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A nulla in particolare

Lo zio ha un ramo di genialità inventiva che meritava altra fortuna. Ha la passione della modifica, dell’invenzione spicciola: se c’è una tettoia che traballa, e il capomastro propone di costruirci un pilastro, lo zio inventa subito un metodo per far senza il pilastro. Con bellissimi ingegni imbraca le strutture di legno, crea molle e balestre, ganasce e graffe, ciascuna delle quali s’afferra all’altra con un sapiente dosaggio di controspinte finché tutte insieme si reggono in aria appoggiandosi a nulla in particolare. Qualche volta la tettoia cade lo stesso; altre volte un cavo aereo trasferisce le spinte in tutt’altra parte dell’edificio e lì bisogna costruire un contrafforte o demolire un muro.

[Luigi Meneghello, Libera nos a Malo, BUR]

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Un vivo senso di insoddisfazione

Da anni, quando camminava per le strade — ma era ancor più eccitante quando si trovava in tram — egli contava le sbarre delle grosse lettere latine sulle insegne dei negozi (A per esempio ne aveva tre, M quattro) e divideva la loro somma per il numero delle lettere. Finora il risultato era in media due e mezzo; ma naturalmente non si poteva considerare immutabile, e talvolta variava da strada a strada: così si era colti da grande affanno a ogni disparità, e da grande gioia a ogni concordanza, il che somiglia all’effetto sublimante che si attribuisce alla tragedia. Se poi si contavano le lettere stesse, allora il signore poteva accertarsene — la divisibilità per tre era un vero colpo di fortuna, ragione per cui la maggior parte delle scritte lasciava addosso un vivo senso di insoddisfazione, tranne quelle costituite da lettere di massa, cioè con quattro sbarre, ad esempio W, E, M, che danno in ogni caso un grandissimo piacere. E la conclusione? disse il visitatore. La conclusione era che il Ministero dell’Igiene pubblica doveva emanare un decreto per raccomandare ai proprietari di negozi la scelta per le loro insegne di parole contenenti lettere a quattro sbarre e l’esclusione nei limiti del possibile di lettere a una sbarra sola, come O, S, I, C, che diffondevano nel pubblico un senso di tristezza e d’insoddisfazione!

[Robert Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi, pp.393-394]

Qualcuno con cui parlare

Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? […] Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.

[Luigi Malerba, Il serpente, Oscar Mondadori]

Impossibile

Un autore di teatro le cui opere sono state rappresentate su tutti i grandi palcoscenici si era fatto un punto d’onore di non assistere a nessuna di queste rappresentazioni e per molti anni, mentre il suo successo cresceva di anno in anno, era riuscito a tener fede a questo principio. […] Un giorno aveva fatto uno strappo a questo principio ed era partito per Düsseldorf, dove nel teatro locale […] aveva assistito alla rappresentazione del suo ultimo lavoro, logicamente non alla prima, ma alla terza o alla quarta replica. Dopo aver visto quello che gli attori di Düsseldorf avevano fatto del suo testo, aveva presentato al competente tribunale di Düsseldorf una querela che ancor prima di essere discussa in aula lo portò dritto nel famoso manicomio di Bethel situato vicino a Bielefeld. Aveva citato in giudizio il direttore del teatro di Düsseldorf chiedendo la restituzione del suo lavoro, il che significava niente di meno che egli pretendeva che tutti coloro i quali avevano partecipato in qualsiasi modo allo spettacolo dovevano riconsegnare e restituire tutto ciò che li aveva messi anche solo minimamente in rapporto col suo testo. Naturalmente aveva chiesto altresì che i quasi cinquemila spettatori che nel frattempo avevano assistito al suo lavoro gli restituissero ciò che avevano visto.

[Thomas Bernhard, Impossibile, in L’imitatore di voci, Adelphi, pp.107-108]

In allegrezza

V. Petit, di Marizy-Sainte-Geneviève, nell’Aisne, voleva morire, ma in allegrezza. Così si è scolato due litri di vino e uno di acquavite, e in effetti è morto.

[Félix Fénéon, Romanzi in tre righe, Adelphi]

Onoreficenze

E [Sostakovic] ricevette l’Ordine di Lenin a regolare cadenza decennale: nel 1946, nel 1956 e nel 1966. Nuotava nelle onorificenze come un gamberetto nella salsa aurora. E si augurava di arrivare morto all’appuntamento con il 1976.

[Julian Barnes, Il rumore del tempo, Einaudi]

Ci siamo presi il lusso

I nostri incontri eran sessioni
di sguardi sorridenti
che si staccavan solo
per controllare l’ora
e tanto era fra noi lo struggimento
che spesso ci siamo presi il lusso
di non baciarci

[Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawk, Einaudi, p.50]

Pedoni

Correvo anch’io verso Ostia con la mia Seicento multipla, il mio accappatoio sul sedile, il costume e il flacone dell’ambra solare. Attento a non schiacciare i pedoni, mi dicevo arrivando a Ostia. Sbucavano fuori nudi come vermi, scalzi, abbronzati, pelosi. Se schiacci un pedone addio divertimento, credi di avere schiacciato uno qualsiasi solo per il fatto che è nudo, e invece hai schiacciato un padre di sei figli, un Industriale, un Finanziere, un Capodivisione, un personaggio che vale milioni e milioni come è capitato a quel tale che ha schiacciato un Ingegnere e non si vedeva che era un Ingegnere perché era nudo. È successo otto anni fa proprio sul Lungomare e sta ancora pagando, dovrà pagare non si sa per quanti anni.

 [Luigi Malerba, Il serpente, Oscar Mondadori]

Un autore caparbio

Un autore il quale ha scritto un unico lavoro teatrale che non doveva essere messo in scena se non un’unica volta in quello che a suo giudizio era il miglior teatro al mondo e soltanto da colui che, sempre a suo giudizio, era il miglior regista del mondo e soltanto da quelli che, sempre a suo giudizio, erano i migliori attori del mondo, si era appostato, già prima che si alzasse il sipario per la première, nel punto della galleria più adatto alla bisogna ma assolutamente invisibile al pubblico, e aveva puntato la sua mitragliatrice, espressamente fabbricata a questo scopo dalla casa svizzera Vetterli, e dopo che si era alzato il sipario aveva sparato un colpo immancabilmente mortale in testa a quello spettatore che a suo giudizio rideva nel momento sbagliato. Alla fine della rappresentazione erano seduti in teatro soltanto spettatori da lui mitragliati e dunque spettatori morti. Durante tutta la rappresentazione gli attori e il direttore del teatro non si erano lasciati distrarre neanche per un istante da quell’autore cosi caparbio e da ciò che era accaduto per causa sua.

[Thomas Bernhard, Un autore caparbio, in L’imitatore di voci, Adelphi, p.111]

L’amavo

Non potevo uccidere lei, naturalmente, come ha pensato qualcuno. Vedete, io l’amavo. Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.

[Vladimir Nabokov, Lolita, Adelphi, p.336]