di volontà.

[Samuel Beckett, Malone muore, in Trilogia: Molloy, Malone muore, L’innominabile, Club degli Editori, p.271]

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