Una immagine

Una volta nella Galleria Borghese, a Roma, ho firmato uno specchio. L’ho fatto in uno dei bagni delle signore, con un rossetto. Quella che stavo firmando era un’immagine di me stessa, naturalmente. Ad ogni modo, se qualcuno avesse guardato, avrebbe visto la mia firma sotto la sua, di immagine. Indubbiamente non l’avrei firmato, ci fosse stato qualcun altro a guardare. Anche se, a dire il vero, il nome che ho scritto era quello di Giotto.

[David Markson, L’amante di Wittgenstein, Edizioni Clichy, pp.79-80]

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