Archivio dell'autore: Gabriele

Informazioni su Gabriele

Uno che scrive cose principalmente noiose.

Sifone

E mentre smontavo il sifone, mi si era intasato il lavandino, io ero lì che smontavo il sifone e intanto pensavo che nessuno mi aveva avvertito, di questa cosa del sifone, che uno decideva un giorno di andare a vivere per fatti suoi, e poi il giorno dopo gli toccava anche smontare i sifoni, che era una cosa da poco, per carità, era solo un sifone, ma almeno un avviso, che poi ti capitava di smontare un sifone alle ventidue e tre quarti di un lunedì sera, con la paura di non chiuderlo bene e allagare tutto il condominio al primo lavaggio dei piatti.

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Tatuaggi

In fila per i biglietti con la piccola Rachele, mi ero meravigliato della quantità di bambini con sulle braccia quei finti tatuaggi trasferibili tutti colorati, una cosa che c’era anche quando ero piccolo io ma che mio padre mi aveva sempre proibito di fare, che lui, i tatuaggi, non c’era cosa che gli desse più fastidio, che i tatuaggi erano una cosa che si facevano solo i carcerati, e che quindi io, bambino di sei anni, non potevo certo pensare di farmi, dal momento che non ero ancora un carcerato: avevo passato così l’infanzia invidiando i miei amici, e ancora oggi, davanti a tutti quei bambini tatuati con i dinosauri e le Winx, dimostravo tutta la mia immatura invidia, e così pianificavo sovversive quanto tardive dimostrazioni d’indipendenza presentandomi, un giorno, davanti a mio padre tatuato con quei tatuaggi trasferibili tutti colorati.

Collina

Sulla via del lavoro, la stessa che facevo da oramai sei anni e mezzo, per la prima volta avevo visto che davanti a me, dietro i palazzi, c’era una collina: dovevano averla montata solo ultimamente, non potevo non averla vista per sei anni e mezzo, qualcuno doveva aver pensato che nello scenario mancasse qualcosa, e allora ecco lì una collina nuova, tutta molto verde e con qualche campo arato, e un po’ sulla sinistra, quello lo riconoscevo, c’era quel santuario che ogni volta che dal paesino guardavi verso l’alto lo incrociavi con lo sguardo, un immutevole punto fisso del paesaggio che ogni volta mi faceva capire di essere ancora nel paesino, caso mai avessi perso la strada o la bussola.

Taccagneria

Ma Anton Ferhat non era un taccagno qualunque. Possedeva una taccagneria particolarmente creativa, che lo aiutava non solo a evitare le crisi di generosità, ma anche a reperire argomenti a dimostrazione del fatto che il mondo costruito secondo i suoi principi era il più munifico dei mondi possibili. In breve, quanto più si compenetrava della sua taccagneria, tanto più si commuoveva della sua generosità.

[Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller editore, p.463]

Abitanti

E fermo davanti alle Poste, in attesa dell’apertura delle otto e venti, un signore mi si era avvicinato apposta per chiedermi quanti fossero gli abitanti del paesino, e io non avevo saputo rispondere, quel signore doveva essere arrivato pochi minuti prima alla stazione dei treni poco distante e per primissima cosa era subito venuto da me, appositamente da me, fermo davanti alle Poste, solo per chiedermi quanti fossero gli abitanti del paesino, e io non avevo saputo rispondere, una cosa davvero irriguardevole, tanto che se ne era andato con un passo alquanto sconsolato, ne ero sicuro.

Offerte

Su una panchina, una coppia di vecchietti piegati sopra un volantino delle offerte della Coop, impegnatissimi sicuramente a discutere di questa o quell’altra offerta vantaggiosissima: mi sarei voluto fermare lì con loro, sulla panchina, a discutere anch’io delle offerte della Coop, come un provetto vecchietto sempre informato sulle offerte della Coop.

Bollette

Era poi un periodo non proprio felice, anche la buchetta delle lettere era sempre vuota, mai una cartolina o una lettera da uno sconosciuto — e anche le bollette, da quando mi arrivavano tutte sulla posta elettronica, era proprio un peccato non trovarle più nella buchetta delle lettere, si perdeva proprio l’effetto sorpresa, rientrati da lavoro: quasi avrei chiesto di spedirmele di nuovo via posta, o di spedirmele un po’ e un po’, giusto per mantenere l’effetto sorpresa.

Autogrill

Lista delle persone viste all’autogrill durante il viaggio di ritorno dalle vacanze: un signore che fa stretching sul marciapiede piegandosi in ginocchio, una signora con un CD di Gianni Morandi, un bassotto che inciampa ripetutamente nel suo guinzaglio, una comitiva di polacchi molto contenti, una giovane mamma molto bionda con dei jeans molto strappati.

Un atto di reciproca misantropia

Un romanzo o una poesia non è un monologo, bensì una conversazione tra uno scrittore e un lettore: una conversazione, ripeto, del tutto privata, che esclude tutti gli altri – un atto, se si vuole, di reciproca misantropia.

[Iosif Brodskij, Dall’esilio, Adelphi]

Sciopero

Erano quasi due settimane che non scrivevo nel mio taccuino, era un po’ uno sciopero, uno sciopero contro me stesso, dal momento che, senza appunti nel taccuino, io ero un po’ come quelli che non pensano mai a niente, e i giorni scivolano via silenziosi, uno dopo l’altro, con uno sciopero che, a mia insaputa, sarebbe durato a oltranza.