Archivi categoria: taccuino

Preferenze

Se in un momento di debolezza fosse venuta a mio padre la tentazione di fare una carezza individuale ad uno dei figli, subito andava a distribuire carezze a tutti gli altri, «per non creare preferenze». Andava da una stanza all’altra in cerca dei suoi figli, li accarezzava, diceva «bravo bravo» e così sapeva che uno di noi era in realtà segretamente favorito. Per le punizioni valeva lo stesso principio. Se uno veniva punito, subito lui diceva agli altri: «E non credere tu, perché non hai fatto niente di male, di non meritarti anche tu una severa punizione.» Il che era come un invito a fare qualche cosa per meritarsela sul serio. Se uno di noi riceveva in regalo da qualcuno una tavoletta di cioccolata, si divideva in tante parte uguali, o, se era troppo minuscola per essere divisa, si diceva: «Ricordati che dovresti dividerla»; così almeno si mangiava col rimorso, e l’educazione non veniva interrotta nemmeno da un briciolo di cioccolata.

[Niccolò Tucci, Il segreto, Garzanti, p.14]

Annunci

Un impresario

Mi raccontò di un negozio di giocattoli di proprietà di un impresario di pompe funebri.

[Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi, p.53]

Dalla musica al futurismo

Nella sua autobiografia [Majakovskij] dichiarò, ironicamente, che il futurismo russo aveva preso forma durante un concerto di Rachmaninov: la noia aveva fatto allontanare lui e il pittore Burljuk, che si dedicarono dunque alla stesura del manifesto della nuova via dell’arte nazionale.

[Valentina De Leso, Passerò, trascinando il mio enorme amore, opuscolo di presentazione della quarta serata di “Russia 1917 – I cent’anni che hanno cambiato il mondo” del 13/12/2017 a Bologna dedicata a Vladimir Majakovskij]

Un elefante

Vi faccio un esempio, nel bagno di casa mia l’umidità aveva formato una macchia che sembrava proprio un elefante, indicai l’elefante a mia figlia che mi ha detto: Si è vero, è un elefante ma se tu l’elefante non me lo avessi indicato io mai l’avrei visto. La poesia ci fa vedere cose che se non ci fossero state indicate mai saremmo riusciti a vedere.

[Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, Ediesse, p.139]

Mio zio scopre l’esistenza delle lingue straniere

Uno dei figli muratori molto presto ha litigato con mio nonno dispotico, e se n’è andato per conto suo a lavorare all’estero. È rimasto in Francia per alcuni anni, e diceva che durante quegli anni non s’era mai accorto che là si parlava francese. […] Quando mio zio se n’è andato di casa e s’è fermato a lavorare vicino a Genova, ha trovato un dialetto molto diverso dal suo. E così trovava dialetti molto diversi ad ogni posto in cui si fermava, Mentone, Nizza, Digione. Riusciva però sempre a farsi capire, e allora per lui un dialetto era uguale a un altro. A Digione viveva in un sobborgo dove c’erano molti italiani. S’è sposato e subito ha imparato le frasi necessarie per parlare in francese con sua moglie e con gli altri; e anche quello era per lui un altro dialetto. Infatti (raccontava mio zio) dov’era la differenza se lui parlava con un francese o con un contadino della riviera? Capiva poco l’uno e poco l’altro, ma riusciva a intendersi con entrambi.

[Gianni Celati, Mio zio scopre l’esistenza delle lingue straniere, in Narratori delle Pianure, Feltrinelli]

Cimiceria

Nel nostro paese le stazioni di posta sono terribili. Cimici, scarafaggi, scorpioni persino… Se dipendesse da me denuncerei tutti i mastri di posta per cimiceria in base all’articolo centododici del Codice che prevede le sanzioni applicate dai giudici conciliatori a riguardo del bestiame randagio.

[Anton Čechov, La notte prima del processo, in Teatro, Garzanti, p.141]

Un generale senso di orgoglio

Quando lasciai la panetteria, le campane dell’orologio del tribunale battevano le otto, il che significava che erano le sette e mezzo. Quell’orologio era sempre in anticipo di mezz’ora. Una volta si era chiamato un esperto perché lo riparasse; al termine di quasi una settimana di lavoro, egli aveva raccomandato, come unico rimedio, un tubetto di dinamite; il consiglio municipale aveva deliberato che egli fosse pagato fino all’ultimo centesimo, perché il fatto che l’orologio si fosse mostrato tanto incorreggibile era stato motivo di un generale senso di orgoglio.

[Truman Capote, L’arpa d’erba, Garzanti]

A poco prezzo

(l’oculista
affermava che, con il tempo, io mi ero costruito una mia rappresentazione arbitraria
della realtà, adesso destinata, con le lenti, a sfasciarsi di colpo):
(e ho potuto
sperare, per un attimo, di potermi rifare, a poco prezzo, una vita e una vista):

[Edoardo Sanguineti, Scartabello. 21, in Segnalibro. Poesie 1951-1981, Feltrinelli, p.303]

Carisma

Lo zio ai miei occhi aveva quella cosa, come si chiama, il carisma. Non mi fido troppo di questa parola. Fa venire in mente una malattia. «Di che cosa è morto quel tizio?» «È morto di carisma, sembra.»

[Saul Bellow, Ne muoiono più di crepacuore, Arnoldo Mondadori Editore]

Una definizione ufficiale

Il successo della Quinta sinfonia fu immediato e unanime. Tale inatteso fenomeno fu debitamente studiato dai burocrati del Partito e dai musicologi addomesticati, i quali giunsero a una definizione ufficiale dell’opera che assecondasse l’intelligenza del pubblico. Chiamarono la Quinta sinfonia «una tragedia ottimistica».

[Julian Barnes, Il rumore del tempo, Einaudi]