La formula della solitudine

Uno scienziato bavarese, negli ultimi mesi della sua vita, aveva concentrato i suoi studi su una formula capace di replicare quel senso di solitudine che spesso aveva accompagnato la sua esistenza. Con esitanti prove e febbrili esperimenti, raccogliendo labirintiche informazioni fra gli anziani di Vilsbiburg e i giovani di Bodenkirchen, tutti accomunati da un senso di solitudine che talvolta si manifestava nei momenti più impensati, tanto più se questi anziani di Vilsbiburg o questi giovani di Bodenkirchen pensavano di non soffrire affatto di solitudine, era riuscito infine a comporre la formula perfetta. Alla presentazione in un piccolo circolo di scienziati la scoperta era stata ascoltata con interesse, ma l’unica domanda, al termine della presentazione, era arrivata da un minuscolo scienziato austriaco, il quale non aveva mancato di chiedere sottovoce se non fosse stato più intelligente concentrarsi sulla scoperta di una formula contro la solitudine, piuttosto che una formula per replicare la solitudine. Lo scienziato bavarese non aveva trovato risposta, e gli ultimi mesi di quella sua vita li aveva passati a rimuginare su quanto anche la sua ultima ricerca fosse stata un macroscopico errore esiziale.

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