Calendario

E dal momento che il calendario della cucina era ancora fermo a ottobre — solitamente mi decido a cambiar pagina verso il quindici o il venti del mese successivo — mi son detto che anche l’orologio della cucina, ancora con le lancette avanti di un’ora, può aspettare: è sempre bene non aver fretta per queste cose qui, e sempre, sempre evitare gesti affrettati.

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Licenza

Poi, continuando a parlare di Brodskij, avevo ripensato al suo processo e a quando gli avevano chiesto chi gli avesse dato la licenza per essere un poeta, e lui aveva detto che non pensava ci volesse una licenza per essere poeti, così come non pensava ci volesse una licenza per essere delle persone, e da lì avevo pensato anche a Pasternak, quando nel suo processo — la Russia di quei tempi amava molto i processi, c’è da dire, soprattutto i processi contro i letterati e i musicisti e gli scienziati e i netturbini e i ferrotranvieri e praticamente contro tutti coloro che appena appena facevano qualcosa di inusuale —, quando nel processo contro Pasternak tutti i testimoni avevano messo bene in chiaro che, sebbene non avessero mai letto il libro di Pasternak, loro il libro di Pasternark lo disapprovavano a priori, come se già il fatto di essere un libro di Pasternak fosse abbastanza per essere disapprovati. E poi Brodskij era emigrato e Pasternak era rimasto, e il primo aveva avuto fortuna e il secondo aveva anche vinto un nobel ma non era potuto andare a ritirarlo, e tutti e due avevano avuto una grande passione per la Cvetaeva, Pasternak addirittura aveva mantenuto per quattordici anni una corrispondenza con lei e si erano spinti anche oltre la letteratura, e alla fine Pasternak era morto in completa miseria e invece di Brodskij, quando a cinquantasei anni era morto, non si sapeva se fosse giusto far ritornare il corpo in quel Paese che l’aveva esiliato, e per non prendere questa decisione la moglie aveva deciso alla fine di farlo seppellire a Venezia, la città che gli aveva ispirato quel librino che si intitola Fondamenta degli incurabili, titolo che a me pare bellissimo, come tanti altri titoli di Brodskij.

Autobus 51

E un’altra cosa che mi ricordo è quando, sopra l’autobus 51, da uno dei finestrini si era iniziato a vedere pian piano il Colosseo, e io ero rimasto sorpreso, con la bocca leggermente aperta, era la prima volta che vedevo il Colosseo dal vero, e mentre pian piano l’autobus 51 avanzava per la sua strada e il Colosseo iniziava a vedersi sempre di più, io mi chiedevo perché nessun altro dei passeggeri dell’autobus 51 fosse sorpreso non dico quanto me, ma almeno la metà di me o la metà della metà di me. E invece no, tutti andavano a lavoro con quell’autobus lì, con l’autobus 51, si era in mezzo alla settimana, e l’unico sorpreso sotto il Colosseo, nell’autobus 51, era il sottoscritto: avevo il Colosseo a mia completa stupefazione.

Come state?

Una via.

Vi cammina un uomo qualunque: Majakovskij.

Panoramica / panoramica in direzione opposta.
Il movimento dell’uomo.
Sullo sfondo: le case.

(Rumori di clacson. Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.
Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.
Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.)

Passa un altro uomo, quasi identico al primo. Cammina nella stessa maniera, agitando le braccia come un mulino. Un braccio.

Montaggio alternato.

Passa il primo uomo qualunque. Passa il secondo uomo qualunque.

Montaggio alternato.

Primo uomo qualunque, secondo uomo qualunque.

Montaggio alternato.

Primo uomo qualunque, secondo uomo qualunque.

Il primo Majakovskij fa ruotare il braccio. Il secondo Majakovskij fa ruotare il braccio. La mano dell’uno urta nella mano dell’altro e dal palmo scaturiscono zampilli d’acqua in direzioni diverse in direzioni diverse in direzioni diverse in direzioni diverse in direzioni diverse

I due restano fermi, immobili, con le mani strette, come in una foto scattata da un fotografo di provincia. Rimangono così a lungo.

Fotograficamente.

Il movimento sullo sfondo continua, esageratamente intenso.

(Rumori di clacson. Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.
Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.
Persone, automobili, tram, autobus. Clacson.)

Il primo dei due atteggia il volto finto-impassibile ad un sorriso sulle labbra. Il secondo fa lo stesso. Il primo dei due ritira la mano, il secondo ritira la mano. Il primo solleva il cappello, il secondo solleva il cappello. Per la gioia il primo si rizza il colletto, per la gioia il secondo si rizza i baffi. Il volto dei due esprime profonda soddisfazione. Dalla bocca del primo balza fuori la lettera C. Subito dalla bocca del secondo esce fuori la lettera O. Dalla bocca del primo esce la lettera M. Dalla bocca del secondo escono le parole

C O M E   S T A T E ?
Come state? Come state? Come state? Come state?

I due Majakovskij se ne stanno naso contro naso e guardandosi fissamente attendono la risposta.

D’un tratto indietreggiano, insieme, verso i due lati dell’inquadratura. Protendono la mano verso il fondo indicando qualcosa.

Tra le estremità delle mani protese si legge: …

[Vladimir Majakovskij, Come state?, sceneggiatura dell’omonimo film muto ridotta e adattata da Pietro Formentini (1978), traccia audio disponibile su Teatro Radio 3: link, rielaborazione grafica personale]

Sono stata io

E un’altra opera moderna, sempre in quello stesso museo d’arte moderna, era un’enorme tela intitolata “Sono stata io” con sopra scritto, giorno per giorno — 1 gennaio, 2 gennaio, 3 gennaio, … —, un diario, ma al posto di un semplice diario c’erano le vicende più importanti dell’ultimo secolo, tutte espresse al singolare, quasi l’autrice di quell’opera moderna fosse artefice, o colpevole, di tutti quei fatti avvenuti, come la bomba su Hiroshima o la dichiarazione di guerra o di morti o di tanto altro. E il mio occhio era caduto su una riga, tutta sulla destra di questa enorme tela: c’era anche il nome di Pavese, e lì mi ero un po’ commosso, mentre si ricordava del suo suicidio nell’agosto del ’50.

Poesie

Ho poi pensato quali sono le poesie che più mi piacciono, e ho scoperto che sono quelle che sembrano tutto tranne che poesie, tipo quelle di Baldini o Sanguineti o Guerra o Pedretti, quelle dove c’è dentro un piccolo paesino per intero, completamente autonomo, e sembrano più descrizioni di qualcosa di avvenuto in questo paesino piuttosto che poesie. I poeti che scrivono poesie troppo simili a poesie mi davano quasi fastidio, a dire il vero.

Guardiano

Ero poi andato a visitare questo museo un po’ particolare, talmente particolare che a un certo punto uno dei guardiani mi si era avvicinato e mi aveva detto: “qui puoi fare le foto”, e io ero rimasto tanto sorpreso che in un primo momento non avevo capito, avevo risposto: “no, non faccio foto”, pensando mi avesse detto che in quel museo lì non si potessero fare le foto come di solito non si possono fare nei musei tradizionali, e invece no: lui si era avvicinato apposta per dirmi che in quel museo lì le foto si potevano fare, forse addirittura si era avvicinato per invitarmi a far foto. Io però mi ero guardato attorno impacciato, e alla fine le foto non le avevo comunque fatte — avevo già preso un depliant piuttosto particolare da portarmi a casa, per ricordarmi di quel museo.

Assoluto

Una cosa che devo dire mi era piaciuta, della presentazione che il direttore della Cineteca aveva fatto per Blow-Up — ero andato a vedere Blow-Up restaurato, non l’avevo ancora mai visto — è che a un certo punto, il direttore della Cineteca, aveva detto che Antonioni era stato un regista di assoluto insuccesso, e a me quel assoluto era piaciuto molto prima di insuccesso, e avevo pensato che fra essere un regista di mediocre successo e un regista di assoluto insuccesso, io avrei scelto la seconda, molto meglio essere qualcosa di assoluto che un po’ e un po’.

Rapidamente

Il tempo, come sempre accadeva nelle serate di novembre, si muoveva un po’ troppo rapidamente per i suoi gusti. Il signor Grobe cominciò a domandarsi a quale ora della sera, se avesse avuto voce in capitolo, avrebbe voluto che il tempo si fermasse, così da rimanere in compagnia dei suoi pensieri meno infelici.

[T.F. Powys, Il buon vino del signor Weston, Adelphi]

Appunti

E mentre riguardavo i miei appunti — raccolgo talmente tanti appunti che non so più neanche perché continuo a tenerli, e alcuni di questi appunti sono inutili quasi quanto gli scontrini della spesa che accumulo da anni tutti in un cassetto, dovessero un giorno servirmi — mentre riguardavo questi miei appunti, ho trovato questo appunto con protagonista un vecchietto impegnato a fare la spesa, il quale vecchietto, dopo aver pesato le arance sulla bilancia, aveva scosso dubbioso la testa e aveva rimesso da capo le arance sulla bilancia e le aveva ripesate con quella bilancia lì, quasi non ci si potesse fidare neanche più delle bilance della Coop. Me l’ero appuntato nel caso potesse servirmi un giorno, non si sa mai.