Hašek

Nel gennaio 1921 [Hašek] pronunziò alla «Červená sedma» uno sproloquio «sugli usi e sui costumi cinesi e mongolici»: fingendo di cercare vocaboli in un dizionario, che era invece l’orario delle ferrovie, asseriva con serietà baccelliera che in mòngolo «čo» vuol dire «cavallo», un paio di cavalli è «čočo», e «čočočočočočo» tutto un branco. Siamo in pieno dadaismo.

[Angelo Maria Ripellino, Praga magica, Einaudi, p.284]

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