Archivio dell'autore: Gabriele

Informazioni su Gabriele

Uno che scrive cose principalmente noiose.

Tintinnio

Mentre chiudevo la porta di casa, nel silenzio della mia casa, mi ero ricordato di quando mio padre rientrava a casa tornando da lavoro, ed era solito mio padre far tintinnare rumorosamente il mazzo di chiavi per annunciare il suo rientro, quasi uno scampanellio di giocoso avvertimento, e quel tintinnare di chiavi era per me e per mia madre e per mia sorella il segno che mio padre era di nuovo a casa da lavoro, un suono entrato così nascostamente e profondamente nel nostro lessico famigliare che, anche non sentendolo da oramai cinque anni, di colpo e inaspettatamente mi era tornato in mente non un tintinnio generico di chiavi, ma proprio quel tintinnio di chiavi.

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Un futuro certo

Ragazzi di fronte a una scuola privata. E io pensai: «Ecco già i futuri bancarottieri!»

[Peter Handke, Il peso del mondo, Guanda]

Fototessere

E passando avevo visto che la cabina delle fototessere era occupata, la tendina tirata, e si vedevano spuntare da sotto solo due gambe, quelle di un signore con pantaloni beige e scarpe scure, e intanto che passavo mi ero chiesto chissà per cosa stesse facendo le fototessere, quel signore con i pantaloni beige e le scarpe scure, magari c’era dietro una storia di passaporti e di viaggi intercontinentali per andare a trovare un figlio che non vedeva da anni, e che grazie a quel passaporto con la nuova fototessera appena stampata, in cui però non si sarebbero visti i pantaloni beige né le scarpe scure, ecco che si sarebbero finalmente riuniti lui e il figlio, poi mi ero distratto, passavo sotto il tribunale e sotto i tribunali c’è sempre molto da osservare mentre ci passi di volata in bicicletta: il signore con i pantaloni beige e le scarpe scure, chiuso nella cabina delle fototessere, se la sarebbe dovuta cavare anche senza il mio aiuto.

Epitaffio

Nel dormiveglia avevo poi sognato qualcosa riguardo a un poeta, e questo poeta, forse era il Sanguineti, questo poeta ad un certo punto scriveva un epitaffio per un altro poeta, il Lorca, del Lorca sono sicuro mentre del Sanguineti no, poteva anche essere un altro poeta, questo poeta insomma scriveva un epitaffio per Lorca che faceva così: “Condivise con il mondo i grandi dolori impuniti“, e appena mi ero svegliato, questo epitaffio che mi ronzava in testa lo avevo subito appuntato sul taccuino, poi ci avevo ripensato e mi ero detto che i grandi dolori impuniti dovrebbero essere quei dolori che un qualcuno ti causa e che nessuno gli fa scontare né può fargli scontare, tipo quando una persona ti lascia ecco che quello è un dolore impunito, forse il più grande dei dolori impuniti.

Achmatova

Dopo una piccola rientranza c’era poi un ritratto della Achmatova, e lì mi ero fermato, avevo sentito un colpo al cuore, c’era la Achmatova di Nathan Altman, ne avevo fatta allora una fotografia, io che non fotografavo mai, men che meno nei musei, ai quadri poi, una fotografia a un quadro, cosa te ne fai Gabriele? Non lo so, intanto l’avevo fotografata, avevo fatto una foto a un quadro di un ritratto della Achmatova, e tanto mi bastava per essere felice, quel giorno lì.

Tapparelle

E nel palazzo di fronte al mio avevo da subito notato la presenza di una signora che, di tanto in tanto, ci spiava da dietro le tapparelle, e pur spiando da dietro queste tapparelle cercando di non farsi vedere da noi del palazzo di fronte, ecco che a volte si tradiva con la luce alle sue spalle che ne disegnava nitidamente il profilo contro le tapparelle, ma quelle tapparelle lì, lei, non le sollevava mai: poteva esserci fuori la giornata più luminosa dell’anno così come quella più uggiosa dell’inverno, ma lei le tapparelle non le tirava su per poterci spiare indisturbata, e se una volta, per puro caso, ero riuscito finalmente a scorgere l’attimo in cui tirava un po’ più su le tapparelle, mi ero ancor più sorpreso: dietro le prime tapparelle c’era una seconda schiera di tapparelle, una cosa davvero dell’altro mondo: doveva aver corrotto un tapparellista pur di avere, solo lei, un servizio di doppie tapparelle per un sicuro spionaggio condominiale.

Pronta ad andar dovunque

Dopo, a Polesella, scendendo dal treno, mi sono trovato in mezzo a gente con la stessa aria traballante; gente che s’era alzata come me nell’alba con l’impressione d’essere in un luogo sconosciuto, era uscita di casa semicosciente di gesti ripetuti e abitudini attaccate al corpo, e si ritrovava là fuori pronta ad andar dovunque.

[Gianni Celati, Il ritorno del viaggiatore, in Narratori delle pianure, Feltrinelli]

Spettinato

Una scena appuntata nell’attesa dell’apertura dell’ufficio postale: “Un signore spettinato che si aggiusta i capelli specchiandosi nella vetrina dell’ufficio postale — risultando così ancor più spettinato”.

Musei

Ero andato poi a vedere questo museo, un museo un po’ nascosto, e dopo aver fatto il biglietto la bigliettaia mi aveva voluto accompagnare all’ingresso e mi aveva detto, a mo’ di raccomandazione, stia attento a quello che dicono le guide, non è sempre vero, tanto che io ero rimasto un po’ stupito e l’avevo guardata dubbioso, delle guide in un museo che ti raccontano delle cose non vere? — e per un attimo mi ero immaginato una faida fra la bigliettaia e le guide, dove la bigliettaia diceva che le guide non erano affidabili, mentre le guide assicuravano che la bigliettaia facesse la cresta sui biglietti venduti per visitare il museo, — poi era andato su, avevo fatto una scala a chiocciola per due piani prima di arrivare alle sale del museo, e me ne ero così dimenticato, di quella misteriosa raccomandazione.

(Avevo poi capito che le guide non erano delle guide, ma semplici vecchiette volontarie messe lì per badare che nessuno toccasse niente, praticamente delle sorveglianti che ti osservavano con sguardi miopi dietro occhialoni da ottantenni.)

Bretelle

Ecco, un’altra cosa che invidiavo molto a quei vecchietti distinti era l’uso disinvolto delle bretelle, erano due giorni che incrociavo vecchietti con bretelle ora verdi bottiglia ora blu oceano, quello e l’uso di quegli occhiali con le lenti oscurate che si tiravano su e nascondevano sotto delle lenti trasparenti, due accessori che, nella mia vecchiaia, non mi sarei fatto mancare assolutamente.