Statistiche

Le statistiche dicevano poi che in un anno in media una persona leggeva 2,3 libri, e io pensavo a quel lettore che inesorabilmente, a fine anno, si trovava sempre senza sapere la fine di quel libro che incautamente aveva iniziato a leggere, pur sapendo che non avrebbe mai potuto finirlo: si sarebbe fermato esattamente, secondo quelle statistiche, allo 0,3 delle pagine, non una di più né una di meno. Era tutta qui, la spietatezza delle statistiche, rimuginavo fra me e me.

Annunci

Cassetti

Rileggevo poi una cosa scritta anni fa, e in questa cosa scritta anni fa dicevo di come, se solo le persone si potessero chiudere nei cassetti proprio come le cose si possono chiudere nei cassetti, e poi queste cose nei cassetti scivolano sempre più in fondo fino a non trovarle più se non dietro a decine e decine di altre cose, e non sai mai quando le cerchi se le troverai o se nel frattempo sono scomparse del tutto, ecco, così, con le persone in fondo ai cassetti, si starebbe decisamente meglio.

Tazze

Ha lasciato la sua tazza della colazione a casa mia, e nessuno lascerebbe la sua tazza della colazione a casa di un altro senza essere sicuro di volerci tornare. [brusio] È più di un pegno, è quasi una dichiarazione d’amore: “finché colazione non ci separi”, o qualcosa del genere.

[Discorsi dal mondo, frammento n.ro 39]

Zucchine

In quegli anni avevo poi iniziato a mangiare anche cose che una volta non avrei mai mangiato, mi ero proprio imposto di mangiarle, tanto che a volte compravo appositamente cose come le zucchine o come i peperoni, e poi quelle cose che compravo le preparavo e le mangiavo anche, ma continuavo comunque a nasconderlo agli altri, tanto che se mia madre mi chiedeva se quelle cose ora le mangiavo, se tipo le zucchine o i peperoni ora li mangiavo, io continuavo a dire di no — che dopo un’infanzia passata a non mangiarle non volevo deluderla, mia madre, chissà cosa avrebbe pensato di me, che ero forse diventato addirittura uno che mangia le zucchine?

Cartelloni elettorali

Avevano iniziato poi a montare i cartelloni elettorali nel paesino, e il posto dove li avevano montati era davanti al cimitero, e io mi ero detto che avevano scelto proprio il posto perfetto: ora uscivi dal cimitero del paesino e, la prima cosa che vedevi, era questa sfilza di cartelloni elettorali, una cosa che ti veniva quasi da girarti e ritornare dentro.

Dalla musica al futurismo

Nella sua autobiografia [Majakovskij] dichiarò, ironicamente, che il futurismo russo aveva preso forma durante un concerto di Rachmaninov: la noia aveva fatto allontanare lui e il pittore Burljuk, che si dedicarono dunque alla stesura del manifesto della nuova via dell’arte nazionale.

[Valentina De Leso, Passerò, trascinando il mio enorme amore, opuscolo di presentazione della quarta serata di “Russia 1917 – I cent’anni che hanno cambiato il mondo” del 13/12/2017 a Bologna dedicata a Vladimir Majakovskij]

Matrimoniale

Appunti per una breve storia triste, direttamente dal mio taccuino: “Un signore che è diventato bravissimo a piegare da solo le lenzuola del letto matrimoniale”.

Cartelli

E in quei giorni che c’era nebbia per tutta la provincia, avevo visto emergere nel bel mezzo di un campo coltivato un cartello, un segnale stradale a forma di triangolo bianco e giallo, ed era lì in mezzo ad un campo e immerso nella nebbia, messo chissà da chi. E mi era così tornato in mente un altro cartello che avevo visto in un altro posto insolito, era sul greto di un fiume che costeggiavo per un tratto andando verso Bologna. Qui, dopo dei lavori, avevano abbandonato un cartello stradale, ed era un obbligo di andare a destra, mentre il fiume, ignaro, continuava a scorrere verso sinistra: tanta caparbietà mi sorprendeva ogni qualvolta costeggiavo quel fiume lì.

Librerie

E sempre mentre tornavo con quei miei sei libri sul portapacchi della bicicletta, avevo ripensato a quell’immagine che mi veniva sempre in mente quando pensavo a quanto avevo speso in libri in tutti quegli anni, e in quella scena c’ero io, senza più un soldo per l’affitto, costretto a prender dimora sotto un ponte — ma dotato di una bellissima e fornitissima libreria.

Peso

Al ritorno avevo sistemato i sei libri appena comprati sul portapacchi della bicicletta, e pedalare fino al paesino non mi era mai sembrato tanto faticoso, con quei sei grossi libri caricati sul portapacchi di dietro: doveva essere proprio quello che i più indicavano come il peso silenzioso della cultura, avevo pensato, una cosa che mi trascinavo e che mi sarei trascinato ancora per anni.