Un vivo senso di insoddisfazione

Da anni, quando camminava per le strade — ma era ancor più eccitante quando si trovava in tram — egli contava le sbarre delle grosse lettere latine sulle insegne dei negozi (A per esempio ne aveva tre, M quattro) e divideva la loro somma per il numero delle lettere. Finora il risultato era in media due e mezzo; ma naturalmente non si poteva considerare immutabile, e talvolta variava da strada a strada: così si era colti da grande affanno a ogni disparità, e da grande gioia a ogni concordanza, il che somiglia all’effetto sublimante che si attribuisce alla tragedia. Se poi si contavano le lettere stesse, allora il signore poteva accertarsene — la divisibilità per tre era un vero colpo di fortuna, ragione per cui la maggior parte delle scritte lasciava addosso un vivo senso di insoddisfazione, tranne quelle costituite da lettere di massa, cioè con quattro sbarre, ad esempio W, E, M, che danno in ogni caso un grandissimo piacere. E la conclusione? disse il visitatore. La conclusione era che il Ministero dell’Igiene pubblica doveva emanare un decreto per raccomandare ai proprietari di negozi la scelta per le loro insegne di parole contenenti lettere a quattro sbarre e l’esclusione nei limiti del possibile di lettere a una sbarra sola, come O, S, I, C, che diffondevano nel pubblico un senso di tristezza e d’insoddisfazione!

[Robert Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi, pp.393-394]

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